Alla fine le ragioni sanitarie hanno vinto su quelle politiche. Dopo un lungo e complesso negoziato diplomatico iniziato giovedì scorso a Bruxelles, l’Europa ha detto ’no’ agli Stati Uniti e ’sì’, o meglio ‘ni’, alla Cina. Lunedì, a 48 ore dal via libera alla riapertura delle frontiere extra Schengen, prevista per oggi, il Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) ha trovato la chiave di volta per uscire dall’impasse. A determinare la lista dei Paesi ammessi nell’Ue sono criteri basati sulle stime dei contagi da Covid-19 e sulle misure di prevenzione adottate che, almeno formalmente, non dovrebbero apparire discriminatori. Su questa base ieri...

Alla fine le ragioni sanitarie hanno vinto su quelle politiche. Dopo un lungo e complesso negoziato diplomatico iniziato giovedì scorso a Bruxelles, l’Europa ha detto ’no’ agli Stati Uniti e ’sì’, o meglio ‘ni’, alla Cina. Lunedì, a 48 ore dal via libera alla riapertura delle frontiere extra Schengen, prevista per oggi, il Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) ha trovato la chiave di volta per uscire dall’impasse. A determinare la lista dei Paesi ammessi nell’Ue sono criteri basati sulle stime dei contagi da Covid-19 e sulle misure di prevenzione adottate che, almeno formalmente, non dovrebbero apparire discriminatori. Su questa base ieri pomeriggio il Consiglio dell’Unione europea ha approvato la ‘Raccomandazione’ agli Stati membri sull’eliminazione graduale delle restrizioni temporanee ai viaggi non essenziali nell’Ue per chi proviene dai Paesi terzi.

A livello europeo le porte continuano a essere sbarrate, oltre agli Usa, anche a Russia e Brasile. Tutti Paesi dove il virus continua a galoppare. Negli Stati Uniti, in particolare, nell’ultima settimana si è registrata una media di 40mila nuovi casi al giorno di Coronavirus e, proprio ieri, il virologo Anthony Fauci ha annunciato che prossimamente "potrebbero raggiungere i 100mila al giorno, con rischi per l’intero Paese" che già conta oltre 2,59 milioni di positivi. Discorso a parte per la Cina alla quale, pur rientrando nei criteri, l’Europa chiede reciprocità e, dunque, dice ’sì’ a condizione che Pechino accetti i cittadini dell’Ue nel suo territorio.

Una decisione, quella dell’Europa, non digerita bene dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump che, proprio nei minuti in cui arrivava la breaking news da Bruxelles, ha twittato le parole "Lone Warrior", ergendosi a "cavaliere solitario" in un mondo ostile.

Luce verde, invece, per Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del sud, Thailandia, Tunisia e Uruguay. Una lista di 15 Paesi nei quali da oggi ci si può muovere liberamente, un elenco che potrà essere rivisto ogni due settimane in base all’andamento dell’epidemia. Tuttavia Italia resta ancora prudente. "La situazione a livello globale permane molto complessa. Dobbiamo evitare che vengano vanificati i sacrifici degli italiani negli ultimi mesi" ha affermato il ministro della Salute, Roberto Speranza, annunciando il mantenimento, nel nostro Paese, dell’isolamento fiduciario e della sorveglianza sanitaria per tutti i cittadini provenienti dai Paesi extra Schengen. Nell’ordinanza firmata dal ministro figurano, inoltre, come uniche ragioni valide per poter entrare in Italia dal di fuori dei confini Ue, comprovate ragioni lavorative o di studio, motivi di salute e l’assoluta urgenza. Principio importante per garantire che i blocchi alle frontiere non vengano raggirati con fantasiose triangolazioni è, senza dubbio, l’unanimità sulla decisione della chiusura delle frontiere all’interno dello spazio Ue.

Se qualche Paese, principalmente per ragioni economiche, dovesse decidere di riaprire agli Stati nella lista nera, il controllo diventerebbe pressoché impossibile. Solo l’Italia, secondo i dati diffusi dalla Coldiretti su stime Bankitalia, quest’estate rinuncerà a 1,4 milioni di turisti statunitensi. E non sono escluse ritorsioni da parte dell’amministrazione Trump.