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VIVIANA
Cronaca

Fuga in auto dai paparazzi Harry, Meghan e l’incubo Lady D "Poteva essere un’altra tragedia"

New York, sul Suv anche la madre dell’ex attrice. Il principe: ho capito cosa è successo a mia mamma. Il veicolo è stato circondato da una dozzina di fotografi. Come accadde 25 anni fa a Parigi.

di Viviana

Ponchia

I paparazzi, l’inseguimento in auto, l’incidente. La storia si riavvolge su se stessa, scartando da Parigi a New York. E quello che allora era un bambino di 13 anni, sfiorando la morte, rivive il trauma che gli ha segnato la vita. È il portavoce di Harry e Meghan a dare la notizia alla Reuters: "La scorsa notte, il duca e la duchessa del Sussex e la signora Ragland, sono stati coinvolti in un quasi catastrofico inseguimento in macchina per mano di un gruppo di paparazzi molto aggressivi. Sono estremamente scossi e sconvolti". Come la notte del 31 agosto 1997. La macchina su cui viaggiava Lady Diana si schiantò contro il pilone 13 della galleria del Pont de l’Alma, la principessa morì all’alba in ospedale. Una replica, senza la tragedia finale.

Tutto è iniziato con 12 fotografi e quattro inseguimenti, la guardia del corpo ha fatto del suo meglio per seminarli. "Terrorizzata" la madre di lei, Doria Ragland, 66 anni, in attrito con la stampa da quando la figlia si è infilata in quello che sembrava il matrimonio perfetto. Il sindaco di New York, Eric Adams, ha condannato come "irresponsabile" l’inseguimento. "Mi sono sentito vicino a capire cosa è successo la notte in cui è morta mia madre", ha confidato ad amici il principe Harry dopo lo scampato incidente. È di nuovo notte, stavolta non nella città più romantica del mondo, ma in quella che non dorme mai. I tre tornano dall’evento nel quale la duchessa del Sussex ha ritirato il premio Woman of vision.

Lungo la strada, parte l’inseguimento. "È durato oltre due ore - spiega il portavoce – ha provocato molteplici collisioni che hanno coinvolto altre auto sulla strada, alcuni pedoni e due agenti di polizia". La caccia incomincia attorno alle 22 fuori dallo Ziefgeld Theatre di Manhattan. Lui, lei e la suocera abbandonano il Suv su cui viaggiano e saltano su un taxi che si dà alla fuga.

Nella notte newyorchese un fotografo urta una macchina, un altro rischia di mettere sotto un poliziotto: "Gli agenti hanno cercato di fermarli, ma hanno ignorato gli avvertimenti". E se non è karma gli assomiglia. Anche se il tassista che ha trasportato i reali ha confessato al Washintgton Post: "Non c’è stato alcun inseguimento, mi sono sempre sentito al sicuro". In ogni caso, secondo Harry, l’eredità della principessa triste lo ha sfiorato. Madre sempiterna, misteriosa, caso psichiatrico e mostro sacro. Lady D è morta.

Tutti ricordano dove si trovavano quando fu comunicato, come ricordano dove erano quando crollarono le Torri Gemelle. Il mondo l’aveva vista due giorni prima a Liscia di Vacca, in Sardegna, in vacanza sullo yacht Jonikal del padre di Dodi al-Fayed. Anche lì c’erano i fotografi, nascosti fra i mirti. Fuggiva da tutto, da sempre. Era in fuga anche il 31 agosto, diretta all’Hotel Ritz dove avrebbe passato la notte con il compagno prima del rientro a Londra. Fuori erano appostati i paparazzi e allora la sicurezza pensò fosse meglio dirottare la coppia verso rue Arséne Houssaye, dove la famiglia di lui possedeva un appartamento. Rue Cambon, place de la Concorde, cours la Reine e cours Albert e per ultimo il tunnel de l’Alma. Alle 00.23 Henri Paul, il capo della sicurezza, perde il controllo della macchina e muore sul colpo come il miliardario arabo.

Diana fa in tempo a mormorare "Oh my God" mentre sbatte le ciglia e sanguina dal naso e dalle orecchie. I complottisti si scatenano subito e ipotizzano un omicidio attuato dai servizi segreti su mandato della famiglia reale, in testa a tutti Filippo di Edimburgo. Salta fuori una lettera in cui Diana esprime il timore di venire uccisa in un incidente stradale orchestrato dall’ex marito Carlo perchè incinta di un figlio di origini arabe. Solo Harry non ha mai avuto dubbi: colpa dei flash.