Il caso Grillo junior. Ragazza sentita per 10 ore: "Sono sfinita, ma resisto". Minacce all’avvocata

In due giorni raffica di domande alla 23enne sulle presunte violenze sessuali. Le parti civili: "Il calvario non è ancora finito". Lei tornerà in aula il 31 gennaio. Legale attaccata per il confronto serrato con la giovane: "Non mi intimidirete".

Il caso Grillo junior. Ragazza sentita per 10 ore: "Sono sfinita, ma resisto". Minacce all’avvocata

Il caso Grillo junior. Ragazza sentita per 10 ore: "Sono sfinita, ma resisto". Minacce all’avvocata

Alla fine niente video e altre due udienze. "Mi sento svuotata ed esausta, ma resisto...", ha detto dopo 10 ore di ’interrogatorio’ serrato. La testimonianza di Silvia (nome di fantasia), la ragazza che accusa Ciro Grillo e i suoi amici di stupro di gruppo, proseguirà in altri appuntamenti in programma il 31 gennaio e il primo febbraio. In totale quindi si arriverà a sei, mentre in quella andata in scena ieri al tribunale di Tempio Pausania i filmati della difesa (definiti dall’avvocato Giulia Bongiorno "sconvolgenti") non sono stati mostrati. E a questo punto è lecito pensare che arriveranno all’ultimo, visto che gli avvocati sono convinti che i tre video di una ventina di secondi ritrovati nei cellulari degli accusati dimostrino che quella sera tra il 16 e il 17 luglio 2019 nella villa a Porto Cervo di Beppe Grillo il sesso sia stato consenziente.

IL CALVARIO

"Lei è stanca, provata e il calvario non è ancora terminato", ha detto l’avvocato Dario Romano, che ha sostituito anche in questa udienza Giulia Bongiorno. "Ancora una volta la nostra assistita ha ricostruito con grande sofferenza i fatti gravissimi di questo processo", ha sostenuto il legale al termine del controesame. Che si è sviluppato sulle "contraddizioni" (secondo la difesa) in cui sarebbe caduta la ragazza italo-norvegese oggi 23enne a quattro anni di distanza rispetto a quanto detto ai carabinieri della stazione di Milano in cui andò a sporgere denuncia otto giorni dopo i fatti. L’avvocata Antonella Cuccureddu, che difende Francesco Corsiglia (gli altri imputati sono Edoardo Capitta e Vittorio Lauria), ha parlato dei 14 messaggi che Silvia ha inviato a più persone, tra cui anche il suo insegnante di kite surf, nel pomeriggio del 17, ovvero poche ore dopo quello che era successo.

I "NON RICORDO"

"La ragazza ha pronunciato una serie di ‘non ricordo’", ha detto la legale. È successo quando ha risposto in aula sul viaggio in taxi dopo aver lasciato la villa di Grillo: la ragazza aveva raccontato ai carabinieri di essere salita sull’auto solo con l’amica e di averlo fatto da Porto Cervo. Il tassista ha, invece, testimoniato che sono partiti da Arzachena e che c’erano alcuni degli imputati con loro. L’udienza si è conclusa in anticipo rispetto alle precedenti perché la teste, che in due giorni ha risposto alle domande per oltre dieci ore, era particolarmente stanca. Nelle udienze in programma tra gennaio e febbraio la ragazza risponderà alle domande degli avvocati degli altri tre imputati. Successivamente, ha stabilito il presidente del tribunale Marco Contu, sempre a porte chiuse sfileranno gli altri testimoni a partire dalle udienze del 7 e 8 marzo, dell’11 e 12 aprile e del 13 e 14 giugno. Poi la sentenza.

LA DENUNCIA

Intanto, l’avvocata Cuccureddu ha denunciato di aver ricevuto minacce sui social network dopo le polemiche scoppiate per le domande alla teste nell’udienza precedente. "Il presidente e il pubblico ministero mi hanno pubblicamente manifestato la loro più piena e totale solidarietà invitandomi a denunciare e lo farò", ha spiegato. "Porterò tutto in procura nei prossimi giorni. Sono stata accusata di avere fatto qualcosa di non opportuno quando è semplicemente l’unica cosa che io avrei dovuto fare e che ho fatto". Cuccureddu ha detto che le domande su come alla ragazza siano stati tolti i pantaloni e gli slip e quelle sulla mancata reazione durante il sesso orale servivano a ricostruire i fatti "segmento per segmento perché il giudice deve conoscerli. Ho chiesto quello che ho chiesto per fare contestazioni. Il problema è che la teste ha detto cose diverse rispetto a quanto dichiarato in precedenza". E infine: "Non riuscirete a intimidirmi. Continuerò a fare il mio dovere professionale come ho sempre fatto".