Roma, 16 novembre 20121 - Mentre in Italia si torna nel vivo delle zone gialle (qui il bollettino con i contagi di oggi 16 novembre), come fosse un déjà vù, anche nel resto d'Europa la corsa della quarta ondata di Covid non si ferma. Salgono i numeri sui contagi e cresce la pressione sugli ospedali in molti Paesi. In Alta Austria "abbiamo spazio in terapia intensiva solo perché ci sono pazienti che muoiono", è l'allarme lanciato oggi da Jutta Oberweger, portavoce dell'azienda sanitaria del land austriaco, al quotidiano Der Standard. Nel Paese, dove in un mese il numero dei posti letto occupati nei normali reparti Covid è più che triplicato, da ieri è in corso un lockdown per i non vaccinati.

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In Francia il portavoce del governo, Gabriel Attal, ha dichiarato che "nessun confinamento è previsto oggi, né vicino né lontano", sottolineando, però, visto l'aumento dei contagi, che il governo "non esclude nulla in linea di principio". Ma l'emergenza Coronavirus non tende a migliorare nemmeno in Germania, dove il tasso di incidenza segna oggi un nuovo picco, mentre si pensa a introdurre misure più rigide contro la risalita della curva epidemica. Tutte situazioni che arrivano come boomerang nel nostro Paese. "Fra le cause dell'impennata dei contagi - ha dichiarato oggi Massimiliano Fredriga, presidente del Friuli Venezia Giulia, una delle Regioni che rischia la zona gialla - c'è sicuramente un'influenza dei paesi limitrofi, come Austria e Slovenia, dove c'è un' alta incidenza".

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Focus

Germania

Le autorità sanitarie tedesche hanno riportato 32.048 nuove infezioni accertate da Coronavirus in 24 ore, per un totale di 5.077.124 contagi da inizio pandemia. Esattamente una settimana fa il valore era di 21.832 nuove infezioni. Il Robert Koch Institut ha stabilito che l'incidenza nazionale su sette giorni ha fatto registrare un nuovo picco, ed è ora a 312,4. Lunedì della scorsa settimana il valore aveva superato la soglia dei 200, il livello più alto dall'inizio della pandemia. Da allora, ogni giorno sono stati registrati nuovi massimi. Ieri il numero di nuovi contagi denunciati per 100.000 abitanti su una settimana era 303, una settimana fa era 213,7, contro il 70,8 del mese precedente.

Vista la situazione, i Laender tedeschi stanno procedendo a macchia di leopardo nel varare nuove misure volte a contrastare la quarta ondata. Dopo la Baviera, dove da oggi è in vigore la regola del '2G', ossia l'accesso ai ristoranti, bar, cinema e similari, solo a chi è vaccinato o guarito dal Covid, anche la Turingia, il Nord-Reno Vestfalia, il Baden Wuerttemberg, Berlino ed Amburgo hanno annunciato una stretta volta ad abbassare la curva epidemica, dove a livello nazionale si è registrata un'incidenza di oltre 320 contagi su 100 mila abitanti nei sette giorni. In Turingia - uno dei Laender con la più bassa quota di vaccinati e la incidenza più alta - solo chi è immunizzato oppure guarito dal Covid può accedere determinati ambiti della vita pubblica: in particolare, per quel che riguarda la gastronomia, gli alberghi, e gli eventi pubblici. Per ora sono previste eccezioni solo per bambini ed adolescenti così come sul mondo del lavoro.

Le persone che ad oggi non hanno accettato di sottoporsi al vaccino sono 'de facto' escluse da ristoranti, musei, bar, teatri, cinema, nelle piscine e in palestra e altre strutture pubbliche anche nel Baden Wuerttemberg, come annunciato dal governatore Winfried Kretschmann, secondo il quale il Land sud-occidentale vede prossimo il sovraccarico delle terapie intensive: se qui per due giorni lavorativi di seguito si supera il numero di 390 pazienti in terapia intensiva entra automaticamente in vigore lo 'stato d'allarme da Coronavirus" che determina l'esclusione di chi è in grado di presentare solo un tampone negativo, mentre viene immediatamente reintrodotto l'obbligo di indossare la mascherina nelle scuole.

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Austria

Preoccupa l'andamento della pandemia in Alta Austria con un'incidenza settimanale di 1.422 e a Salisburgo dove vola addirittura a 1.519. In Alta Austria negli ultimi quattro giorni sono deceduti 59 pazienti. "Abbiamo spazio in terapia intensiva solo perché ci sono pazienti che muoiono", ha detto al quotidiano Der Standard Jutta Oberweger, portavoce dell'Azienda sanitaria del land austriaco. Attualmente i decessi giornalieri sono nettamente superiori a quelli delle prime ondate. Dei 93 pazienti in terapia intensiva 80 non sono vaccinati. In un mese il numero dei letti occupati nei normali reparti Covid è più che triplicato da 150 a 513. Anche nel land Salisburgo gli ospedali sono sotto pressione. Per questo motivo è stato nominato un gruppo triage, composto da cinque medici e un giurista.

