Venerdì 21 Giugno 2024
ALESSANDRO FARRUGGIA
Cronaca

La sfida per il cambiamento Descalzi: "Un mix di energie L’Europa, esempio per il mondo"

L’ad dell’Eni, appena riconfermato, al centro dell’incontro di Qn e dell’Università Luiss "Sì alla mobilità elettrica, però una sola fonte non risolve tutto: ci vuole neutralità tecnologica".

La sfida per il cambiamento   Descalzi: "Un mix di energie  L’Europa, esempio per il mondo"

La sfida per il cambiamento Descalzi: "Un mix di energie L’Europa, esempio per il mondo"

di Alessandro Farruggia

"L’ultimo anno l’ho passato tutto in giro per il mondo per garantire la sicurezza energetica del nostro Paese. Non sapevo neppure se sarei stato nominato io, pensate che dopo 43 anni in Eni, alla mia età, mi possa essere occupato di altre società? Chi l’ha detto ha detto una cosa non vera e poco sensata". Così l’Ad di Eni Claudio Descalzi, appena riconfermato al vertice del cane a sei zampe, liquida come fake news le voci che lo vedevano come uno dei kingmaker delle nomine. Descalzi, ora più che mai, guarda avanti e ha colto l’occasione di illustrare la sua visione del futuro dell’energia in una lunga conversazione con la direttrice di Qn Agnese Pini, nel primo degli incontri Futuro Quotidiano, un appuntamento introdotto da Giovanni Orsina, preside della Luiss school of government, che con Qn ha organizzato, con la collaborazione di Lorenzo Castellani, l’evento.

LA VECCHIA EUROPA

"Noi nel vecchio continente – dice Descalzi ad Agnese Pini – non siamo il mondo, dobbiamo esserne consapevoli. Che l’Europa voglia fare bene dal punto di vista dell’ambiente secondo me è un fatto importantissimo, è una bandiera. Ma quello che pensa l’Europa non è per forza quello che pensa tutto il mondo. In Europa la quota degli idrocarburi scenderà, ma non così in Cina, India, in Africa. Basti pensare che nel 2000 si consumavano 2 miliardi di metri cubi di gas, adesso 4,2 miliardi. Ora, che l’Europa voglia fare bene sul fronte ambientale è un esempio importante che sta dando a tutto il mondo, ma che pensi che la questione ambientale è l’unica componente da considerare è però un errore, perché dobbiamo anche parlare di competitività, di prezzi. Giusto quindi ridurre le emissioni, ma senza legarsi le mani da un punto di vista tecnologico. Perché di eccesso di virtù si può anche morire".

Per garantire la sicurezza energetica Eni ha fatto quanto era in suo potere e nonostante Putin l’energia in Italia non è mancata. Ma come evitare che anche questi nuovi partner, i partner che ci hanno dato il gas che prima veniva dalla Russia, ci lascino di nuovo in una situazione di insicurezza? "La Russia – osserva l’ad di Eni – è una nazione che investe e poi vende idrocarburi, come il Qatar ad esempio. Ma nelle altre aree del mondo la logica è differente. Sono dei paesi dove devi investire, sviluppare, mettere in produzione e poi hai una parte di queste risorse. Noi siamo stati in grado di rispondere alla crisi perché investivamo in quei paesi da molto tempo. La sicurezza che abbiamo garantito è data dal lavoro fatto negli anni". Ad esempio in Africa. "Noi in Africa, – prosegue Descalzi – proprio per dare stabilità alla nostra presenza non ci siamo limitati a sfruttare dei giacimenti, ma abbiamo guardato anche ai bisogni di quelle comunità. Ad esempio abbiamo investito più di 2 miliardi in cicli combinati per i paesi africani".

IL NODO DELLA FUSIONE

"Potrebbe essere la fusione il breaktrough tecnologico?", gli chiede Agnese Pini. La risposta è prudente, ma si vede che Eni considera seriamente l’eventualità. "La fusione – dice Descalzi – sta arrivando a una sua maturazione in termini di materiali, ma è un processo complicato. Ci sono molti centri di ricerca che stanno studiando, e molti investono e anche noi lo facciamo a Boston nel progetto di Commonwealth fusion systems. Se funziona lo sapremo nel 2025. In quel caso nel 2030 avremmo il primo prodotto industriale. Se avremo successo l’energia, una energia che sarebbe pulita, potrà diventare un prodotto di tutti, non più un bene che può essere usato come arma geopolitica". Una rivoluzione. Nel frattempo, pragmatismo. "La mobilità elettrica – sostiene Descalzi – può essere importante. Ma abbiamo bisogno di un mix energetico, non c’è una fonte, nè il gas nè le rinnovabili nè il nucleare, che risolve i problemi di tutti. L’importante è che sia pulita, e infatti non stiamo investendo molto nell’elettrico e nei biocarburanti. Non è un derby calcistico, una guerra di religione, fissati gli obiettivi – sottolinea – serve neutralità tecnologica".

TRA STATO E MERCATO

"Mi chiedo e chiedo a Descalzi – lo sollecita Orsina – se l’Eni sia entrata in una terza fase della sua storia, nella quale ripensare il rapporto tra stato e mercato". "In una prima fase – risponde Descalzi – eravamo pienamente sotto controllo statale con l’obiettivo di dare energia all’Itala. Dal 1995 in poi Eni è quotata e l’azionariato è diffuso. Dobbiamo creare valore per gli azionisti e per decenni sembrava non ci fosse più l’urgenza di garantire una sicurezza energetica, con una offerta maggiore della domanda. Poi è mancato il gas russo e abbiamo scoperto che la sicurezza energetica ha un valore. Abbiamo dovuto trovare, attraverso una diversificazione, nuovi fornitori". E così hanno fatto. Missione compiuta.