Lunedì 22 Aprile 2024

Ilaria Salis, il ministro di Budapest bacchetta l’Italia: “Interferenze in un caso giudiziario ungherese”

L’insegnante italiana, accusata di aver aggredito due neonazisti, è detenuta da oltre un anno in condizioni durissime. La replica di Antonio Tajani: “Assicurare dignità e rispetto dei diritti fondamentali”

Ilaria Salis a processo e l'incontro tra il ministro ungherese Péter Szijjártó (a sinistra) e il ministro Antonio Tajani (a destra)

Ilaria Salis a processo e l'incontro tra il ministro ungherese Péter Szijjártó (a sinistra) e il ministro Antonio Tajani (a destra)

“È sorprendente che l’Italia cerchi di interferire in un caso giudiziario ungherese”. È questo il primo duro commento che il ministro degli Esteri dell’Ungheria, Péter Szijjártó, ha fatto riguardo al caso di Ilaria Salis, l’insegnante di Monza di 39 anni detenuta da quasi un anno a Budapest con l’accusa di aver aggredito due estremisti neonazisti

“Questa signora, presentata come una martire in Italia, è venuta in Ungheria con un piano chiaro per attaccare persone innocenti per le strade come parte di un’organizzazione di sinistra radicale. Spero sinceramente che questa signora riceva la meritata punizione in Ungheria", ha aggiunto Szijjártó poco dopo aver incontrato il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. La dichiarazione è stata resa nota da Zoltan Kovacs, portavoce del governo di Budapest.

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La replica di Tajani

Tajani ha replicato alle dichiarazioni di Szijjártó affermando che l’Italia osserva con attenzione il caso e ha consegnato allo stesso ministro ungherese “un nuovo, dettagliato promemoria sulle condizioni detentive della connazionale, evidenziando la necessità di un giusto processo e dell'assicurare la dignità e i diritti fondamentali” di Ilaria Salis. Il 29 gennaio, avevano suscitato diffusa indignazione le immagini dell’insegnante portata a processo con le manette ai polsi e i ceppi ai piedi, trascinata per una catena da una guardia carceraria.

Le manette, il "guinzaglio" e i lacci ai piedi chiusi col lucchetto: con queste modalità Ilaria Salis è stata condotta a processo a Budapest
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Il ministro Tajani e il governo italiano hanno comunque espresso soddisfazione per l’anticipo della prossima udienza al 28 marzo (inizialmente prevista per maggio) e “hanno preso l'iniziativa di affrontare il tema delle condizioni di detenzione della Signora Salis, come viene fatto in molti casi per cittadini italiani detenuti all'estero. Senza nessuna volontà di interferenza, ma con la chiara intenzione di far pressione per verificare che le condizioni di detenzione rispettino le normative europee che richiamano alla tutela dei diritti umani”.

L’arresto di Ilaria Salis

Salis era stata arrestata l’11 febbraio 2023 insieme ad alcuni militati antifascisti tedeschi per una serie di aggressioni a danno di alcuni estremisti di destra che, tra il 9 e il 12 febbraio, stavano festeggiando il Giorno dell’onore, una manifestazione in cui ogni anno migliaia di neonazisti celebrano il battaglione nazista che nel 1945 si oppose all’assedio di Budapest da parte dell’Armata Rossa.

Nel caso in cui Salis venisse dichiarata colpevole di aver partecipato a una o più aggressioni: a sostenere questa accusa ci sarebbero, secondo i magistrati ungherese, dei video di sorveglianza. Nel frattempo, è detenuta in un carcere di massima sicurezza in condizioni molto difficili, definite dalla famiglia e da diversi osservatori internazionali come “disumane”.

Il padre: “Torturata per 35 giorni”

Intanto mercoledì a Milano, un centinaio di persone hanno sfilato con le fiaccole in mano in favore dell’insegnante. Il corteo è partito dall’Università Statale in direzione di piazza Missori, dove è stato posizionato un manifesto sulla statua di Giuseppe Missori con la scritta: “Riportiamo a casa Ilaria Salis”.

Il manifesto in piazza Missori a Milano. Col microfono in mano il padre dell'insegnante, Roberto Salis
Il manifesto in piazza Missori a Milano. Col microfono in mano il padre dell'insegnante, Roberto Salis

Presente alla fiaccolata anche Roberto Salis, padre della donna detenuta. “Dobbiamo chiedere al ministro ungherese cosa intende per ‘martire’, se intende una persona torturata per 35 giorni certo Ilaria è una martire”, ha detto. “Trovare una casa a Budapest dove farle scontare i domiciliari – ha spiegato il padre – è un'impresa ardua, è veramente molto complicato sia per le condizioni che vengono richieste, a partire da un contratto a tempo indeterminato, sia perché mia figlia viene descritta come una terrorista”. Ilaria, ha detto alla fine, “è sempre più pallida ed è provata ma quando ci vediamo proviamo a sorridere il più possibile e lei resta sempre una combattente”.

Le reazioni politiche

Alle dichiarazioni del ministro ungherese ha replicato anche la capogruppo in commissione Politiche europee del Senato Tatjana Rojc (del Partito democratico): “In base alle parole del ministro ungherese, Ilaria Salis è da considerarsi colpevole prima ancora che sia emessa una sentenza. I giudici sotto Orban possono essere considerati un accessorio al servizio del Governo, come ai tempi del Patto di Varsavia. È un ottimo motivo per occuparsi della sorte di una cittadina italiana e del rispetto dei suoi diritti, e spiace che per il signor Szijjártó questa sia ‘interferenza’ perché invece è il minimo che deve fare uno Stato di diritto, uno Stato che fa parte a pieno titolo dell’Unione europea, non solo quando si tratta di usare i veti per ottenere vantaggi. Restiamo in attesa di risposta ufficiale del Governo italiano”.

Il carcere ungherese

Carmen Giorgio, una bresciana di 43 anni che è stata compagna di cella di Salis per circa tre mesi, ha raccontato di “topi, piccioni, cimici, catene, maltrattamenti e botte”. Nel carcere ungherese, ha detto in un’intervista, “abbiamo visto di tutto, è un posto fuori dal mondo pieno di cose storte. E lei ha paura di restarci per sempre”.

Dopo tutti questi mesi di carcere, ha raccontato la compagna di cella, “è sempre più giù e sempre più magra. All'inizio pensava come me che fosse uno scherzo, che ci avrebbero fatte uscire. Poi ha capito che volevano fargliela pagare. Per sei mesi non le hanno concesso telefonate. Studiava tutto il giorno, ma lì ti trattano da cani, le guardie sono quasi tutti uomini, ti urlano in faccia, ti portano in giro legata mani e piedi a un cinturone che l'agente tiene con una specie di guinzaglio. L'ultima volta che l'ho vista, una settimana fa, le si leggeva in faccia la paura di restare”.

Anche il cibo è terribile, spiega, “lo danno una sola volta al giorno, a pranzo, una specie di zuppa d'acqua sporca, immangiabile. A cena solo conserve e marmellate. Se provi a metterti qualcosa da parte, lo buttano via. Ilaria aveva chiesto altro per allergie alimentari, le davano riso bianco freddo. I piatti li puliscono con uno straccetto. Ilaria aveva il terrore delle malattie. Lei ha avuto una reazione allergica per le cimici, io ho problemi con la tiroide, abbiamo chiesto pasticche o la visita di un medico: nulla”.