Femminicidi in Italia: uno sguardo imparziale sui dati degli ultimi anni

Gli omicidi sono in calo, i femminicidi no. Emerge una costante: i responsabili della violenza sulle donne sono quasi sempre partner, ex partner, parenti o conoscenti

Da sinistra, Martina Scialdone, Giulia Cecchettin e Giulia Tramontano: tutte vittime di femminicidio (Illustrazione di Arnaldo Liguori)
Da sinistra, Martina Scialdone, Giulia Cecchettin e Giulia Tramontano: tutte vittime di femminicidio (Illustrazione di Arnaldo Liguori)

Roma, 24 novembre 2023 – La morte di Giulia Cecchettin per mano dell’ex fidanzato Filippo Turetta rappresenta un caso drammaticamente esemplare di femminicidio. Riflette cioè quel modello ricorrente in cui un uomo è convinto di possedere una donna, di avere controllo su lei, e, volendo privarla della libertà, le toglie la vita.

Al 19 novembre 2023, in Italia, erano state uccise volontariamente 106 donne, 87 di loro in ambito familiare o affettivo. Questo significa dire che i colpevoli sono quasi sempre ex partner, mariti, compagni, conviventi, fidanzati, padri, fratelli, figli, amici.

Da sinistra, Martina Scialdone, Giulia Cecchettin e Giulia Tramontano: tutte vittime di femminicidio (Illustrazione di Arnaldo Liguori)
Da sinistra, Martina Scialdone, Giulia Cecchettin e Giulia Tramontano: tutte vittime di femminicidio (Illustrazione di Arnaldo Liguori)

Guardando agli ultimi quattro anni, un dato è significativo: più di otto donne uccise su dieci conoscevano il loro assassino. Questa proporzione, decenni fa, era molto più bassa in passato, per un motivo molto semplice: gli omicidi volontari di donne commessi da sconosciuti sono diminuiti, quelli commessi in ambito affettivo o familiare no. In altre parole, contro i femminicidi non stiamo facendo passi avanti.

Cos’è un femminicidio

Quello che chiamiamo “femminicidio” non è un reato previsto dal codice penale: per la legge esiste solo l’omicidio, indipendentemente dal sesso della vittima. Il termina rimanda piuttosto a una dimensione specifica: l’uccisione di una donna in un contesto di sopraffazione per mano di qualcuno con cui la donna aveva un legame.

Esiste anche un concetto più sociologico, per il quale con femminicidio si intende “l’annientamento morale della donna e del suo ruolo sociale”. Perciò include più generalmente “tutte le forme di violenza contro la donna in quanto donna, praticate attraverso diverse condotte misogine (maltrattamenti, abusi sessuali, violenza fisica o psicologica), che possono culminare nell’omicidio”.

In Italia, non vengono registrate dalle statistiche tutte le informazioni che sarebbero necessarie per definire o meno ogni singolo caso come “femminicidio”. L’Istat quindi definisce tale qualsiasi omicidio volontario di una donna commesso “in ambito familiare o affettivo”.

Quante sono le vittime

Prendendo per buona la definizione dell’Istat, i dati ci dicono che negli ultimi quattro anni in Italia sono avvenuti 475 omicidi volontari di donne, ma solo per 397 di questi si può parlare di femminicidio. Di questi ultimi, 253 sono stati commessi da un partner o un ex partner e gli altri 144 da un parente, un amico, un collega o un conoscente.

Se prendiamo gli ultimi vent’anni e confrontiamo gli omicidi di soli uomini con i femminicidi, ci accorgiamo di una cosa: i primi sono diminuiti, i secondi no. In numero assoluto, la maggior parte delle vittime sono ancora uomini, ma è altrettanto vero che il fenomeno dei femminicidi non mostra cambiamenti.

