Martedì 11 Giugno 2024
GIOVANNI PANETTIERE
Cronaca

"Il papa a Kiev? Passerella inutile" Il cardinale: la Chiesa deve unire

Il canadese Czerny, reduce dalla missione in Ucraina: "Non aspettatevi che Bergoglio si metta contro l'una o l'altra parte"

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Quel che è certo è che "il Papa non fa passerelle", figurarsi durante un conflitto, in un viaggio a Kiev per giunta "adesso molto difficile da realizzare viste le reali condizioni sul campo". Come dire, al momento Francesco resta a terra, secondo il cardinale canadese Michael Czerny, uno dei due porporati (l’altro è l’elemosiniere Konrad Krajewski) spediti nei giorni scorsi dallo stesso Bergoglio in Ucraina, in missione umanitaria. L’alto prelato della Compagnia di Gesù le conseguenze della guerra a Est le ha viste da vicino. Nei volti, negli occhi e nella voci strozzate dal pianto dei rifugiati in fuga dalle città martiri ucraine di Mariupol e Charkiv. "Non dobbiamo abituarci a questo conflitto – ammonisce il prefetto ad interim del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale –, il rischio c’è, ma la guerra è sempre un abominio". E sulla mancata condanna esplicita di Putin, da parte di Francesco, Czerny chiarisce: "Se ci si aspetta che il Papa si metta contro l’uno o l’altro, si è fuori strada. Non è ciò che deve fare la Chiesa".

Cardinale, con che spirito è rientrato in Italia dall’Ucraina?

"Sono tornato col cuore sanguinante per il dolore. Le persone lì affrontano un vero calvario. Ma sono rientrato anche pieno di speranza, perché ho visto tanti uomini, cattolici di rito latino e greco, nonché ortodossi e istituzioni impegnati nel costruire la pace, attraverso la solidarietà e l’accoglienza. In Ungheria, Slovacchia, nella stessa Ucraina, le terre che ho visitato, ho cercato, su suo mandato, di rendere presente il Papa tra i profughi".

Che ruolo sta giocando il Vaticano a livello diplomatico?

"Il Pontefice ha ribadito che la Santa Sede è pronta a fare tutto quanto è possibile per il negoziato. La diplomazia vaticana, come ha detto il segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, si offre come mediatrice. Il dialogo è ciò che ispira sempre l’azione del Papa e della Chiesa, è stato così anche in molte crisi del ’900, come quella di Cuba del 1962 o quelle in Medioriente. Certo, per fare questo ci vuole il consenso dei principali contendenti".

Parolin ha legittimato, come male minore, il diritto alla difesa in armi di Kiev, Francesco ha contestato duramente i Paesi come l’Italia che stanno orientandosi verso un incremento delle spese militari, anche nell’ottica di un sostegno armato all’Ucraina: in che modo si conciliano due posizioni in apparenza così distanti?

"Il Papa ha fatto un discorso di lungo periodo. Armarsi più di quanto già non si sia fatto non porterà il mondo a un equilibrio di pace, ma aumenterà il rischio di nuovi conflitti nel futuro. Al contempo, non mi sembra che abbia negato in questa contingenza il diritto di un aggredito a difendersi, inoltre ha più volte parlato al telefono col presidente ucraino Zelensky. Detto ciò, è normale che la Santa Sede lavori, affinché si torni alla diplomazia e alla mediazione".

Perché, però, Bergoglio esita a condannare esplicitamente Putin e Mosca per l’aggressione dell’Ucraina?

"Non sono d’accordo. Il Papa è stato molto duro nella sua condanna, fin dall’Angelus del 6 marzo. Ha parlato di aggressione, e successivamente di guerra ripugnante e sacrilega. Lui lavora per unire, non per dividere, spesso lo fa nel silenzio e nell’ombra, perché in gioco c’è sempre la vita delle persone. E opera su tre direttrici: diplomazia, aiuti umanitari, preghiera. La consacrazione al Cuore Immacolato di Maria dell’Ucraina e della Russia è un gesto di grande rilevanza, non solo spirituale".

Ci sono margini per legittimare un eventuale intervento della Nato?

"Non tocca alla Santa Sede farlo, è una questione che riguarda il diritto internazionale umanitario che ha i suoi strumenti e le sue procedure. Di sicuro, non ci si può aspettare una legittimazione religiosa di una guerra".

Si temporeggia sul viaggio papale a Kiev anche perché si vuole salvare un decennio di sforzi ecumenici con gli ortodossi russi?

"Il Papa desidera continuare a mantenere vivo l’ecumenismo che è un frutto prezioso a cui ha dato nuovo vigore durante il suo pontificato nel solco dei predecessori. Quanto al viaggio, il Pontefice non si muove facendosi tirare per la tonaca da uno o dall’altro. Prima che si arrivi a gesti clamorosi si deve lavorare per un cessate il fuoco immediato".