Giovedì 30 Maggio 2024
GABRIELE MORONI
Cronaca

La difesa all’attacco. Dalla macchia di sangue ai dubbi sul testimone: "Ecco le nuove prove"

Gli avvocati dei coniugi: nel racconto di Frigerio ci sono gravi anomalie "La dinamica del delitto è diversa, la vicina non poteva urlare e spostarsi".

La difesa all’attacco. Dalla macchia di sangue ai dubbi sul testimone: "Ecco le nuove prove"

La difesa all’attacco. Dalla macchia di sangue ai dubbi sul testimone: "Ecco le nuove prove"

In Corte d’appello a Brescia, nel processo di revisione, la difesa cerca di perforare una muraglia o almeno di eroderla. È quella della condanna definitiva all’ergastolo che Olindo Romano e la moglie Rosa Bazzi scontano per essere stati giudicati responsabili della strage di Erba. La sera dell’11 dicembre 2006 vennero massacrati a coltellate e sprangate Raffaella Castagna, il suo bimbo Youssef, 2 anni, la madre di Raffaella, Paola Galli, la vicina Valeria Cherubini. Davanti ai loro assistiti, i difensori Nico D’Ascola, Fabio Schembri, Luisa Bordeaux, Patrizia Morello profondono ogni energia per trasformare i macigni accusatori in prove di innocenza.

L’omicidio di Valeria Cherubini. Una consulenza medico legale per la difesa dimostra l’infondatezza delle dichiarazioni autoaccusatorie dei Romano quando hanno sostenuto di avere colpito la Cherubini sul pianerottolo dell’abitazione di Raffaella Castagna. La Cherubini sarebbe stata raggiunta e finita dall’assassino nella sua mansarda, sopra l’appartamento di Raffaella, come si ricaverebbe dalle tracce di sangue a schizzo. Il cadavere aveva la lingua tagliata e aveva ricevuto 8 colpi al capo. Era reciso il muscolo Psoas, che collega le gambe alla parte superiore del corpo. Due vicini, i primi richiamati dall’incendio appiccato in casa Castagna, avevano sentito grida di auto. La Cherubini non avrebbe potuto lanciarle con la lingua recisa. Così come non le sarebbe mai riuscito di risalire con la lesione allo Psoas. Fuggiva lungo le scale, inseguita dall’assassino e invocava soccorso. Quindi chi compì il massacro era ancora nel condominio. Se gli assassini fossero stati i Romano e se, lordi di sangue, fossero scesi nella corte ormai in allarme per il fuoco, sarebbero stati notati. Schembri mostra alcune foto: nessuna traccia di acqua e sangue venne notata nel tragitto che portava al portoncino dei Romano. E nulla venne trovato in casa loro dai Ris.

Mario Frigerio. I difensori tentano di scardinare la testimonianza che inchiodò Olindo. Lo fanno forti di una consulenza. Frigerio, con le corde vocali recise dal coltello, disteso sul ballatoio davanti alla porta di casa Castagna, venne intossicato dall’ossido di carbonio sprigionato dal rogo. Riportò un cerebrolesione che provocò un’amnesia anterograda, ossia l’incapacità di ricordare informazioni acquisite dopo il trauma. "Non è vero – dice Schembri – quello che affermano le sentenze che il riconoscimento di Olindo arrivò quando le condizioni di Frigerio progredirono. Al contrario. Prima che il suo stato peggiorasse, descrisse l’aggressore come un tipo nordafricano, assolutamente diverso da Olindo. Il 26 dicembre, posto davanti alla reiterata domanda "Se vedesse Olindo lei lo riconoscerebbe?", la sua risposta fu "Penso di sì". Appariva in condizioni tanto precarie che il giorno dopo venne inviato uno psichiatra. Il 27 Frigerio disse ai figli e all’avvocato di non ricordarsi nulla. Frigerio, sottoposto a domande altamente suggestive, sviluppò una falsa memoria". Un concetto ripreso dall’avvocato Patrizia Morello. "Era impossibile la soppressione da parte di Frigerio di un volto conosciuto come quello del suo vicino di casa Olindo Romano".

La macchia di sangue di Valeria Cherubini sul battitacco della Seat di Olindo per le sentenze è la "prova regina". "In quel cerchietto rosso – dice Schembri – non c’è stata dispersione di Luminol e senza Luminol non si vede una traccia ematica. Il nostro consulente Marzio Capra sostiene che non c’è somiglianza tra la macchia repertata dai carabinieri e quella esaminata a Pavia dal professor Previderè. Noi sosteniamo che quella macchia lì sopra non c’è mai stata".