Il caso del Cpr di Milano. Intascavano fondi pubblici risparmiando sui servizi

Nella struttura per migranti di via Corelli veniva servito cibo scaduto e avariato. Carenze nelle strutture mediche per malati gravi. Si va verso il commissariamento.

Il caso del Cpr di Milano. Intascavano fondi pubblici risparmiando sui servizi

Il caso del Cpr di Milano. Intascavano fondi pubblici risparmiando sui servizi

La Procura della Repubblica di Milano non ha dubbi: una gigantesta frode ai danni dello Stato è stata compiuta, secondo l’ipotesi investigativa, gestendo in modo più che disinvolto il Cpr di via Corelli a Milano. Tanto che, dopo l’apertura dell’indagine, la struttura che accogliue gli stranieri irregolari è ora a un passo da commissariamento.

Le irregolarità, in alcuni casi, sono macroscopiche. Come quella compiuta mettendo a punto un falso protocollo d’intesa con Dianova Italia, una realtà internazionale che gestisce comunità per tossicodipendenti e che con il Cpr non ha mai avuto contatti. Gli assuntori abituali di sostanze stupefacenti vengono descritti come "bambini non cresciuti", alternando nelle frasi refusi e concetti elementari.

In un’altra falsa convenzione, tra quelle presentate alla prefettura di Milano per simulare rapporti con realtà del terzo settore e ottenere quindi crediti nella fase della gara d’appalto da 1,3 milioni, compare addirittura la firma falsificata di un morto, l’ex presidente della società sportiva Scarioni 1925. "Non abbiamo mai avuto rapporti con questa società – spiega ora Pierangelo Puppo, presidente di Dianova Italia –. Esprimiamo solidarietà, in attesa dell’esito delle indagini, con le persone trattenute nel Cpr che hanno subito questi trattamenti".

Dianova ha presentato anche un esposto alla Procura contro Martinina srl, disconoscendo "la paternità" del protocollo. Una strada che potrebbe essere seguita anche da altre realtà citate nelle false convenzioni.

Questo è solo uno dei fronti dell’indagine per frode in pubbliche forniture e turbativa d’asta, coordinata dai pm Giovanna Cavalleri e Paolo Storari, che ha messo sotto la lente una struttura con problemi che si trascinano da anni. Centro che, ora, potrebbe essere affidato a un commissario. Gli stranieri trattenuti nel Cpr di via Corelli 28 ricevono "cibo maleodorante, avariato" e "scaduto". Carenze che riguardano anche le cure mediche, in una struttura dove, annota la Gdf, sono presenti "ospiti affetti da epilessia, epatite, tumore al cervello, gravi patologie psichiatriche, tossicodipendenti".

Nei prossimi giorni verranno ascoltati altri testimoni, tra cui operatori e dipendenti che, tra l’altro, subivano ritardi nei pagamenti. L’ipotesi investigativa è che, risparmiando sui servizi, gli amministratori della Martinina abbiano fatto la “cresta“, intascando fondi pubblici destinati alla gestione del centro con una capienza scesa a 48 posti. Una tariffa di 40,18 euro a migrante al giorno, più 132,6 euro per il kit di primo ingresso, a fronte di servizi carenti ed "espedienti maliziosi e ingannevoli" da parte degli indagati, Consiglia Caruso e il figlio Alessandro Forlenza. Una gestione familiare di una società con sede a Pontecagnano Faiano (Salerno) con un capitale di 10mila euro e 18 dipendenti e un vorticoso "oggetto sociale".