Giulia, che collezionava scatole di latta e peluche dai nomi assurdi. “Questa era mia sorella, il mio angelo custode”

Elena Cecchettin ha deposto l’ultima rosa bianca prima che la terra coprisse la bara della 22enne nel cimitero di Saonara. “Eri la persona migliore che abbia conosciuto”

Saonara (Padova), 5 dicembre 2023 – Ha deposto l’ultima rosa bianca, prima che la terra coprisse la bara della sorella. Una sorella che per 22 anni è stata “un angelo custode”, un’amica che dava sempre ottimi consigli: “Quelli che non mi piaceva sentire”. Elena Cecchettin ha distillato in pochi minuti l’essenza della sorella minore, Giulia, davanti a un intero paese, quello di Saonara, avvolto nel silenzio e nella nebbia di una plumbea giornata di fine autunno. “Giulia collezionava scatole di latta, solamente per riempirle con altre scatole. Giulia aveva la scatola delle scatole e una volta – ha raccontato commossa nella chiesa di San Martino, dove si è svolta una funzione più raccolta rispetto a quella di Padova – l’ho sorpresa perfino a conservare la scatola del detersivo della lavastoviglie, perché a quanto pare aveva del potenziale. Giulia non buttava via mai niente. Neanche le cose rotte o rovinate”.

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I funerali Giulia Cecchettin (Ansa)
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Una ragazza solare, Giulia, che amava le passeggiate; ascoltare la musica e “passeggiare ascoltando musica”. Con un carattere dolce e un sorriso contagioso, che incorniciava i suoi 22 anni. “Giulia non amava decidere. Per niente. Nemmeno il gusto del gelato. E infatti – ha continuato Elena – faceva sempre a metà con la mamma. Mezza pizza a testa: ‘Se io prendo un gusto, tu prendi l’altro. E poi ce lo scambiamo’. Giulia era buona. È la persona migliore che abbia mai conosciuto”.

Amava la letterature inglese, soprattutto Jane Austen, e avrebbe voluto vedere una volta nella vita la brughiera. Desiderio che riposerà per sempre tra le rocce vicine al lago di Barcis, dove l’ex fidanzato, Filippo Turetta, l’ha adagiata, dopo averla accoltellata 26 volte e uccisa. “Giulia aveva una paura irrazionale delle cimici: una volta è andata a dormire sul divano, perché una notte ne era entrata una in camera. Io stavo dormendo e non potevo toglierla. Mi faceva sentire speciale, perché – ha spiegato Elena, con la voce ormai rotta – la salvavo dalle cimici”.

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Ma Giulia era molto di più. “Era la mia sorellina, ma era anche la mia sorella maggiore. Giulia mi diceva cosa dovevo fare quando non ero sicura e mi dava sempre ottimi consigli, che molto spesso non mi piacevano, perché non erano quelli che speravo di sentire. Ma lei era onesta”. E sapeva sempre essere divertente. “Aveva tanti peluche e ognuno di loro aveva un nome stranissimo. Quando eravamo piccole, aveva una busta con tanti bigliettini con i nomi più assurdi che potete immaginare e da lì estraeva a sorte il nome del suo prossimo pupazzo. A Giulia piacevano tanto le macchine vecchie. Giulia e io andavamo spesso al parco o nel nostro spiazzo di cemento preferito e disegnavamo”.

Una complicità, quella tra le due sorelle, che era totale. “Amavamo andare assieme a fare delle passeggiate lunghissime e non volevamo mai tornare a casa, perché si stava così bene a camminare e chiacchierare. Le notti d’estate andavamo in un parchetto vicino a casa e ci stendevano sulla cesta di corda. Rimanevamo lì a dondolarci piano, guardando le stelle. Sentendoci infinite, con le viti che si conficcavano nella schiena, perché forse eravamo un po’ troppo grandi per quella cesta. Ma a noi andava bene così. Ora, Giulia, in quella cesta ci sto comoda, ma non è più bello senza di te, perché guardo il cielo e ti vedo in mezzo alle stelle, mentre fai a metà di un gelato con la mamma”.

E poi, prima dell’ultimo viaggio assieme, quei seicento metri che separano la chiesa di San Martino dal cimitero di Saonara, una promessa: “Prima o poi ci rivedremo, ma fino a quel momento so che sarai con me e continuerai a essere il mio angelo custode, perché in fin dei conti lo sei sempre stato”.