Giovedì 18 Luglio 2024
PINO DI BLASIO
Cronaca

Franco Locatelli: "Sanità e ricerca, è tempo di investire. Usiamo bene il Pnrr"

Il presidente del Consiglio Superiore di Sanità: il Piano non va sprecato "Il centro antipandemico nazionale deve essere in grado di investire. I vaccini anti Covid hanno salvato il Paese in un momento delicato"

Franco Locatelli

Franco Locatelli

Roma, 8 luglio 2024 – Il professor Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, risponde in maniera non diplomatica sui preventivati tagli governativi agli stanziamenti sulla sanità pubblica e sui progetti di centro antipandemico nazionale. Che da 2 anni aspetta di decollare, assieme al Biotecnopolo di Siena e al centro antipandemico nazionale, finanziati per legge, almeno nella fase iniziale, con 380 milioni di euro.

"Non riesco a trovare motivazioni logiche per tagliare in sanità e ricerca. Se non vogliamo investire, ci condanniamo a un futuro non competitivo, gli altri Paesi non ci aspetteranno. Tutte le risorse in ambito accademico e private vanno messe a fattor comune, per dotare questo Paese di tutto quel che serve per dare un futuro migliore a chi ci vive. La lezione fondamentale che la pandemia ci ha lasciato è che ogni euro investito in salute e in ricerca sanitaria, è un euro non sprecato, non è una spesa. Non dobbiamo dimenticare che i vaccini anti Covid hanno evitato che il mondo vivesse una crisi socio-economica catastrofica, che si dilapidassero ricchezze ingenti per i lockdown e le restrizioni. Oltre ad aver salvato milioni di vite umane".

Negli anni della pandemia lei era considerato un salvatore della Patria. Come reagisce a inchieste e polemiche che le rimproverano errori?

"Quanto è stato fatto durante il Covid, è stato fatto con spirito di servizio. Se uno volesse farmi un complimento è definirmi un civil servant del Paese dove sono nato. Nel momento in cui si mette in sicurezza un Paese, vanno messe in conto anche inchieste e polemiche. Non posso dire di non aver provato amarezze, ma cerco di superarle, pensando che alla fine tutto si risolverà".

Cosa teme sugli stanziamenti per la sanità? Il patto di stabilità obbliga il Governo a trovare risorse, Regioni e aziende sanitarie sono in stato d’allerta.

"Non possiamo trovare i miliardi che servono per i bilanci tagliando in spesa sanitaria. Di fatto l’Italia, nonostante l’incremento degli ultimi due anni, spende meno di Francia e Germania in percentuali di Pil. Già oggi la spesa out of pocket in sanità, ovvero quanto spendono i cittadini di tasca propria, è di 21 miliardi di euro. In Germania è poco sopra gli 11 miliardi, in Francia 9. Sono dati della Corte dei Conti, non sono affatto di parte. Tante persone rinunciano a spese sanitarie per mancanza di capacità economiche. Dobbiamo tutelare il servizio sanitario pubblico, lasciarlo inalterato alle future generazioni. Dal 1978 al 2019, prima del Covid, in Italia l’aspettativa media di vita è aumentata di più di 10 anni. Vogliamo rinunciare a un patrimonio simile, accumulato nei decenni?".

Ritiene sia un momento favorevole per sperare in fondi pubblici?

"Le rispondo ancora in modo non elusivo. Il Pnrr offre delle opportunità uniche, l’ho già definito una sorta di Piano Marshall della ricerca. Non va sprecato, va valorizzato nel modo migliore, facendo scelte proiettate sul futuro e dando prospettive di sviluppo e crescita".

Perché crede che sia decisivo investire in ricerca?

"E’ imprescindibile investire in ricerca. Non esiste una buona assistenza se non è supportata da una grande ricerca. Che deve trovare una fusione di risorse e competenze non solo da gruppi privati, ma anche da istituzioni pubbliche e accademiche. Fortunatamente l’Italia in vari settori della medicina e delle Scienze della vita, vanta eccellenze assolute. Investire in ricerca vuol dire investire sul futuro di un Paese e offrire anche opportunità occupazionali ai giovani. Le nostre Università sono ancora tra le migliori del mondo, lo dimostra anche il fatto che i ricercatori italiani occupano posizioni preminenti in tanti centri internazionali".

Lei è membro del comitato scientifico del Biotecnopolo, il contenitore del centro antipandemico nazionale. Il progetto ha ancora senso?

"Ritengo l’hub antipandemico un’opportunità che l’Italia non dovrebbe sprecare. Il Biotecnopolo deve essere messo nelle condizioni per lavorare al meglio e offrire una struttura in grado di rispondere ad eventuali nuove emergenze pandemiche. Ma deve essere messo in grado anche di investire nella ricerca e sviluppo di vaccini e anticorpi monoclonali per contrastare nuove infezioni. Penso soprattutto alla resistenza agli antibiotici".

Il Biotecnopolo ha un nuovo statuto, una governance nuova, ma regna l’incertezza sugli stanziamenti governativi. Pensa sia una fase di passaggio per l’hub antipandemico?

"Io la definirei una fase stagnante da cui è opportuno uscire al più presto. Dotare di risorse l’hub antipandemico è prioritario. Lo stanziamento risale a due anni fa, al Governo presieduto da Draghi. All’epoca furono prese scelte ponderate, niente affatto casuali. Si decise di investire su un centro antipandemico nazionale, come avevano fatto altri Paesi industrializzati, di realizzarlo a Siena per la storia secolare di questa città capitale dei vaccini. E di puntare su Rino Rappuoli, il padre di tanti vaccini contro patologie diffuse in tutto il pianeta. Rappuoli ha la capacità di sviluppare pensieri lunghi, di essere un visionario della scienza. Per tutti questi motivi bisogna uscire più in fretta possibile da questo stallo".