Fecondazione, cade il divieto di diagnosi preimpianto per le coppie con patologie genetiche

Nuova sentenza della Corte costituzionale: le coppie fertili con patologie genetiche ora potranno ricorrere alla procreazione medicalmente assistita

Fecondazione (Ansa)
Fecondazione (Ansa)

Roma, 14 ,maggio 2015 - Nuovo 'colpo di spugna' alla legge 40. La Consulta ha dichiarato illegittima la norma che prevedeva il divieto di accedere alla diagnosi pre-impianto e dunque  il divieto di accesso alle tecniche di fecondazione assistita per le coppie fertili portatrici di patologie genetiche trasmissibili ai figli. E' l'ennesima sentenza che smonta la legge sulla procreazione medicalmente assistita, entrata nell'ordinamento solo 11 anni fa. L'ultimo divieto a cadere era stato quello sulla fecondazione eterologa. 

Bisognerà attendere le motivazioni della sentenza per capire in quali termini i giudici della Consulta abbiano bocciato il provvedimento. La questione era stata discussa in udienza lo scorso 14 aprile: a rimettere il caso alla Consulta era stato, con due distinte ordinanze, il tribunale di Roma, nell'ambito di due procedimenti avviati da coppie che si erano viste negare dalle strutture la possibilità di effettuare la diagnosi preimpianto nonostante fosse stata accertato il fatto che fossero portatrici sane di gravi patologie genetiche. 

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LE REAZIONI

"RISPETTATO IL PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA" - "Esprimo gioia e soddisfazione: ci aspettavamo una sentenza in tal senso, che rispettasse i diritti delle coppie che chiedono l'accesso ai trattamenti sanitari affinché siano rispettati diritto alla salute e principio di uguaglianza". Lo dichiara Filomena Gallo, uno degli avvocati delle coppie coinvolte.

"NUOVO COLPO A LEGGE INGIUSTA" - "Un'altra bellissima notizia. Leggeremo con attenzione il dispositivo della Corte Costituzionale che dà un altro colpo a una legge ingiusta, perché ripeto la Legge 40 è una legge ingiusta". Lo afferma la senatrice Pd Emilia De Biasi. 

"LEGGE SBAGLIATA, CORTE SOPPERISCE A PARLAMENTO" - "Oggi è caduto l'ennesimo irragionevole divieto imposto da una legge sbagliata e proterva. Ed è l'ennesima vittoria postuma di quanti, per primi i radicali, si opposero nel 2004 alla sua approvazione, anche intraprendendo una iniziativa referendaria vanificata dall'astensione. Spiace però che a riparare ai macroscopici profili di illegittimità costituzionale e alla palese violazione della Convenzione dei Diritti dell'Uomo abbiano dovuto essere le Corti nazionali ed europee, e non il Parlamento della Repubblica, che in questi undici anni ne ha avuto spesso la possibilità e mai il coraggio". Lo scrive su Facebook il senatore e sottosegretario agli esteri Benedetto della Vedova.