Il saluto del giudice Salvini: "Io, lontano dalle correnti"

Dai misteri da piazza Fontana al terrorismo nero e rosso la toga va in pensione

Salvini

I momenti più coinvolgenti di questi quarant’anni di lavoro sono stati certamente gli anni del terrorismo durante i quali con altri colleghi siamo riusciti a convincere centinaia di giovani ad abbandonare la lotta armata e a reinserirsi nella società. Così come sono state coinvolgenti, per me che ero studente all’epoca dei fatti, e le indagini che hanno consentito di dare una paternità storico-giudiziaria alla strage di piazza Fontana.

Un momento certamente molto intenso è stata anche la scoperta dei responsabili dell’omicidio Ramelli, lo stesso impegno che vi è stato per Fausto e Iaio per i quali purtroppo non sappiamo ancora la verità.

Credo che i giovani colleghi di oggi siano molto preparati ma non basta conoscere le sentenze della Cassazione né fare bene i tre temi in un concorso per essere un buon giudice. Serve curiosità, conoscenza del mondo, sensibilità, capacità di parlare con gli avvocati e le parti e una cultura generale e spesso queste doti oggi sono insufficienti L’esempio è stato quello di mio padre che è stato Presidente della Corte d’assise negli anni ’70-80, gli anni più difficili. Quello che ho sempre cercato di fare è avere cura dei processi piccoli come di quelli grandi che danno visibilità perché per l’imputato comune quel piccolo processo è il “suo” processo.

Dopo il caso Palamara non è cambiato nulla, sono stati sanzionati solo coloro che erano presenti all’Hotel Champagne e pochi altri, ma il core business delle correnti è rimasto quello di sempre, un nominificio. Io per prima cosa sposterei il Csm da Roma per ridurre le occasioni malsane di incontro. Per questo io mi sono sempre tenuto lontano dalle correnti. Del resto penso che il lavoro del magistrato sia essenzialmente individuale, un esercizio di coscienza nel senso umanistico del termine e la presenza oppressiva di gruppi stabili di magistrati organizzati in partiti sia già di per sé una stortura.

Allo stesso modo non sono mai stato interessato ad incarichi direttivi. Sono ruoli quasi sempre burocratici e quasi inutili. Invece quello che mi è sempre interessato è capire e intervenire sulla realtà della nostra città fare qualcosa di utile, tentare di trasformare qualcosa di male in bene.