La mamma incinta ammazzata. Otto coltellate, una al cuore. Il killer inchiodato da un video

L’autopsia sul corpo di Vanessa. Prelevato anche il Dna dal feto per accertare la paternità. In un’immagine si vede il kosovaro fuori dalla villetta del delitto: è suo il martello usato per l’irruzione.

RIESE PIO X (Treviso)

L’ha massacrata con otto coltellate, due fendenti hanno provocato ferite superficiali, sei, lacerazioni profonde. Tutti colpi indirizzati al torace, un paio in grado di lesionare entrambi i polmoni della vittima, uno ne ha trapassato il cuore da parte a parte. Ma, dall’autopsia sul cadavere di Vanessa Ballan, la 26enne uccisa martedì scorso nella sua abitazione di Riese Pio X, in provincia di Treviso, dall’imbianchino Bujar Fandaj, emerge anche dell’altro, se possibile, ancora più inquietante.

Il kosovaro 41enne, per essere certo che il fendente al cuore non lasciasse scampo alla donna – madre di un bambino di 5 anni avuto con il compagno Nicola Scapinello –, a colei che l’aveva denunciato per stalking dopo aver avuto con l’uomo una fugace relazione, avrebbe addirittura girato l’asse della mano che impugnava l’arma. Quel coltello con manico di legno e lama di 20 centimetri che i carabinieri hanno ritrovato, parzialmente lavato, nel lavello della cucina della casa in cui si è consumato il delitto. Prima delle coltellate è stato accertato che la giovane ha subito un pesante pestaggio: contusioni sono state evidenziate sulla testa e sul viso, le mani, invece, presentavano ferite da difesa. La morte per Ballan è sopraggiunta in pochi attimi dopo il fendente al cuore.

Eseguito ieri dal medico legale Antonello Cirnelli, l’esame autoptico ha acclarato anche il fatto che Ballan fosse incinta da circa nove settimane. Accertamenti sono stati effettuati poi sul feto dal quale è stato prelevato il Dna per fugare ogni dubbio sulla sua reale paternità. A tal proposito servirà qualche giorno per avere i riscontri definitivi.

Nel frattempo, mentre la famiglia dell’ennesima vittima di femminicidio attende il nulla osta della magistratura alla restituzione della salma per poter così procedere alla celebrazione dei funerali, prove granitiche inchiodano Fandaj. L’uomo è stato fermato martedì in tarda serata, qualche ora dopo l’omicidio. E dopo che si era trattenuto, come se nulla fosse, all’interno di un bar a scolare una birra e chiacchierare sui tatuaggi.

Si tratta, a detta degli inquirenti, di elementi plurimi, univoci e gravi indizi di colpevolezza, emersi dalle indagini avviate dai carabinieri del comando provinciale di Treviso sotto la direzione della procura. I militari hanno analizzato alcuni frame di un video dove si vede un uomo, con abiti simili a quelli sequestrati all’indagato al momento del fermo e con corporatura compatibile; una persona che viene ripresa dalle telecamere di una vicina abitazione mentre, nella tarda mattinata del 19 dicembre, giorno dell’omicidio, si aggira nei pressi dell’abitazione della vittima, getta all’interno del giardino della residenza una borsa scura – la stessa sequestrata dai carabinieri, contenente attrezzi da lavoro – e poi scavalca la recinzione della villetta.

Sul luogo del delitto è stato trovato anche un martello recante la scritta ’7 color’ in possesso dell’indagato. Con questo arnese il kosovaro, che giovedì si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip che ha convalidato il fermo ed emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, avrebbe rotto il vetro di una porta finestra per irrompere nell’abitazione e portare a termine l’omicidio. Il martello è stato sequestrato al pari del coltello rinvenuto in cucina, considerato l’arma del delitto. La lama tra l’altro è identica a un’altra ritrovata nella borsa degli attrezzi sequestrata ed è della stessa serie di quelle ritrovate in casa dell’imbianchino.