Slovenia

Situazione epidemiologica sempre molto critica in Slovenia, dove nelle ultime 24 ore sono stati confermati 3.763 nuovi contagi da Coronavirus su 7.643 tamponi molecolari effettuati, con un tasso di positività del 49,2%, quasi la metà del totale dei test. Il numero dei casi attualmente attivi sale a 45.434. Secondo i dati resi noti dall'Istituto nazionale per la salute pubblica (NIJZ), ci sono oltre mille pazienti in cura negli ospedali (1008), dei quali 229 in terapia intensiva, numeri mai raggiunti prima dall'inizio della pandemia.

La media mobile su sette giorni del numero di casi confermati è 3.284, ovvero 60 in più rispetto al giorno precedente, mentre la media mobile su quattordici giorni del numero di contagi confermati per 100.000 abitanti è di 2.154, 124 in più rispetto al giorno prima. La costante crescita dei contagi aumenta inevitabilmente la pressione sulle strutture ospedaliere. Lunedì il Policlinico universitario di Lubiana (UKC) ha aperto un reparto aggiuntivo per malati Covid, mentre il personale medico-sanitario è stato dirottato sulla cura dei pazienti positivi a spese dei programmi di cura ordinari. Per far fronte alla carenza di personale medico qualificato per gestire questa ondata di ricoveri, studenti di infermieristica e medicina, volontari della Croce Rossa e squadre mediche delle Forze armate slovene sono già operative sia nei centri clinici universitari di Lubiana e Maribor, che negli ospedali di Celje e Novo Mesto.

Gibilterra

Le feste natalizie di Gibilterra sono a rischio a causa della risalita vertiginosa di contagi da Coronavirus cominciata in ottobre e divenuta più intensa a novembre. Come riporta l'Express, il governo ha annullato feste e ricevimenti ufficiali, ma ha anche sconsigliato qualsiasi evento sociale per un mese almeno e ha scoraggiato riunioni di Natale tra parenti e amici, invitando i cittadini "ad avere giudizio, perché siamo ancora nel mezzo di una pandemia globale e le persone stanno perdendo la vita ogni giorno in tutto il mondo." Nell'ultima settimana Gibilterra ha avuto una media di 47 nuovi positivi al giorno. Durante il weekend i nuovi contagiati sono stati 124, portando il numero di casi attivi a 474 su una popolazione di 34.000 persone. Il ministro della Salute, Hon Samantha Sacramento, ha parlato di "aumento drastico" e ha incoraggiato la popolazione a completare il ciclo vaccinale con un ulteriore richiamo. In questo momento il focus è sui bambini dai 12 ai 15 anni e le somministrazioni negli ultimi sette giorni sono state 4.680. Gibilterra è uno dei Paesi con la più alta percentuale di immunizzati al mondo; oltre il 99% della popolazione ha infatti già ricevuto due dosi.

Russia

Contagi Covid in calo in Russia per la prima volta da settimane. Il numero di nuovi casi registrato nelle ultime 24 ore è stato di 36.818, l'incremento più basso dallo scorso 27 ottobre. Il numero di decessi rimane molto alto a 1.240 (ieri c'erano stati 1.211 morti). L'incidenza dei contagi registrata la scorsa settimana ha per la prima volta in 2 mesi segnalato una inversione dell'epidemia e un calo rispetto alla settimana precedente, ha reso noto ieri la direttrice dell'Agenzia per il controllo della protezione dei diritti dei consumatori e della salute, Anna Popova.

Svezia

La Svezia è stata un paese "esportatore netto" di contagi di Covid. Lo afferma uno studio dell'università svedese di Uppsala, secondo il quale le politiche lassiste del governo di Stoccolma hanno contribuito alla crescita di contagi anche nei paesi vicini, favorendo lo sviluppo di varianti del covid. Pubblicato dalla rivista Eurosurveillance, lo studio si è avvalso anche della cooperazione dell'Istituto norvegese di salute pubblica e dell'Università di Sydney in Australia. "La Svezia è stato un paese esportatore netto del virus Sars Cov-2 verso i nostri vicini nordici nel primo anno di pandemia", ha detto John Pettersson dell'università di Uppsala, parlando alla Tv svedese Svt.

Sotto accusa la scelta del governo di imporre poche restrizioni anti contagio e nessun lockdown, confidando sul buon senso degli abitanti. Una politica che ha provocato molti contagi in Svezia, ma che, sostiene lo studio, ha danneggiato anche i paesi vicini. I ricercatori hanno analizzato campioni di 71mila pazienti, tracciando il profilo genetico dei virus ed evidenziando come vi siano centinaia di catene di infezione partite dalla Svezia e arrivate nei paesi vicini, in particolare in Finlandia. "I nostri risultati indicano che la strategia di mitigazione svedese ha avuto un impatto sulla situazione epidemiologica internamente e attraverso l'intera regione nordica", sottolinea lo studio.