Il tatuaggio ha cambiato pelle, rimozioni boom. Mai più per sempre

I vip hanno aperto la strada, ora è una moda. La generazione Z se li fa, ma è consapevole di poterli cancellare

I tatuaggi in Italia
I tatuaggi in Italia

Roma, 18 dicembre 2023 – Il tatuaggio sta cambiando significato. Grazie alla rivoluzione della tecnologia laser per la rimozione definitiva dei segni sulla pelle, il modo in cui l’inchiostro inciso nel corpo viene percepito si è trasformato. Chi appartiene alla generazione Z (i nati tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio degli anni Dieci), infatti, si fa ormai un tatuaggio con la consapevolezza che, volendo, potrà rimuoverlo. Per le generazioni precedenti si trattava, invece, di qualcosa di indelebile, che diventava parte del proprio corpo per sempre. Sta avvenendo un ripensamento del concetto di tatuaggio in sé, come è successo ad esempio già nel ‘800 e poi nel ‘900, quando erano diventati sempre più popolari e utilizzati per esprimere la propria individualità e unicità.

La nuova moda di eliminare i tatuaggi è stata sicuramente spinta dalle esternazioni social di molti vip. Nei primi anni Duemila Angelina Jolie si è tolta un tatuaggio dal bicipite: era un drago con sopra il nome dell’ex marito, l’attore Billy Bob Thornton. L’immagine si era sbiadita ed era orribile da vedere finché non è diventata abbastanza chiara da permetterle di coprirla col trucco. Ora i medici sono diventati più abili nell’individuare le migliori lunghezze d’onda e le tecniche più adatte ai diversi tipi di inchiostro e alle varie tonalità della pelle. Nel 2018 la showgirl Belen Rodriguez pubblicò su Instagram il video di una seduta per eliminare il tatuaggio che condivideva con l’ex marito Stefano De Martino dopo la fine della loro storia. Tre mesi fa la conduttrice tv Ema Stokholma ha fatto lo stesso, spiegando di volersi far rimuovere i tanti tatoo che ricoprono il corpo e invitando la gente a non farsene più.

Ma da una decina d’anni non ci sono solo vip che ricorrono a questa pratica. "Per cancellare un tatuaggio di medie dimensioni ora servono 4 o 5 sedute, a seconda del colore del disegno e del tipo di pigmento – spiega il professore Marco Iera, specialista in chirurgia plastica, estetica e ricostruttiva dell’Istituto clinico Brera –, il costo arriva fino a 300 euro per seduta. Negli ultimi tempi ho notato una crescita delle richieste: le mode cambiano più rapidamente. Un identikit del paziente medio non c’è, arrivano qui persone dai 18 anni in su per le motivazioni più svariate. Una volta trattai una donna che voleva eliminare un tatuaggio fatto successivamente a un tradimento del suo fidanzato".

Aspiranti poliziotti che vogliono tentare il concorso pubblico, giovani che hanno perso una scommessa da ubriachi, ragazze lasciate dai fidanzati, ex detenuti che desiderano dimenticare il periodo in carcere: i motivi per far sparire un tatuaggio sono tantissimi se negli ultimi dieci anni in Italia si è registrata un’impennata del 440% delle richieste ai dermatologi, secondo un recente studio del Quanta system observatory. Si stima che il 36% degli adulti sia tatuato – il 14% delle donne e il 12% degli uomini –, circa 17 milioni di persone, e il 57% ha dichiarato di essersi pentito e di voler modificare o rimuovere un tatuaggio (nel 2015, secondo l’analisi dell’Istituto superiore di Sanità la quota era del 17 per cento). Negli Usa 11 anni fa gli iscritti all’American society for dermatologic surgery hanno rimosso 63mila tatuaggi, nel 2019 la cifra era salita a 164mila (più 155%): e ancora di più sono quelli eliminati da specialisti nei centri estetici e negli studi medici. Oltre oceano si va al supermercato e in un quarto d’ora, via, il medico comincia a far sparire il tattoo.

Dunque, questa forma d’arte e di cultura basata sulla permanenza sta cambiando profondamente. Decorazioni, elementi di stile, fanno parte del corpo ed erano destinati a durare per tutta la vita. Ma se l’inchiostro adesso può sparire, possono scomparire anche i suoi significati. I tatuaggi più antichi mai ritrovati appartenevano a Otzi, vissuto in Trentino Alto Adige circa 5.300 anni fa: quest’uomo ne aveva 61, tra cui braccialetti sui polsi e trattini neri su tutto il corpo. In svariate comunità segnarsi la pelle rappresentava un tratto di appartenenza o di vittoria: un individuo poteva riceverne uno dopo aver combattuto in battaglia. L’antropologo studioso di tattoo, Lars Krutak – racconta l’Atlantic –, ha parlato della possibilità di rimuovere i tatuaggi con anziani dei Konyak Naga in India e i Kalinga nelle Filippine: tutti dicevano che “non riuscivano nemmeno a rispondere, nessuno penserebbe mai di togliersi un tatuaggio”. E, invece, la svolta arrivò nel 1967 col dermatologo Leon Goldman: per superare il dolore e gli effetti collaterali dei metodi chirurgici o meccanici, usò per la prima volta la tecnologia laser.