Piercamillo Davigo
Piercamillo Davigo
Il segreto non è opponibile a componenti del Csm come era lui all’epoca, la scelta di parlare discretamente con chi di dovere era giusta e opportuna, anche perché era necessario non solo far partire ma anche salvaguardare l’inchiesta da potenziali inquinamenti: mandare le carte al Csm, dove sedeva uno dei magistrati citati nelle carte consegnate dal pm Storari, rischiava di farla saltare definitivamente. Sentito come teste dai magistrati di Piazzale Clodio, a Roma, Piercamillo Davigo non si è mostrato pentito per quanto fatto. Tutt’altro. Ha ribadito di aver fatto la cosa giusta. La testimonianza dell’ex componente del Consiglio...

Il segreto non è opponibile a componenti del Csm come era lui all’epoca, la scelta di parlare discretamente con chi di dovere era giusta e opportuna, anche perché era necessario non solo far partire ma anche salvaguardare l’inchiesta da potenziali inquinamenti: mandare le carte al Csm, dove sedeva uno dei magistrati citati nelle carte consegnate dal pm Storari, rischiava di farla saltare definitivamente. Sentito come teste dai magistrati di Piazzale Clodio, a Roma, Piercamillo Davigo non si è mostrato pentito per quanto fatto. Tutt’altro. Ha ribadito di aver fatto la cosa giusta.

La testimonianza dell’ex componente del Consiglio superiore della magistratura, svoltasi in videoconferenza davanti al procuratore Michele Prestipino e al pm Lia Affinito, ha riguardato ciò che sarebbe accaduto dopo che l’ex toga di Mani Pulite ricevette quelle carte. Con ogni probabilità, l’inchiesta finirà in Lombardia perché la consegna dei verbali dal pm Storari a Davigo avvenne a Milano, e quindi la competenza è della procura di Brescia, che si occupa delle vicende che interessano giudici milanesi: a Roma resterebbe solo l’inchiesta sulla fuga di notizie, che ha visto indagata l’ex segretaria di Davigo.

Ma la testimonianza dell’ex Mani Pulite resta cruciale per dipanare il caso. A Davigo – in una deposizione durata alcune ore – è stato chiesto di dettagliare i due incontri con il vice presidente del Csm, David Ermini (che li conferma, ma nega decisamente di aver ricevuto dall’ex pm di Mani Pulite i verbali secretati) e quello con il Pg della Cassazione Giovanni Salvi, che ha confermato l’incontro nel quale ebbe "informazioni sommarie su contrasti nella procura di Milano" sul caso Amara, dopo il quale convocò il procuratore di Milano per promuovere un’accelerazione investigativa.

La testimonianza di Davigo ha riguardato approfonditamente anche il ruolo di Marcella Contrafatto, la sua ex segretaria adesso indagata per calunnia, che (a sua insaputa?), dopo il pensionamento del magistrato, avrebbe, secondo l’accusa, preso la decisione di recapitare i verbali, con una lettera anonima, a un paio di giornalisti e al magistrato Nino Di Matteo, altro componente del Csm.

Di certo, dal Colle più alto della politica arriva una risposta chiara a chi cerca di tirare per la giacca lo stesso capo dello Stato, nonché presidente del Csm, affinché intervenga. E la risposta è netta: non si può intervenire mentre ci sono indagini in corso, perché farlo significherebbe compiere un’indebita interferenza nei procedimenti di cui si stanno occupando varie procure e il procuratore generale presso la Cassazione.

Oggi Mattarella sarà comunque al Csm ma per una cerimonia ufficiale sul giudice Livatino, alla quale parteciperà anche la ministra della Giustizia, Marta Cartabia. Non è previsto l’intervento di Mattarella, né il presidente parlerà a margine. Anche perché, si osserva al Colle, non c’è nulla da aggiungere rispetto a una linea da cui non ci si può discostare. Per il Quirinale, si osserva, è assolutamente essenziale, per tutti, il rispetto assoluto delle regole. Inimmaginabile dunque un’iniziativa del capo dello Stato che finirebbe inevitabilmente per interferire nell’attività delle procure.