Uomini e donne, un confronto

Per comprendere come gli omicidi commessi in ambito affettivo siano un fenomeno eminentemente femminile, è possibile confrontare la percentuale di donne e di uomini uccisi da un partner o un ex partner. Confrontando i dati dell’Istat del 2021 (gli ultimi disponibili per entrambi i sessi), si vede che le vittime donne superano di 15 volte gli uomini.

Le molte forme di violenza

Ogni singolo giorno, in Italia, 85 donne sono vittime di violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia o episodi di stalking. Più in generale, l’Istat ha stimato che il 32 per cento di tutte le italiane – circa dieci milioni – ha subito nel corso della propria vita qualche forma di violenza fisica o sessuale.

Ci sono poi anche le forme più sottili e indirette, come le minacce, l’instaurazione di un clima intimidatorio, oppure la violenza economica, che consiste nel limitare la libertà della donna impedendogli l’accesso al denaro. La rete italiana dei Centri antiviolenza, nel 2020, ha fatto la seguente lista delle tipologie di violenza più segnalate dalle proprie assistite.

Esistono anche casi di violenza contro gli uomini. L’unico dato affidabile disponibile viene da una ricerca pubblicata dall’Istat nel 2018, da cui emerge che nel corso della propria vita circa il 19 per cento  degli uomini ha subito una qualche forma di abuso sessuale. Gli autori di questi abusi sono per l’86 per cento altri uomini e per il 14 per cento donne.

Gli stupri in Italia

L’Istat stima che quasi un milione e mezzo di donne in Italia abbia subito nella vita le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila). Complessivamente, il 3 per cento delle italiane sono state stuprate, nel 62,7 per cento dei casi da partner o ex, nel 3,6 per cento da parenti e nel 9,4 per cento da amici o conoscenti

Italiani e stranieri

Secondo i dati dell’Istat, gli stupri subiti dalle donne italiane sono stati commessi per l’82 per cento da italiani e per il 15 per cento da stranieri (nel 3 per cento dei casi l’autore è ignoto). Per quanto riguarda le vittime straniere, nella metà dei casi gli autori sono connazionali.

Questi dati, tuttavia, sovrastimano molto le violenze commesse dagli stranieri. E il motivo è la diversa propensione a denunciare nel caso in cui l’autore sia italiano o straniero.

“Basti pensare – spiega l’Istat – che la quota di vittime di stupro da un autore straniero che dichiara di aver denunciato è oltre 6 volte più alta rispetto al caso in cui l’autore è italiano. Per il tentato stupro la differenza è ancora più marcata: nel caso di un autore straniero la quota di donne che denunciano è 10 volte più alta rispetto al caso in cui l’autore è italiano”.

I primi segnali di violenza

Nella sua ultima pubblicazione sulla violenza di genere, la Polizia di Stato ha indicato alcune domande da porsi riguardo ai comportamenti di un partner o un parente. In presenza di alcune di queste condotte, si consiglia di parlarne a un’amica, una vicina di casa o qualcuno in grado di fornire un aiuto.

La lista è stata compilata anche sulla base delle testimonianze delle vittime ed elenca i primi segnali di violenza: Ti controlla? Ti umilia? Ti deride spesso, anche in presenza di altre persone? Ti fa sentire inadeguata? Ti colpevolizza? Ti tiene lontana dai tuoi amici? Condiziona il tuo abbigliamento? Il sesso è voluto da entrambi? Ti controlla economicamente?

Dominio sulle donne

Un ampio studio del 2021 della sociologa Alessandra Dino ha mostrato che nella maggior parte dei casi di femminicidio il movente indicato nelle sentenze dei giudici fa riferimento al sentimento della gelosia (talora determinato dalla paura del tradimento). Questo, secondo la ricerca, è la manifestazione di un “malinteso senso del possesso” che affonda le sue radici in una modalità di rapportarsi con l’altro sesso socialmente ritenuta abituale.

