Sfida nucleare, il regista Oliver Stone: "Solo l’atomo ci salverà. Troppe paure irrazionali"

Intervista al cineasta Usa, a Bologna per presentare il suo ultimo documentario. "Ma è difficile pensare ad accordi globali, ogni Paese dovrebbe fare per sé".

Bologna, 4 dicembre 2023 – Oliver Stone è ancora in giro per l’Italia – ieri sera era a Bologna – a presentare il suo documentario politico Nuclear Now, che il 6 dicembre si vedrà su La7 e che in maniera chiara, storica e scientifica, racconta tutto quello che avreste voluto sapere sul nucleare, ma non è mai stato detto. Il film, tra l’altro, è stato prodotto da Stefano Buono, fisico e ceo di NewCleo.

Il regista Oliver Stone
Il regista Oliver Stone

Oliver Stone, secondo lei quello che si è raggiunto a Dubai alla Cop28, una dichiarazione congiunta per triplicare le capacità energetiche nucleari nel mondo entro il 2050 e arrivare a emissioni zero è un buon segno e un po’ si deve anche al suo documentario?

"Sono felicissimo di questo risultato perché è quello cui stiamo cercando di arrivare entro il 2050, avremo bisogno di tanta energia e il nucleare è quello che produce più energia pulita, longeva e di maggior volume. Ovviamente, come è anche stato detto dagli standard emanati dalla Ipcc, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, abbiamo bisogno della massima quantità di fonti energetiche, anche eolico e solare, e non bisogna dimenticare che oggi i Paesi in via di sviluppo stanno crescendo a un ritmo più elevato e ci sarà la necessità di un fabbisogno energetico tre-quattro volte maggiore rispetto a quello di oggi".

Qual è la situazione del suo Paese, gli Stati Uniti?

"Non si sta facendo praticamente nulla in questo momento. Ci sono circa 194 reattori nucleari, ma non è prevista altra costruzione se non un nuovo reattore in Georgia. Purtroppo però oggi, negli Stati Uniti non è possibile realizzare nulla di grandi dimensioni ed ecco perché è importante capire che ogni paese si troverà ad affrontare problemi diversi. Sarà difficile pensare a un accordo a livello globale".

Qual è il suo consiglio?

"Ogni Paese deve impegnarsi ad andare in questa direzione volontariamente e da solo. E sarebbe anche arrivato il momento che i Paesi ricchi restituissero quello che hanno preso dai Paesi poveri, soprattutto in termini di risorse. Dobbiamo pensare al futuro. Vorrei che mia figlia avesse dei figli e che le giovani generazioni avessero un mondo dove poter vivere. A me importa fino a un certo punto, perché forse sarò anche già morto. Lasciamo loro un mondo; oggi le giovani generazioni sono molto meno preoccupate del nucleare rispetto alle precedenti".

In Italia ci sono stati referendum nel 1987 e nel 2011. Crede che ce ne vorrà un altro?

"Come ha sottolineato Stefano Buono non ci sarà bisogno di un referendum perché se cambia la situazione geopolitica e se cambia la tecnologia il referendum non può impedire la scrittura di nuove leggi e le cose sono già cambiate".

Come si esce dalla paura del nucleare?

"Si è creata confusione tra armi nucleari e energia nucleare, e invece c’è una grande differenza e non è per niente facile costruire una bomba, non è che i terroristi si applicano e la costruiscono. Anche quello che si è detto in Ucraina, di far saltare le centrali nucleari, è impossibile, sono sicure, non si possono far saltare nemmeno colpendole con un aereo perché sono sotto una volta di cemento armato, protette e sicure".