Martedì 18 Giugno 2024
GABRIELE
Cronaca

Dovrebbe preoccuparsi Ma tira dritto

Gabriele

Canè

Per essere l’uomo più ricercato del mondo, Putin non sembra troppo preoccupato. E fa male. Perché è vero che la Russia è grande e in teoria lo spazio per muoversi non gli manca in casa e in tanti paesi (Usa compresi) che non aderiscono al Tribunale per i crimini internazionali. Non a caso gira tra Crimea e Donbass, visitando anche centri per l’infanzia, settore a cui Mosca dedica da sempre un’attenzione particolare. Perché mentre noi andiamo in Russia ad adottare bambini, a dare loro amore e una famiglia, i leader russi hanno la brutta abitudine di deportare i figli degli altri, meglio se ucraini, sottraendoli all’amore dei loro genitori. E alla vita. Lo fece il compagno Stalin all’inizio degli anni 30 affamando e deportando gli agricoltori ucraini, i Kulaki, provocando tra i 5 e gli 8 milioni di vittime, tra cui tantissimi bambini. E buon sangue del Cremlino non mente. Fa male a non preoccuparsi, dicevamo, dell’accusa riferita proprio alla deportazione di minori che arriva dall’Aia, perché è un tribunale vero, con strumenti di indagine veri, con sentenze vere. Se ne accorse Milosevic, che a Belgrado se la rideva dell’accusa di crimini di guerra, salvo morire in una cella in Olanda nel marzo del 2006. Certo, la mossa dei giudici internazionali può prestarsi a differenti valutazioni: ineccepibile dal punto di vista morale, in chiaroscuro da quello politico. Perché non c’è dubbio che apparecchiare un tavolo di trattative con un "criminale" sia molto più difficile e imbarazzante che farlo con un Capo di stato nemico. Lo è per gli avversari, e lo sarà senza dubbio anche per gli amici come il cinese Xi. Dunque, è probabile che questo schiaffo (altri arriveranno) allontani a breve un’ipotesi di pace. Resta la guerra, le sue incognite. Putin è forte sul campo e in patria. Oggi. Domani, chissà. Potrà essere uno zar ancora più potente o un capo sconfitto. Addirittura

un criminale sul banco

degli imputati.