Mercoledì 29 Maggio 2024

La capogruppo Pd "È un Paese maschilista Le scelte della Meloni? Non sono per le donne"

Simona Malpezzi: "Riconosco l’impatto della prima premier ma in manovra non ci sono misure che favoriscano le lavoratrici". Candidate in corsa per la segreteria dem: "Sì, potevamo arrivarci prima"

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di Elena G. Polidori

ROMA

Simona Malpezzi (capogruppo Pd al Senato), Giorgia Meloni è la prima donna a Palazzo Chigi, un traguardo che le donne di sinistra hanno mancato...

"È stato senza dubbio di grande impatto simbolico vedere lei, Giorgia Meloni, che giurava e un uomo che entrava al Quirinale con una bambina per mano, quindi assistere all’inversione dei ruoli. Però ci si ferma qui: lei è arrivata, ma non ha scardinato un sistema tutto maschile; non ci arriva con quella modalità che avrebbe fatto sì la differenza: una donna che declina la sua leadership tutta al femminile e una volta arrivata fa crescere le altre donne. Invece, dietro di lei solo un interminabile elenco di maschi"

Da cosa trae questa analisi?

"La vera cartina di tornasole l’abbiamo avuta con la legge di Bilancio, dove non ci sono politiche per le donne. Piuttosto è molto forte la rappresentazione di una concezione della donna legata alla casa, alla famiglia, alla cura. Non c’è un euro per attuare delle politiche per promuovere l’occupazione femminile, si cerca di risparmiare modificando Opzione donna, peggiorandola, ponendo paletti che mettono in chiaro come la donna debba essere o madre o dedicarsi alla cura per avere delle agevolazioni. Sul congedo parentale poi il messaggio è inequivocabile: non si sfiora neppure il tema della condivisione della gestione dei figli. Insomma, questo governo guidato dalla prima premier donna, nella sua prima legge di bilancio, propone misure per tenere a casa le donne, non per aiutarle ad inserirsi o reinserirsi nel mondo del lavoro".

A sinistra che cosa è mancato alle donne per raggiungere l’obiettivo leadership?

"Il Paese è in realtà ancora profondamente maschilista, quindi è più faticoso per le donne di sinistra e di centrosinistra affermare la propria leadership che scardina un modello di società patriarcale anziché sposarlo. A destra il sistema non lo scardinano, lo condividono, tanto che poi quando arrivano al potere lo riproducono".

Ora nel Pd ci sono due contendenti alla segreteria (Paola De Micheli e Elly Schlein, n.d.r.), ma non crede che qualcosa si potesse fare anche prima?

"Sì, assolutamente, ma anche il Pd fa i conti con le dinamiche del Paese e quelle fatiche ci sono. Abbiamo tante amministratrici donne nel Pd, donne che ricoprono figure e ruoli di livello, ma poi tutte si imbattono in una società che non è ancora paritaria nella sostanza. Non è a misura di donne. Giorgia Meloni ha fondato un partito e lo ha chiamato Fratelli d’Italia’ e, al netto del riferimento all’inno, esprime una politica che rifiuta il femminile. Basta solo pensare al fatto che si fa chiamare declinandosi al maschile. E questa non è solo una questione di articoli che qualcuno prova a banalizzare dicendo che contano più i fatti. Qui c’è già un fatto: la cancellazione di una storia scritta prima di lei da tante donne".

Come giudica gli attacchi a Meloni da parte delle donne anche su come svolgeva il suo ruolo di madre?

"Ho espresso solidarietà alla presidente Meloni per gli attacchi e ho letto le polemiche per essersi presentata al G20 con la figlia. Ognuna deve sentirsi libera di decidere cosa sia meglio per i propri figli ed essere madre nel modo migliore che pensa. Io attacco Meloni sulle politiche che porta avanti, sul modello di società che propone".

Come si augura venga riscritto al congresso il dna del Pd?

"Io continuo a credere nel Pd nato nel 2007, credo nel nostro manifesto di valori, quello di un partito di riformisti che sento profondamente casa mia. È il Partito democratico a vocazione maggioritaria. Il Pd deve fare il Pd, capace di tenere dentro tutti i riformismi e unirli".

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