Martedì 23 Aprile 2024

Il Papa nella sua autobiografia: "Ratzinger usato contro di me". Gli storici: uno schiaffo ai nemici

Martedì esce ’Life’, Francesco ripercorre la sua vita. "Ho avuto una sbandata in seminario". La teologa Perroni: "Ma un pontificato non è una soap opera, c’è il rischio della papolatria".

A dire il vero il titolo sembra tagliato su misura per una serie tv di successo. E, invece, ’Life. La mia storia nella Storia’, così si chiama, è solo – si fa per dire – l’autobiografia con cui papa Francesco si racconta davanti al grande pubblico all’inizio del suo undicesimo anno di pontificato. Scritto con il vaticanista di Mediaset, Fabio Marchese Ragona, e anticipato in parte dal Corriere della Sera, il libro uscirà martedì sia in America sia in Europa e si presenta come una sorta di bilancio esistenziale: dall’infanzia di Jorge Bergoglio in Argentina con l’amata nonna alla "piccola sbandata" sentimentale durante gli anni del seminario, alle trame vaticane di chi pensava al Conclave, "quando ero ricoverato", fino al dolore provato per il predecessore Ratzinger "strumentalizzato" a fini ideologici e politici "da gente senza scrupoli". Se l’autobiografia inanella aneddoti in parte noti e riflessioni inedite come quelle sull’esilio a Cordoba prima di diventare arcivescovo di Buenos Aires, durante il quale "ero molto chiuso in me stesso, un po’ depresso", l’operazione editoriale – alle volte la tempistica si traduce in una fortunata casualità – ha il merito di trarre Francesco fuori dal pantano delle polemiche sulle sue recenti dichiarazioni a mezzo stampa relative all’Ucraina. Ma alimenta il dibattito sull’opportunità di una nuova intervista e su una sua possibile rinuncia al papato.

"Avessero detto a Pio XII che un suo successore avrebbe rilasciato più interviste che scritto encicliche – è l’interpretazione di Alberto Melloni, ordinario di storia del cristianesimo nell’Università di Modena-Reggio Emilia –, si sarebbe meravigliato. Tuttavia questa è una scelta che Bergoglio fa anche a costo di pagare il prezzo dato dal rischio di manipolazioni del suo pensiero. Paradigmatica a riguardo è la questione della bandiera bianca per l’Ucraina". Nulla avviene per caso Oltretevere soprattutto nell’epoca attuale della comunicazione smart. "Da storico non mi scandalizza il ricorso al genere letterario dell’intervista – chiarisce Daniele Menozzi, professore emerito di Storia contemporanea alla Normale di Pisa –. Sottintende una strategia, già nota a Leone XIII a fine ’800, tesa a raggiungere un pubblico più vasto possibile. Ma si evince anche la volontà di avvisare i detrattori di Francesco: lui non intende rinunciare al ministero. Per ora, almeno, visto che, anche alla luce del discernimento spirituale caro ai gesuiti, è il primo ad attuare su di sé una sorta di vigilanza attiva circa le sue condizioni di salute. E comunque farebbe scelte in controtendenza rispetto al suo immediato predecessore".

Solo se subentrasse un grave impedimento fisico, Bergoglio si dimetterebbe. A quel punto non si farebbe chiamare Papa emerito, ma vescovo emerito di Roma e si trasferirebbe a Santa Maria Maggiore – in passato aveva ventilato l’ipotesi Laterano –, la basilica della Salus populi romani in cui si reca prima e dopo ogni viaggio apostolico. Nel libro manca solo un riferimento all’opportunità di continuare ad indossare la talare bianca, come deciso da Ratzinger, e poi ’lo strappo’ con il Papa tedesco sarebbe perfetto. "Non lo dice apertamente, ma è chiaro che i dieci anni di coabitazione devono essere stati piuttosto pesanti per Bergoglio – è il commento del teologo Brunetto Salvarani –. Lui e Benedetto XVI avevano solo diverse sensibilità, la contrapposizione è stata creata ad arte dall’entourage ratzingeriano. E il Papa l’ha voluto dire agli avversari senza paura: uno schiaffo". Da questa vicenda nasce anche l’urgenza di mettere mano al diritto canonico per disciplinare la rinuncia al soglio petrino. "Non è un caso che Francesco si dica pronto ad assumere il titolo esistente di vescovo emerito – precisa Menozzi –. Si eviterebbero fraintendimenti, anche se il vuoto normativo esiste. Un caso simile non può essere lasciato alla sensibilità dei protagonisti".

L’autobiografia conferma la forte sensibilità del Papa per la causa gay, la sua visione dell’aborto ("È un atto criminale") e sviscera aspetti privati e sentimentali della sua vita. Il rischio dietro l’angolo è quello di trasformarla "in una soap opera" e di alimentare "una certa papolatria anche nei confronti di chi ha avuto il merito di svecchiare la comunicazione vaticana", è la critica di Marinella Perroni, docente emerita di Nuovo Testamento al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma. Secondo indiscrezioni, nell’autobiografia il Papa smentirebbe qualsiasi ipotesi di far entrare in conclave anche dei laici. La voce era stata fatta circolare Oltreoceano dagli ambienti tradizionalisti. Più come fuoco di sbarramento che altro.