Mercoledì 22 Maggio 2024
GIOVANNI ROSSI
Cronaca

La voce del suo popolo Cinquantamila in piazza Il coro: "Santo subito"

Liturgia maestosa per l’Emerito. Alla messa anche Mattarella e Meloni . Il bacio di Bergoglio alla bara e la sepoltura nella nicchia dei santi

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di Giovanni Rossi

Una nebbiolina bavarese accompagna il feretro di Benedetto XVI sul sagrato di piazza San Pietro, primo funerale di un Papa emerito nella storia della Chiesa. In cinquantamila – meno delle previsioni, dopo le 195mila visite in tre giorni alla salma esposta in Basilica – applaudono il rito che sta per iniziare. "Santo subito", suggerisce il manifesto degli ultrà italiani. "Danke Benedikt", replica un più riflessivo striscione tedesco. Un sole pallido stenta a trovare il suo posto nel cielo color yogurt e così, in questa atmosfera ovattata, il cerimoniale procede con maestosa cadenza, tra campane e silenzi che parlano. La liturgia da pontefice regnante, salvo qualche modesto ritocco di semplicità (invocata dallo stesso Emerito), scandisce l’ultimo viaggio terreno di Benedetto XVI, nato Joseph Ratzinger 95 anni fa in Germania e ora sul punto di prendere dimora nella nicchia dei santi: la cripta vaticana già tomba di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II, poi entrambi canonizzati.

Alle 8.51 scatta il rosario, mentre autorità e alti prelati cominciano ad affluire nelle postazioni riservate. Alla destra del feretro, guardando la Basilica, la prima fila allinea il Capo dello Stato Sergio Mattarella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e all’estremità opposta, dopo i parenti del defunto, l’arcivescovo emerito Georg Gänswein, sottile e scavato, un cuneo di dolore raccolto in preghiera dopo una vita a servizio di Benedetto. Arriva anche l’ex premier Mario Draghi. Ci sono autorità da tutto il mondo: dai reali del Belgio alla regina madre Sofia di Spagna, al presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier, oltre a ministri di molti Paesi e rappresentanti delle altre religioni.

La piazza brulica degli ultimi fedeli che sbucano dai varchi presidiati con metal detector e ’rapiscan’ dall’efficiente apparato di sicurezza predisposto dalla prefettura di Roma. Uomini di chiesa, suore e fedeli avanzano con passo rapido e occhi alla Basilica. Ci sono soprattutto italiani, ma anche molti stranieri, in particolare tedeschi – alcuni vestiti con il Lederhosen, il tipico costume bavarese con bretelle e calzoni corti – ma anche polacchi imbandierati. Un afflusso fluido e al tempo stesso nervoso, mentre gli inviati delle tv internazionali confezionano gli ultimi stand-up parlando a tutto il mondo dai marciapiedi di Via della Conciliazione, dal cui fondale emerge il chiarore di San Pietro col suo tesoro di mistero e bellezza. Gli esercizi di souvenir e articoli religiosi si giocano le ultime offerte: un rosario 1 euro, dodici rosari 10 euro. Ormai è tardi: chi è dentro piazza San Pietro ha già un copione da osservare e un ricordo da lucidare. Benedetto XVI? Mai stato una rockstar, ma il tipo di Papa che grattugia le coscienze con libri e dottrina: non funziona – come riconoscono gli stessi negozianti – se ridotto in formato calendario o spilletta.

La sfilata dei cardinali dura oltre dieci minuti, sembra non finire mai, invece è perfettamente sincronizzata coi tempi del protocollo: introduce l’arrivo di Papa Francesco che si alza dalla carrozzina e siede davanti all’altare. Sono le 9.30, comincia la messa. A concelebrare con il Papa 130 cardinali, guidati dal decano Giovanni Re, circa trecento vescovi e 3.700 sacerdoti. Dalla Terrazza Carlo Magno, sospesa tra San Pietro e l’Aula Paolo VI, fotografi e giornalisti osservano la coreografia perfetta di esequie senza sbavature. Francesco pronuncia un contenuto omaggio al "Maestro". All’eucarestia partecipano sia Mattarella sia Meloni.

Il rito funebre scorre veloce, quando sul finale, dal limite inferiore della piazza parte il grido insistente "Santo subito", sia con ritmati ritornelli da stadio, sia con assolo astiosi, quasi rancorosi. Il segno che qualcosa ribolle nella pancia della Chiesa, nel contrasto non più latente tra tradizionalisti e progressisti. Alle 10.51 è tutto finito. I dodici sediari alzano la bara: Francesco si piazza dietro l’altare e la bacia, prima di scivolare via dal primo corridoio laterale, mentre Gänswein – provatissimo – raggiunge il feretro per la tumulazione in Basilica, con bara tripla.