Analizzando centinaia di sentenze, la studiosa afferma anche che il movente è spesso legato “all’esercizio del dominio e del possesso dell’uomo sulla donna, che si scontra con la volontà da parte di quest’ultima di affermare o recuperare la propria autonomia. Il desiderio della donna di esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione, inoltre, viene percepito dall’autore di questi reati come inaccettabile atto di ribellione, generando forti reazioni emotive che sfociano nel femminicidio”.

La questione è culturale

Questa natura “familiare” e “affettiva” dei femminicidi, spesso legata alla volontà di dominio dell’uomo sulla donna, non attiene alla sfera della “sicurezza” ma della “cultura”.

Non è quindi con pene più severe, né con qualche poliziotto in più sulle strade, che questa violenza sparirà. Perché essa investe le famiglie, la scuola, i luoghi di lavoro, la natura più intima dei rapporti umani.

Gli studi in ambito psicologico e sociologico condotti negli ultimi decenni legano questa violenza anche ad un edificio patriarcale che pone gli uomini in una condizione di superiorità economica, salariale, professionale e familiare. Il dibattito è ancora aperto, ma quel “mito di superiorità” tende a riflettersi anche nei comportamenti, nell’idea di famiglia, di coppia, di società.

Come ha sintetizzato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella “un’azione efficace per sradicare la violenza contro le donne deve basarsi anzitutto sulla diffusione della prevenzione delle cause strutturali del fenomeno e su una cultura del rispetto che investa sulle generazioni più giovani, attraverso l’educazione all’eguaglianza, al rispetto reciproco, al rifiuto di ogni forma di sopraffazione”.

Cosa fare in caso di pericolo

Per evitare di incorrere in una situazione di rischio, o per prevenire il peggio, le autorità consigliano di: 1) non addentrarsi di notte in zone buie e deserte, 2) avviare una videochiamate con un amico o un conoscente e informarlo della propria posizione, 3) in caso di pericolo concreto scappare, cercare di attirare l’attenzione urlando e chiamare immediatamente il numero 112.

Se invece si assiste a una violenza in corso, come prima cosa bisogna chiamare il 112. Una volta chiamati i soccorsi, le forze dell’ordine consigliano di non intervenire direttamente, anche se in diversi casi l’intervento di un passante ha salvato molte donne da un episodio di violenza.

Chiamare il 112, senza esitare o rimandare, è fondamentale in caso di aggressione fisica o minaccia di aggressione fisica, se si è vittima di violenza psicologica, se il maltrattante possiede armi, oppure se si sta fuggendo con i figli (si evita in questo modo una denuncia per sottrazione di minori).

Per tutti i casi di violenza o stalking esiste anche il numero verde nazionale 1522: è gratuito sia da rete fissa che mobile ed è attivo 24 ore su 24 tutti i giorni dell’anno. L’accoglienza risponde nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo.

Esiste anche un app 1522, disponibile su IOS e Android, che consente alle donne di chattare con le operatrici. È possibile mandare un messaggio anche attraverso il sito ufficiale. Infine, si può contattare anche l’Unione nazionale vittime al 348 2401371.

Cosa fare dopo una violenza

Dopo aver subito una violenza sessuale è importante chiamare i soccorsi o recarsi il prima possibile al Pronto Soccorso. I medici, oltre a fornire le cure necessarie, possono fornire alla vittima supporto psicologico ed eventualmente prelevare campioni utili a un eventuale procedimento penale.

Normalmente, in ospedale vengono eseguiti una serie di esami di laboratorio specifici, come prelievi del sangue, test di gravidanza, esami tossicologici, test per infezioni sessualmente trasmissibili e per l’HIV, prelievi del DNA e di campioni biologici. Potrebbero anche essere prescritti antibiotici, vaccini e pillola del giorno dopo.

Dopo aver ricevuto assistenza, spetta alla donna decidere se andare in un posto di polizia per fare denuncia, chiamare il numero verde 1522 oppure recarsi in uno dei tantissimi centri antiviolenza attivi su tutto il territorio nazionale.