Il metodo del maestro Gabriele: "Oltre ai voti metto anche pensieri"

Gabriele Camelo insegna alle elementari a Palermo: i piccoli vanno motivati. "Le storie di Alessandra e Nicolas lo dimostrano"

Il maestro Gabriele Camelo
Il maestro Gabriele Camelo

Palermo, 5 febbraio 2024 – La forza della motivazione e dell’affetto. Il maestro Gabriele Camelo, 42 anni, sta diventando un fenomeno nazionale con il suo ’rivoluzionario’ metodo didattico (il profilo ’Maestro Gabriele’ su Instagram ha fatto boom). Sui quaderni dei bambini delle elementari a Palermo non scrive voti (che invece deve seguire per gli scrutini), ma lascia pensieri che spingono a impegnarsi e toccano le corde emotive.  

Come nasce questa idea?

"Il giudizio degli scrutini è piuttosto asettico e le famiglie non comprendono l’andamento in classe dei figli. Io do feedback: sappiamo che un bimbo cresce meglio se è in un contesto sereno ed è motivato. Mi è venuto automatico rinforzare il lavoro dei piccoli con parole carine".

Genitori e colleghi come hanno accolto la sua iniziativa?

"Per 7 anni mi sono integrato pienamente con famiglie e colleghi, creando un senso di comunità. Ora da qualche mese sono in un nuovo ambiente e c’è un periodo di transizione. Mi rispettano, anche se qualche famiglia non condivide totalmente il mio modo di fare il maestro".

E gli studenti, che progressi hanno manifestato?

"Si stabilizzano a livello affettivo ed emotivo. Chi ha difficoltà a comportarsi o mostra tratti devianti, a poco a poco instaura una relazione sana coi compagni e i maestri. In più si vede una forte crescita didattica".

C’è una storia in particolare?

"Quella di Alessandra, bambina di 5 anni arrivata in classe con difficoltà comportamentali inimmaginabili. Tirava calci alle porte, cercava di scappare da scuola e non parlava con nessuno. A furia di motivazioni, carezze, lacrime asciugate, si è totalmente trasformata: lavora serena sul quaderno e impara molto".

Come si motiva uno studente che ha poca voglia di impegnarsi?

"La risposta è dentro di lui, bisogna chiedergli cosa ama fare. Nicolas – ad esempio – è un bimbo iperattivo, non stava fermo un secondo. Io l’ho portato in giardino a svolgere le schede di Italiano tra una corsa e una staffetta. Lo facevo sedere per 30 secondi, poi gli davo compiti e tempi da rispettare: ’tocca il muretto e vieni a fare gli esercizi’".

E uno studente che eccelle troppo, ma è pronto a tutto pur di aggraziarsi il maestro?

"Fra i bambini c’è così purezza che il secchione non esiste. I bambini più avanti li rendo collaboratori, li trasformo in piccoli maestri per fare crescere i compagni".

Qual è il suo sogno?

"Fare scuola non dentro le mura, ma in modo esperienziale: insegnare discipline scoperchiando il mondo. La vita non si spiega sui libri, bisogna uscire, annusare, bagnarsi, sporcarsi, innamorarsi dei tramonti, fare interviste ed essere curiosi. Vorrei una classe-pulmino dove ogni giorno si scopre qualcosa fuori".

Nella sua infanzia e adolescenza che insegnanti ha avuto?

"Suor Susanna, che rappresenta la dolcezza per me. Mentre non scorderò mai un’altra religiosa che mi rimproverava: ‘Che scrittura bislacca hai’. Ho avuto due genitori opposti: mamma con forte senso del dovere, molto razionale, cognitiva. Papà molto passionale ed emotivo. Questo mix, con tanta sofferenza, mi ha dato comunque tutto, poi io ho elaborato le imperfezioni rendendole risorse".

Il governo vuole tornare alla votazione numerica.

"Non sono contrario. Tra prof e studenti deve esserci una comunicazione affettiva e costruttiva, coi soli numeri non lo puoi fare. Però il sistema numerico permette alle famiglie di capire meglio la progressione degli studenti. La soluzione potrebbe essere: valutazioni personalizzate integrate a un sistema più rigido".

Con i dovuti parallelismi, lei ricorda lo psichiatra Vittorino Andreoli e il criminologo John E. Douglas, entrambi "innamorati dei matti e serial killer". Loro entravano in sintonia con le menti più diaboliche attraverso la comprensione. Lei fa lo stesso con gli studenti più reietti e difficili?

"Sì. Avere una formazione eclettica mi aiuta: sono laureato in Psicologia, Pedagogia, Scienze della comunicazione e Scienze della formazione primaria. Ma non penso che la laurea, inteso come pezzo di carta, sia importante. Il vero segreto è la passione".

Non crede che le vacanze estive nella scuola italiana siano troppo lunghe?

"Lo penso e sono contento (ride, ndr). Se potessi realizzare il mio sogno di scuola diffusa, in luglio porterei gli studenti a fare surf".

E della Dad che pensa?

"Purtroppo non è stata molto efficace perché lavoravo in una scuola con utenza medio-bassa alla Vucciria: i mezzi tecnologici, nelle case, o non li avevano oppure non li sapevano usare".