Lunedì 17 Giugno 2024
MARTA
Cronaca

Kiev sempre più vicina alla Nato Adesione dopo la fine della guerra Erdogan toglie il veto sulla Svezia

Sale al 2% del Pil la spesa militare minima per i Paesi del Patto Atlantico. Altre armi a Zelensky

Kiev sempre più vicina alla Nato  Adesione dopo la fine della guerra  Erdogan toglie il veto sulla Svezia

Kiev sempre più vicina alla Nato Adesione dopo la fine della guerra Erdogan toglie il veto sulla Svezia

di Marta

Ottaviani

Nato: promossa. Si chiude a Vilnius un vertice Nato che non ha risparmiato qualche colpo di scena alla vigilia e qualche sorpresa nel suo svolgimento. Ma il segretario generale, Jens Stoltenberg e tutti i membri che compongono il Patto Atlantico, possono definirsi soddisfatti per quello che è stato un vertice storico, che ha posto le basi per la Nato del futuro e che può essere riassunto in tre punti principali.

BENVENUTA

STOCCOLMA

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, con una mossa a sorpresa, ha dato il via libera all’ingresso della Svezia, su cui aveva minacciato di porre il veto a causa della protezione da parte di Stoccolma, di esponenti curdi e gulenisti. Via libera quindi al Paese scandinavo, che raggiunge la Finlandia, entrata lo scorso aprile e con il Baltico che diventa per la quasi totalità un ‘mare Nato’ se si escludono le acque di pertinenza della enclave russa di Kaliningrad. "Erdogan è un grandissimo negoziatore – spiega il generale Vincenzo Camporini, ex capo di Stato maggiore italiano -. Ha sicuramente ottenuto un atteggiamento più aperto da parte dei Paesi europei sulle due cose che gli interessano maggiormente. La prima è il rinnovo degli accordi commerciali con la Ue che sono vecchi e datati e poi c’è la questione della liberalizzazione dei visti, che sta molto a cuore al popolo turco e che tornerà a perorare con margini di successo".

LA PROMESSA

ALL’UCRAINA

Il secondo ‘tema caldo’ del vertice è stato senza dubbio l’ingresso dell’Ucraina nella Nato. Un argomento su cui non è stato facile trovare un compromesso, con il Patto Atlantico spaccato fra chi ritiene opportuno aspettare che la guerra finisca e che vengano soddisfatti tutti i requisiti in condizioni di normalità e chi invece premeva per un ingresso immediato. L’impegno è quello di aiutare Kiev militarmente ‘finché sarà necessario’ e poi, a guerra finita, di avviare i negoziati per permettere l’ingresso dell’Ucraina, velocizzandoli rispetto al normale. Un compromesso che all’inizio non è piaciuto al presidente Zelensky, salvo poi aggiustare il tiro ieri. Anche in questo, caso, però, Camporini offre una lettura positiva della situazione. "Zelensky – spiega – è troppo intelligente per non capire che, nelle condizioni attuali, era il massimo che poteva ottenere. Va poi sottolineato che, nonostante un ordine del giorno complesso, il vertice è stato caratterizzato da un clima molto aperto, di sincero sostegno. Per questo ritengo che possa essere definito un successo e che abbia rispettato le aspettative di tutti".

LE SPESE

MILITARI

Si va dritti, dunque, verso la Nato del futuro, dove però non tutti sono sulla stessa linea di partenza e dove la revisione dei piani di difesa più importante dei tempi della Guerra Fredda passa anche per l’aumento al 2% del Pil per la soglia minima delle spese militari. Molti Paesi, fra cui l’Italia devono ancora adeguarsi, ma come fa notare il generale Camporini, "non è importante solo quanto si spende ma come si spende", nel senso che gli sforzi Nato punteranno anche su una maggiore standardizzazione e la possibilità di avere equipaggiamenti con caratteristiche comuni, in modo tale da poter essere intercambiabili fra i Paesi. La sfide, dettate dl nuovo ordine mondiale, impongono una maggiore coesione e un maggiore efficientamento a largo spettro.