Giovedì 16 Maggio 2024
ANTONIO
Cronaca

In attesa della Bce. I tassi di mutui e prestiti sono già in calo. Opportunità per investire

L’analisi di Patuelli (Abi) sull’inflazione e le prossime mosse dell’Eurotower. In Italia giù l’Irs a dieci anni, i rendimenti del Btp e di conseguenza lo spread. Indipendenza delle banche centrali nel clima elettorale europeo e statunitense.

Patuelli *

È ormai molto vicino l’obiettivo della Banca centrale europea di ridurre l’inflazione al 2%, innanzitutto con manovre monetarie imperniate sull’aumento dei tassi. Infatti l’inflazione, a marzo, nell’area euro è risultata del 2,4%: ancor più bassa, dell’1,3%, è stata in Italia, del 2,3% in Germania, del 2,4% in Francia, mentre, invece, in Spagna è stata superiore (3,2%).

Di tutt’altro e ben superiore livello era l’inflazione in Italia ai tempri della lira italiana, quando raggiunse addirittura il 25,7% nel gennaio 1975, dopo la crisi petrolifera del 1973.

L’attuale diminuzione dell’inflazione è dovuta innanzitutto alla riduzione dei prezzi alla produzione dell’industria che, in un anno, da febbraio 2023, sono calati in media del 10,8%, trainati in basso innanzitutto dal forte abbassamento dei prezzi di fornitura e di quelli di produzione dell’energia (-30,8% in un anno), mentre la produzione industriale in Italia dà segni di rallentamento in questo inizio 2024.

Si avvicina, quindi, il giorno in cui la Bce deciderà di ridurre il tasso ufficiale attestato da mesi al 4,5%, dopo che a luglio 2022 si è concluso l’inedito decennio dei tassi a zero, assai difficilmente ripetibili in futuro anche con la riduzione dell’inflazione.

Il tasso del 4,5% della Bce appare rilevante se confrontato con l’eccezionale decennio dei tassi a zero dell’area euro, ma per l’Italia è uno dei più bassi dall’Unità d’Italia, soprattutto confrontato con la vecchia lira italiana.

Nel contesto internazionale il tasso del 4,5% della Bce non è, comunque, fra i più alti nel mondo: gli Usa hanno il 5,5%, il Regno Unito il 5,25%, il Canada il 5%. Diversi Paesi sia europei non appartenenti all’area euro, sia di altri continenti, hanno tassi ben superiori, per non parlare del 16% della Russia, del 50% della Turchia e dell’80% dell’Argentina.

L’indipendenza delle banche centrali soprattutto dell’Occidente è particolarmente evidente in questi mesi in presenza delle imminenti elezioni europee di giugno ed anche di quelle, ancor più mondialmente rilevanti, del nuovo presidente Usa, che si terranno a novembre.

Ma, nell’attesa della riduzione dei tassi della Bce, i tassi di mercato in Italia sono già diminuiti: l’Irs a 10 anni, molto utilizzato per i mutui, nei primi giorni di aprile è ridotto al 2,68%, mentre lo stesso Btp a dieci anni, molto importante non solo per le emissioni dello Stato, ma anche per le competitive proposte delle banche per depositi di durata prestabilita, è sceso attorno al 3,8%. Anche lo spread si è ridotto attorno a 140 punti base, un po’ per la diminuzione dei tassi dei Btp e un po’ per le difficoltà dell’economia della Germania che ha visto sensibilmente crescere i tassi dei suoi Bund che negli scorsi anni erano maggiormente un riferimento finanziariamente virtuoso.

Insomma, pur senza vedere diffuse riduzioni dei tassi ufficiali delle banche centrali dei principali Stati innanzitutto dell’Occidente, la diminuzione in atto in Italia dei tassi di mercato offre già ora nuove e più convenienti possibilità di investimenti per famiglie e imprese, senza attendere l’inizio della riduzione dei tassi ufficiali della Bce che dovrebbe (ma non vi sono certezze assolute) innestare ulteriori simili riduzioni dei tassi di mercato.

Quindi, pur in attesa delle decisioni della Bce, vi sono già ora le premesse per la più cospicua ripresa degli investimenti, dello sviluppo e dell’occupazione.

* Presidente Associazione Bancaria Italiana