Sabato 20 Luglio 2024
ALESSANDRO FARRUGGIA
Cronaca

Il conflitto si allarga oltre l’Ucraina Mosca: rischio terza guerra mondiale

Kiev colpisce un deposito di carburante in Russia. Lavrov attacca: la Nato combatte per procura contro di noi

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di Alessandro Farruggia

La guerra deborda fuori dai confini dell’Ucraina. In Russia. E in Transnistria, la regione filorussa della Moldavia. Mentre in Donbass le truppe russe mettono a segno anche ieri limitatissime conquiste territoriali, due incidenti di matrice opposta – uno molto probabilmente ucraina, il secondo quasi certamente pro-russa – sono andati in scena nel lunedì della Pasqua ortodossa. Episodi che non possono aver lasciato indifferente il Cremlino. Infatti è il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, ad avvertire che, pur essendo "inaccettabile" un conflitto nucleare, la terza guerra mondiale è un rischio reale, soprattutto perché "fornendo armi all’Ucraina, la Nato è in guerra per procura contro la Russia". Parole che arrivano significativamente alla fine di una giornata, appunto, segnata dai due incidenti che hanno portato il conflitto fuori dall’Ucraina.

Nel primo incidente sono stati fatti saltare in aria attorno alle 2 della scorsa notte due depositi di carburante (uno civile e uno militare, a poca distanza uno dall’altro) nella città di Bryansk, in Russia, a 105 chilometri in linea d’aria al confine ucraino. I depositi civile è della Trasneft ed è a servizio del cosiddetto ’‘Oleodotto dell’Amicizia”, che trasporta il greggio russo in Ucraina, Polonia, Ungheria e Germania. I depositi hanno continuato a bruciare per oltre dieci ore. Due le ipotesi: o un gruppo di sabotatori ucraini o un attacco con droni armati di fabbricazione turca ma in dotazione agli ucraini. Sarebbe almeno il quinto attacco sul suolo russo dal 31 marzo ad oggi. Mentre in serata ha preso fuoco, vicino a Mosca, il centro commerciale Shelkovyi Put, che ha fatto scattare l’immediata evacuazione.

Il secondo attacco è avvenuto attorno alle 17 a Tiraspol, la capitale della autoproclamata repubblica filorussa della PridnestrovieTransnistria, dove dalla seconda metà anni ’90 si trova un piccolo distaccamento (originariamente 2.400, ora 1.500 uomini) di forze russe, eredi della 14° armata del generale Lebed. Almeno tre uomini hanno attaccato il ministero della sicurezza di Tiraspol. Gli uffici erano deserti per la festività, quindi ci sono stati solo danni materiali. "È una sfida dell’Fsb, il servizio segreto russo – sostiene Valeriu Pasha di WatchdogMd, analista moldavo – per incolpare l’Ucraina e creare le precondizioni per un intervento. Perché attaccare un edificio che sarebbe stato ovviamente vuoto il lunedì di Pasqua? Ovviamente per non fare vittime, ma creare il caso. Una provocazione a basso prezzo".

"Il controllo sull’Ucraina meridionale darà un altro punto di accesso alla Transnistria, dove pure sono stati osservati casi di oppressione della popolazione di lingua russa", ha affermato nei giorni scorsi il generale Rustam Minnekayev, capo del distretto militare centrale russo. "L’appetito di Mosca – commentò Mikhaylo Podolyak, consigliere del presidente Zelensky – continua a crescere. Ora il suo obiettivo nel sud dell’Ucraina è l’accesso alla Transnistria, dove dice che i russi siano oppressi".

Sfortunatamente per i russi per aprire un corridoio verso la Transnistria le truppe di Mosca dovrebbero prima conquistare Mikolayev, ma a Mikolayev sono stati già affrontati e sconfitti dalle truppe ucraine che la difendono e che hanno ricacciato i soldati russi a meta strada tra Mikolayev e Kherson: le truppe russe si trovano oggi a 210 chilometri in linea d’aria dalla Transnistria. Lontanissime.

L’America vuole logorare Mosca e vedere la Russia "indebolita" al punto che non possa lanciare nuove guerre, ha detto ieri il capo del Pentagono, Lloyd Austen, dopo l’incontro a Kiev con Zelensky, fissando l’obiettivo strategico degli Usa nel conflitto ucraino, ossia sconfiggere Vladimir Putin. "Crediamo che possiamo, anzi possano vincere, se avranno l’equipaggiamento giusto", ha detto parlando in una conferenza stampa con il segretario di Stato Antony Blinken. Equipaggiamento che l’America sta fornendo a piene mani. Suscitando l’ira e gli avvertimenti del Cremlino. Che, non a caso, ha bombardato cinque stazioni ferroviarie che ritiene siano utilizzate da Kiev per approvigionarsi di armi dall’Occidente. La tregua è lontana, la tensione altissima. Anche se Lavrov assicura che "tutto finirà certamente con la firma di un accordo", i cui parametri tuttavia "saranno definiti dallo stato delle conquiste militari sul campo". Il riferimento è al Donbass. Ma forse non solo.