Il sociologo: "Periferie contese. Il rischio banlieue"

"Un’operazione di polizia può risolvere al momento il problema, ma nel lungo periodo dobbiamo agire da un punto di vista...

"Un’operazione di polizia può risolvere al momento il problema, ma nel lungo periodo dobbiamo agire da un punto di vista culturale se vogliamo smantellare questo tipo di associazioni criminali che si creano in periferie disagiate e con soggetti da recuperare". Il professor Franco Prina, sociologo, docente all’università di Torino, studia da tempo il disagio giovanile. Professore, che giudizio dà dei blitz di ieri?

"Dimostrano attenzione per quelle aggregazioni giovanili che compiono reati predatori di gruppo. Ma bisogna capire le differenze e districarsi nei vari mondi che si presentano".

Un fenomeno, quello della criminalità giovanile, che si sta però diffondendo: come mai?

"La crescita del fenomeno è importante. Ci sono aree nelle città in cui si sono aggregati giovani di provenienza diversa: italiani che vivono in famiglie problematiche senza capacità educative, giovani di seconda generazione che non si sono ancora adeguati al nostro mondo e minori non accompagnati. Le periferie sono i luoghi più facili dove queste diseguaglianze possono proliferare".

C’è una legame fra queste bande e la cultura trap?

"Ogni periodo ha modi diversi di rappresentare la ribellione, la rabbia, il bisogno di opporsi alle istituzioni. Tutto è globale e ormai non ci sono più barriere alla contaminazione fra le esperienze dei vari Paesi".

Quindi non c’è un nesso diretto con questo tipo di comunicazione musicale?

"Le bande giovanili agiscono con le specificità locali. I ragazzi immigrati arrivati nelle nostre periferie esprimono in questo modo la sofferenza, il disagio, hanno la spavalderia di chi non teme nulla. Gli adolescenti non hanno paura di sfidare gli adulti con qualsiasi strumento".

Le famiglie cosa possono fare?

"I ragazzi italiani provengono da nuclei privi di strumenti culturali e con un padre che magari ha perso il lavoro. Gli immigrati fanno fatica a stare dietro ai ragazzi. E chi arriva da solo è obbligato a mandare soldi a casa senza pensare a come trovarli".

Rischiamo un effetto gang americane?

"Le nostre sono fluide, i gruppi nascono, si alleano ma poi si decompongono. Semmai dobbiamo evitare l’effetto banlieue parigine".

Riccardo Jannello