Mercoledì 24 Aprile 2024

L’aggressione a Giulia. Il vicino chiamò il 112 ma nessuno intervenne. Si muove la Procura

Vide l’aggressione e telefonò. I carabinieri: segnalazione confusa. Filippo già qualche ora prima sul luogo del delitto, l’ipotesi sopralluogo

Venezia, 24 novembre 2023 – Un tragico dilemma: Giulia Cecchettin, la 22enne laureanda deceduta nella tarda serata di sabato 11 novembre per le coltellate sferrate da Filippo Turetta, suo ex fidanzato, poteva essere salvata? La risposta è probabilmente no, ma il mistero si tinge di giallo su quei minuti di agonia vissuti dalla ragazza fra le 23,18 e le 23,40 e 30 secondi. Alla richiesta di aiuto fatta al 112 da Marco Musumeci che ha visto "qualcosa di strano" nel parcheggio di via Aldo Moro a Vigonovo a due passi da casa di lei, il centralino dei carabinieri avrebbe risposto dalla stazione di Chioggia e non ha inviato una pattuglia in zona (molte erano impegnate). Questo perché la segnalazione, pur confermata dai militari, non sarebbe stata considerata importante e invece ritenuta confusa e non esaustiva e la macchina era già andata via: il testimone non fece in tempo, causa il buio, ad annotare la targa della macchina. Smentita una seconda chiamata. Così l’indagine fu aperta solo la domenica quando Gino Cecchettin denunciò che la figlia non era tornata a casa.

Giulia Cecchettin
Giulia Cecchettin

La procura di Venezia guidata da Bruno Cherchi – che conduce le indagini sull’assassinio di cui l’unico indagato è proprio il coetaneo ed ex della vittima, arrestato una settimana dopo in Germania e reo confesso nella prima dichiarazione resa ai magistrati della Sassonia – vuole vederci chiaro su questo episodio e ha messo agli atti la registrazione della chiamata. Che cosa avrebbe potuto accadere se i carabinieri allertati fossero davvero usciti in perlustrazione? Avrebbero rintracciato l’auto e permesso che l’emorragia che ha causato la morte di Giulia potesse essere fermata? Domande che rimarranno senza risposta. In realtà l’utilitaria nera, che poi è risultata la Fiat Grande Punto di Filippo Turetta, è rimasta in via Aldo Moro pochi minuti, meno di cinque, e forse non sarebbe stata fermata. Sull’auto era cominciata l’agonia di Giulia, accoltellata 22 volte. Come noto il secondo atto dell’omicidio si è svolto a quattro chilometri di distanza, nella zona industriale di Fossò dove le telecamere della Dior hanno registrato la presenza e un avanti e indietro sospetto di un’auto nera. Ma non essendoci stata la segnalazione della targa, la macchina della vigilanza privata che l’ha incrociata fra i capannoni non l’ha fermata. Smentita dai carabinieri una seconda chiamata di sos dal vigilantes. A bordo oltre al conducente ci sarebbe stata un’altra persona seduta sul sedile posteriore. Era Giulia ancora viva prima di spirare ed essere messa nel bagagliaio?

Ieri un altro particolare sul quale si sono mossi gli inquirenti sembra pendere a sfavore di Filippo, al momento indagato per omicidio volontario aggravato dai vincoli affettivi e sequestro di persona ma in odore di premeditazione: secondo le stesse telecamere di Fossò, la Fiat Grande Punto nera era alle 17,14 di sabato 11 nella stessa zona dove è stata ripresa alle 23,40: Turetta stava compiendo un sopralluogo, una sorta di prova generale per verificare la "sicurezza" sulla scena del crimine? Essendo giunto alle 17,30 a casa di Giulia (che nel frattempo aveva inviato il testo definitivo della sua tesi alla relatrice Silvia Todros), i tempi sono consoni allo spostamento.

Una serie di fatti che il giovane dovrà giustificare ai magistrati che lo interrogheranno a partire dalla prossima settimana dopo che al ritorno dalla Germania (dov’è guardato a vista) sarà recluso nel carcere lagunare di Santa Maria Maggiore. L’auto della fuga è ancora nel garage della polizia di Halle per ulteriori accertamenti. Intanto i funerali della ragazza si terranno, quando arriverà il nulla osta, non più a Saonara ma nell’immensa basilica di Santa Giustina in Prato della Valle a Padova che può accogliere una vera e propria folla.