Mamma e figlia separate a Natale. Bastano cento metri, per i divieti anti Covid di Conte. Perché le case sono in due comuni diversi. Regole "fuori da ogni logica", è schietta Gianfranca Manfredini, 77 anni difficili da credere, capelli rossi rossi, tanta energia e sorrisi. Vive a Volpara, la terra del moscato, 128 abitanti in provincia di Pavia. Vedova, ha avuto 5 figli – il compagno, "per me un secondo marito", altri 4 –; il più lontano vive in Australia, la più vicina, Emanuela, un anno fa si è stabilita a pochi passi da lei. Cambia però il municipio, Golferenzo. E questo rovina tutto, con il nuovo Dpcm. Di colpo quei cento metri diventano una distanza incolmabile. Un muro. La mamma non ci sta. "Ma dico, io dovrei passare il Natale senza vedere mia figlia? Sono cose dell’altro mondo – scansa l’idea l’ex imprenditrice –. Vedrò cosa fare. Sono disposta alla disobbedienza civile, anzi spero che reagiscano così in tanti. E vogliamo parlare della Messa? Come si fa a non dir niente? Cosa cambia tra un’ora o l’altra? Non è che voglio fare la rivoluzione. Ma perché...

Mamma e figlia separate a Natale. Bastano cento metri, per i divieti anti Covid di Conte. Perché le case sono in due comuni diversi. Regole "fuori da ogni logica", è schietta Gianfranca Manfredini, 77 anni difficili da credere, capelli rossi rossi, tanta energia e sorrisi. Vive a Volpara, la terra del moscato, 128 abitanti in provincia di Pavia. Vedova, ha avuto 5 figli – il compagno, "per me un secondo marito", altri 4 –; il più lontano vive in Australia, la più vicina, Emanuela, un anno fa si è stabilita a pochi passi da lei. Cambia però il municipio, Golferenzo. E questo rovina tutto, con il nuovo Dpcm. Di colpo quei cento metri diventano una distanza incolmabile. Un muro.

La mamma non ci sta. "Ma dico, io dovrei passare il Natale senza vedere mia figlia? Sono cose dell’altro mondo – scansa l’idea l’ex imprenditrice –. Vedrò cosa fare. Sono disposta alla disobbedienza civile, anzi spero che reagiscano così in tanti. E vogliamo parlare della Messa? Come si fa a non dir niente? Cosa cambia tra un’ora o l’altra? Non è che voglio fare la rivoluzione. Ma perché hanno lasciato mettere le mani sulle tradizioni così arbitrariamente, senza protestare?".

Il sindaco Claudio Mangiarotti, 33 anni, viticoltore (di moscato), ci mette il carico. "La nostra parrocchia è molto più estesa rispetto al comune, copre in parte altri due centri. Quindi per rispettare la legge in tanti a rigore non potrebbero partecipare alle celebrazioni lì". Sfrattati. Non va meglio ai commercianti. "A Volpara non ci sono negozi. I cittadini si fanno domande, non è chiaro come ci si possa muovere. Per fare acquisti è possibile spostarsi solo nel centro più vicino?". Ecco, un’altra limitazione, non avere scelta. "A Volpara abbiamo un solo ristorante – sta sul quotidiano il sindaco –. Se l’11 dicembre diventeremo zona gialla, potrà tenere aperto a Natale. Ma avrà interesse a farlo, per i soli residenti? E viceversa, chi abita qui ha un unico locale, mentre chi vive a Bologna o a Milano ha una grande scelta. Quindi abbiamo cittadini e commercianti di serie a e di serie b. Il governo deve ripensare a questi divieti. Prevedere deroghe, nei nostri comuni non c’è un’incidenza di casi elevati di Covid. Eppure si dà la possibilità a chi vive in città di spostarsi qui per le vacanze. Questo può diventare un vettore del virus". Alla fine doppio paradosso: residenti blindati a Natale, Santo Stefano e Capodanno. Ma esposti al grande esodo, prima del 21.

La rivolta dei miti (di cuore) prende la rincorsa nei borghi d’Italia. Qui, nei piccoli centri che sono un patrimonio unico al mondo – ossigeno per tutti in questi mesi difficili, custodi delle tradizioni e del distanziamento sociale –, il divieto di non uscire dal comune non va proprio giù. Parliamo di centri come Castelmagno (Cuneo), 54 abitanti e 30 chilometri quadrati di territorio "covid free dall’inizio della pandemia", ricorda il sindaco-ingegnere, Alberto Bianco. Anche qui si comprendono bene i paradossi di un decreto che mette tutta l’Italia sullo stesso piano.

"Assurdo – rimugina – con gli spazi a disposizione". A Castelmagno c’è un solo negozio, "ma il pane bisogna comprarlo altrove, così quando uno dei giovani va a fare la spesa lo prende per tutti". Problema numero uno, anche per le Feste: gli anziani soli, "stavolta i parenti da fuori non potranno raggiungerli". Poi c’è l’80enne invalido che vive isolato in una frazione, "tutto l’anno comunichiamo con la radiotrasmittente, a Natale gli porterò il panettone, lo regalo a tutti. Questa è come una grande famiglia. Penso di essere l’unico sindaco d’Italia che ha mangiato a casa di ogni famiglia". Ecco, la prova terribile della pandemia ha dato una spinta a quel che già accadeva nei piccoli centri, sindaci che sono anche un po' parroci, e fanno di tutto per tenere in piedi, se possibile rafforzare, la rete della solidarietà.  Guido Theodule a Saint Denis, 374 abitanti in provincia di Aosta: "Cercheremo di fare il possibile anche in questi giorni ma il segnale di vicinanza proviamo a darlo tutto l'anno. Una telefonata a chi ha più di 80 anni, almeno una volta alla settimana, sono una trentina di persone, i numeri li so a memoria. Abbiamo un solo negozio, già attrezzato per portare la spesa a casa. Facciamo lo stesso per le medicine". Ma per Natale ci vuole qualcosa in più, "stiamo preparando un pacco per ogni famiglia, sono 180. Andremo a casa di tutti, con il panettone, i nostri dolci, il miele. Un modo anche per dare un po' di respiro alle aziende del territorio".

Il collega Oreste Capelli, medico che governa a Frassinoro (Modena), si divide l’ormai celebre frazione di San Pellegrino in Alpe con Castiglione di Garfagnana (Lucca). È diretto: "Si mettono i divieti, ma poi vanno fatti rispettare. Quando c’è un anziano solo, non si fa l’esame dell’autosufficienza. L’ha detto anche Conte: nessuno verrà a controllare i vostri salotti". Uno dei progetti comunali ha un titolo più che mai attuale, "mai da soli" . Passa da due parole chiave, vicinato e volontariato, "non ci sono persone abbandonate". I discorsi che non vorrebbe sentire, "lo spirito che aleggia nella comunità è: speriamo non arrivino i lombardi. E' triste da dire, siamo un comune che dovrebbe vivere sostanzialmente di turismo".  Ma pensando positivo:  il bar di San Pellegrino oggi riapre. "Abbiamo le licenze sotto Modena", tira un sospiro di sollievo la moglie del titolare. Giallo speranza.