Giovedì 13 Giugno 2024
ELENA G. POLIDORI
Cronaca

Il congresso Pd "A sinistra le donne faticano a emergere Il modello? Sanna Marin"

Lia Quartapelle: "È un problema che coinvolge tutta l’Europa". Stoccata sulla manovra targata Meloni: non ha le idee chiare. "Queste misure non riducono gli squilibri con gli uomini"

di Elena G. Polidori

Lia Quartapelle (Pd), la prima donna premier italiana è Giorgia Meloni ed è di destra. A sinistra una donna leader ancora non c’è. Perché?

"Ho molto rispetto per la storia di Meloni, e nonostante la distanza tra le sue posizioni e le mie, credo che sia importante, positivo per le donne italiane, vedere una donna presidente del Consiglio. A sinistra in Italia non è ancora successo, sottolineo ancora, ma succederà. È un traguardo da raggiungere anche per altri partiti della famiglia socialdemocratica europea. Per esempio nel Regno Unito o in Germania, ci sono state prime ministre, ma anche lì sono tutte donne che venivano dalla destra e anche lì Spd e Labour non hanno ancora avuto segretarie. Quindi, non è solo nel Pd che le donne fanno più fatica a emergere a sinistra. Dobbiamo prendere spunto da Sanna Marin, la premier finlandese, Jacinda Ardern, prima ministra della Nuova Zelanda".

A sinistra le donne non emergono forse perché si occupano solo di temi delle donne?

"Non è così. Le faccio degli esempi. Paola De Micheli ministra delle Infrastrutture, Federica Mogherini ministra degli Esteri, Roberta Pinotti, ministra della Difesa. Quindi non è vero che le donne del Pd si sono battute solo sui temi delle donne".

Meloni, a suo giudizio, come sta affrontando la sua premiership?

"Finora la sua scelta più giusta l’ha fatta dall’opposizione quando ha sostenuto Draghi e la sovranità dell’Ucraina. Ora che è lei al governo, il vero banco di prova sarà la legge di bilancio".

La manovra di Meloni è espressione di una politica di destra per lei?

"Non vedo una visione di grande respiro per il futuro dell’Italia. Meloni si sta dando da fare solo per accontentare alcune categorie senza un grande disegno strategico di rilancio".

E sulle donne, Meloni come si sta comportando?

"Lei ha una grande opportunità, da donna, di affrontare il nodo del mancato sviluppo italiano che è l’esclusione di metà della popolazione femminile dalla vita economica di questo Paese. Il fatto che le donne non lavorino in Italia è un problema prima di tutto dell’Italia, non solo delle donne, perché significa non poter contare sui talenti e sulle intelligenze dei metà della nostra popolazione. Le uniche cose per le donne, nella legge di Bilancio, riguardano l’allungamento di un mese del congedo di maternità e il pasticcio su Opzione donna. Operazioni che dicono che non ha un’idea chiara di come ridurre il persistente squilibrio a danno delle donne sul mercato del lavoro italiano. Lo scivolone su Opzione donna, differenziando l’anticipo della pensione per le donne in base al numero dei figli, è una grande ingiustizia. Che rinforza un doppio pregiudizio: che in famiglia debbano essere loro prima di tutto a occuparsi dei figli e non entrambi i genitori e che poi nel mondo del lavoro si preferisca assumere un uomo perché non andrà in maternità".

Quando ha governato il centrosinistra perché non lo ha fatto?

"Questo lo contesto. Abbiamo iniziato a farlo: abbiamo introdotto il congedo di paternità obbligatorio allargandolo anche ai dipendenti pubblici, abbiamo fatto un grande investimento del Pnrr su asili nido. Penso ad esempio ai nidi gratis voluti da Isabella Conti, sindaca di San Lazzaro o a quanto sta facendo Lepore a Bologna. Socialdemocrazia vuole dire stato sociale".

Il Pd si vede strappare alcune dei suoi capisaldi politici dal M5s soprattutto sui temi del lavoro, degli ultimi, dei più poveri. Una donna segretaria del PD può invertire questa tendenza?

"Al momento abbiamo un candidato uomo e due candidate donne, ringrazio De Micheli e Schlein per avere avuto grinta, idee e energia e essersi messe a disposizione. È così che il Pd può recuperare la credibilità di un partito che lavora con le donne e per le donne. Sul M5s; bisogna vedere se l’impegno è reale o di facciata. Quando hanno pensato al reddito di cittadinanza non hanno mai ragionato su come aiutare le persone a trovare lavoro. E Conte, da premier, non si è mai occupato di salario minimo e lo ha fatto solo prima di togliere fiducia al governo Draghi. Non è il partito del lavoro è il partito dell’assistenza che spegne il dinamismo sociale".