Martedì 16 Aprile 2024

Disastro a Firenze. Un boato e poi il crollo nel cantiere del supermercato. Tre operai morti, due dispersi

Cede una trave di 15 metri dove è in costruzione lo stabile dell’Esselunga. Si scava tra le macerie. Grida di disperazione, sirene, nube di polvere: è il caos. Tre uomini estratti vivi dai soccorritori.

Disastro a Firenze. Un boato e poi il crollo nel cantiere del supermercato. Tre operai morti, due dispersi

Lo strazio e l’angoscia dei lavoratori e dei parenti delle vittime dopo la tragedia di ieri mattina in via Mariti a Firenze.

Ore 8:52, un boato squarcia il silenzio mattutino di via Mariti, nel quartiere di Novoli a Firenze. Poi una nube di polvere avvolge il cantiere: urla, persone che corrono, il panico come un incendio si propaga tra i residenti. I passanti parlano di un gigante di ferro e calcestruzzo che frana come una castello di carta. Pochi minuti dopo scatta l’allarme: la trave di cemento armato di circa quindici metri del cantiere per la costruzione del nuovo supermercato Esselunga è crollata, portando con sé negli abissi tre piani di quello che era lo scheletro dell’edificio. Le sirene cominciano a urlare in ogni via: i soccorritori si precipitano sul posto. Il primo bilancio è funesto: nel crollo dei prefabbricati sono coinvolti i dieci operai che stavano lavorando sopra e sotto la maxi struttura. Due risultano morti.

Il referto di fine giornata (ancora parziale) parla invece di otto lavoratori coinvolti: tre morti, tre feriti e due dispersi che non hanno dato segnali di vita e al momento del crollo si sarebbero trovati al piano terra della costruzione. Sopra di loro si sarebbero riversati quindi tre piani di macerie, e le speranze di ritrovarli ancora in vita si affievoliscono di ora in ora. Neanche i cani molecolari e i droni termici sono riusciti a rilevarne le tracce. Nell’aria c’è ancora odore di ruggine e bitume. Pian piano Firenze prende coscienza di cosa è appena successo: è la più grave tragedia sul lavoro che la città ricordi. Nel frattempo, viene chiamato in aiuto il reparto Usar (Urban Search And Rescue) dei vigili del fuoco, specializzato in soccorso nei disastri. Si cominciano a intravedere i primi corpi. Vengono estratti tre operai vivi per miracolo dalle macerie: hanno 37, 48 e 51 anni, tutti rumeni con traumi da schiacciamento ma non in pericolo di vita. Si trovavano nel punto più alto del cantiere al momento del crollo. A fine mattinata arriva però anche la conferma del primo decesso: l’operai morto è Luigi Coclite, aveva 60 anni, era originario di Teramo e viveva a Collesalvetti, in provincia di Livorno. A dicembre sarebbe andato in pensione. "Era nel punto più esterno del solaio e lo hanno recuperato subito – racconta uno dei colleghi –, nonostante le manovre di rianimazione è morto davanti ai nostri occhi".

Fuori dal cantiere, intanto, il quartiere si è fermato. Amici, baristi e commercianti, le mani nei capelli, gli occhi lucidi: hanno tutti qualcosa che li lega a uno di quei ragazzi che lotta tra la vita e la morte o che, purtroppo, non ce l’ha fatta. Nella folla c’è Mouhamed, operaio 20enne che al momento della tragedia stava lavorando a pochi metri di distanza. "Abbiamo sentito il boato – racconta sotto choc –, poi si è alzata una nuvola di polvere e calcinacci, non ho capito più nulla e ho cominciato a correre". Quando negli schermi di forze dell’ordine e giornali rimbalza il video del crollo in diretta la paura si materializza in strage. Da lì in poi buio, sangue e urla. Esselunga interviene subito con la presidente Marina Caprotti: "Esprimiamo profondo cordoglio e vicinanza alle famiglie delle vittime. Il cantiere in costruzione era affidato in appalto a una società terza e siamo a disposizione per contribuire a chiarire la dinamica". Il corpo di Coclite è il primo a essere estratto: in serata arriva la conferma della seconda e terza vittima. Dei due dispersi nessun segnale: la notte procede con il rischio di ulteriori cedimenti e lo spettro che a causa del cemento fresco, poi solidificato, gli operai possano essere stati sepolti là sotto. E’ notte quando uno degli operai scampati riabbraccia la famiglia: sorride e piange, insieme a tutti.