Mercoledì 19 Giugno 2024
ALESSANDRO FARRUGGIA
Cronaca

Ritirata russa, non è il tempo della pace: "Ora gli ucraini andranno avanti"

L'analisi di Nathalie Tocci (Iai): "Gli americani non intendono fare pressione, si tratterà solo quando lo deciderà Kiev. A Mosca non hanno capito di aver già perso, ma sanno che un passo indietro farebbe implodere il Paese"

Nathalie Tocci, direttrice Iai

Nathalie Tocci, direttrice Iai

di Alessandro Farruggia

Non è ancora giunto il tempo della pace. Così Nathalie Tocci, direttrice dell’Istituto Affari Internazionali (Iai). "Gli americani – spiega – stanno con Kiev e non fanno pressioni affinché Kiev avvii trattative di pace a prescindere. Il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Jack Sullivan, che è il più realista e pragmatico alla Casa Bianca, proprio in queste ore ha detto chiaramente qual è la posizione americana".

Qual è la posizione americana?

"Uso le parole di Sullivan, che fissa quattro punti. Il primo è: il presidente Biden ha detto che spetta all’Ucraina decidere quando e come negoziare. Non si parla di Ucraina senza l’Ucraina. Non faremo pressione su di loro, non glielo imporremo. Il secondo è che crediamo in una pace giusta basata sui principi di sovranità e integrità territoriale. Il terzo punto è che la Russia sta insistendo con la sua annessione del territorio ucraino, e questo non è esattamente un segno di serietà nei negoziati. Il quarto e ultimo punto è che l’approccio degli Stati Uniti rimane lo stesso di sei mesi fa: faremo tutto il possibile per mettere l’Ucraina nella migliore posizione sul campo di battaglia, in modo che quando deciderà di farlo, si troverà nella migliore posizione possibile al tavolo dei negoziati. Mi pare chiarissimo, le pressioni americane su Kiev le immaginiamo noi in Europa".

Gli americani hanno però avvisato da tempo dei contatti con la controparte russa.

"Quello che gli americani hanno fatto è sondare la disponibilità russa a negoziare la fine della guerra intesa come l’uscita dal Paese. Ma la risposta è stata negativa. I russi ancora non hanno capito che hanno perso la guerra, magari si sono resi conto che è stato un errore farla, ma non che l’hanno persa. Il fatto è che i russi vedono, e in questo non hanno torto, il rischio che un passo indietro porterebbe a una implosione della Russia".

Come valutare allora le parole del Capo di stato maggiore della Difesa americana, generale Mark Milley, che sembra aprire al negoziato?

"Milley si riferiva all’opportunità per la Russia di segnalare l’intenzione di trattare ma per ritirarsi. E in ogni caso, come ho detto, la posizione della Casa Bianca è netta: si tratterà, ma quando lo decideranno gli ucraini".

Qual è la sua valenza della ritirata da Kherson?

"Da un punto di vista sia militare che politico è una grande vittoria strategica che mina le ambizioni di Putin".

Questo ritiro riapre la possibilità di avviare un negoziato?

"La risposta non può che essere netta: zero. Se per negoziato si intende un compromesso territoriale a spese degli ucraini questo è l’ultimo momento nel quale gli ucraini sarebbero disponibili a prenderlo in considerazione. Gli ucraini stanno avanzando, recuperano terreno e non c’è un motivo al mondo per il quale vogliano fermarsi"

Non è credibile ipotizzare una proposta come quella che fece Zelensky a marzo, e cioè tornare ai confini pre-invasione e avviare una trattativa sullo status di Crimea e Donbass?

"È impossibile. Qualunque negoziato è il prodotto di una situazione sul terreno. Quando fu fatta quella proposta sembrava realistica una conquista dell’intero Donbass e persino Kiev pareva a rischio: adesso il quadro è completamente mutato. Adesso il re è nudo, abbiamo capito che la Russia militarmente è un bluff e che gli ucraini possono avere successo. Se si aprono prospettive di pace dovremo chiedercelo tra qualche mese, se la controffensiva dovesse arenarsi. Ma anche qui, la risposta non è scontata. Il rischio è purtroppo che la guerra duri ancora due o tre anni".