Lunedì 17 Giugno 2024
ALESSANDRO FARRUGGIA
Cronaca

Il drone abbattuto Chi vola sul Mar Nero "Putin vuole il controllo dello spazio aereo"

Telefonata fra i due ministri della Difesa dopo la collisione ad alta quota. Ma gli Stati Uniti provano a minimizzare: "Non c’è stata intenzionalità". L’analista Batacchi e il rischio escalation. "Dalla Russia messaggio alla Nato"

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di Alessandro Farruggia

Sale la tensione nel mar Nero. Ci sarebbero state almeno tre intercettazioni di droni americani nell’ultimo mese e mezzo e una dozzina nel 2022. Questo, secondo fonti militari occidentali, sarebbe il bilancio degli ’incontri ravvicinati’ tra il sistema di difesa aereo russo e droni americani nel mar Nero. Pericolosi ’giochi di guerra’, anche se solo ieri Mosca è riuscita ad abbattere uno dei droni.

Nel 2022 sono stati una quarantina gli ’scramble’ (decollo d’emergenza) che hanno visto aerei Nato confrontarsi con velivoli russi sul mar Nero a fronte dei 570 ’scramble’ complessivi (per i 45 sul mar Baltico) fatti nell’intero anno contro target russi in Europa. "L’intercettazione ravvicinata è una tipologia di comportamento del sistema di difesa aereo russo e recentemente abbiamo visto un atteggiamento più aggressivo", ha detto ieri al Pentagono il capo di stato maggiore della Difesa americano, generale Mark Milley. L’America non vuole alzare il livello dello scontro e per questo Milley ieri ha detto di "non poter affermare con sicurezza che l’abbattimento del drone sia stato intenzionale". Il portavoce del dipartimento di Stato, Ned Price, è andato anche oltre: "La collisione tra un drone americano e due caccia russi sopra il Mar Nero probabilmente è stato un atto non intenzionale".

Questo premesso, gli Stati Uniti ribadiscono l’intenzione di continuare i voli nello spazio aereo internazionale sul mar Nero e l’han fatto sapere ai massimi livelli. "Gli Stati Uniti continueranno a volare e operare dove il diritto internazionale lo permette", ha detto il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin in una telefonata al ministro della Difesa Sergei Shoigu nella quale ha denunciato "il recente comportamento non professionale, pericoloso e sconsiderato delle forze aeree russe nello spazio aereo internazionale sopra il mar Nero". Gli analisti militari non sono sorpresi dell’aumento delle tensioni sul lembo d’acqua, le cui sponde toccano tre Paesi Nato (Turchia, Romania, Bulgaria) e sul quale gli alleati svolgono una intesa attività di ricognizione aerea che irrita non poco Mosca.

"Erano mesi – osserva Piero Batacchi di Rivista Italiana Difesa – che tutta la galassia ultranazionalista russa a destra di Putin, che ha criticato la conduzione della guerra da parte del ministro della Difesa Shoigu, diceva ’abbattiamo i droni americani che operano sul Mar Nero’. Alla fine le hanno dato retta e l’hanno fatto. Mi aspettavo che lo facessero anche prima".

"È stato chiaramente un atto deliberato – prosegue Batacchi – che vuole mandare alla Nato il messaggio che lo spazio aereo internazionale sul mar Nero è comunque sottoposto ad un placet russo. Adesso la Nato dovrà decidere come muoversi, se ignorare le minacce russe, oppure operare con droni di tipo diverso, come il Global Hawk, qualche decina di chilometri più lontano dalle frontiere sotto controllo russo. Certo è – conclude Batacchi – che ora si sa che i russi sono disposti ad interferire attivamente con l’attività che la Nato svolge nel mar Nero e questo alza la tensione".

Secondo le ultime ricostruzioni il drone abbattuto, un MQ-9 Reaper, sarebbe decollato dalla base aerea ’Jonesco’ di Campia Turzii, in Transilvania (Romania) e avrebbe preso dalle 4 del mattino il posto del drone Global Hawk, con nome in codice Forte 10, decollato dalla base di Sigonella in Sicilia, che ha operato sul Mar Nero fino alle 2.40 per rientrare a Sigonella alle 6.02. L’abbattimento è avvenuto a 75 miglia nautiche (138 km) a sud della Crimea, anche se l’aereo si è avvicinato fino a 32 miglia nautiche dal porto militare di Sebastopoli, dal cui aeroporto militare di Belbek sono partiti i 2 SU27 Flanker responsabili dell’intercettazione. Il relitto del drone (dal quale gli americani sostengono che, una volta danneggiato, sia stato cancellato il software prima di farlo schiantare in mare) giace su fondali tra i 1.200 e i 1500 metri.