Giovedì 13 Giugno 2024
LUCA RAVAGLIA
Cronaca

Il mistero di Chiara e Cristina: corpo riesumato dopo 30 anni. Si punta al killer

Nel ’92 il cadavere di una 18enne riemerse dal fiume Savio. Il caso fu archiviato: "Suicidio". Un’altra ragazza scomparve un mese dopo. La procura: l’omicida legato all’ambiente cattolico

Cesena, 3 febbraio 2023 - Trent’anni di misteri irrisolti stanno tutti racchiusi in un colpo d’occhio. Quello che spazia intorno alla balaustra del parcheggio del convento dei frati Cappuccini di Cesena. Lì, sul colle che guarda la città, il primo settembre 1992 si persero le tracce di Cristina Golinucci, che aveva 21 anni, posteggiò la sua vettura per raggiungere l’adiacente luogo di culto, ma non vi arrivò mai. Sotto al parcheggio si estende la località di Ponte Abbadesse, dove poco più di un mese dopo, il 7 ottobre, scomparve un’altra giovane, la diciottenne Chiara Bolognesi. Il suo corpo venne trovato un mese dopo nelle acque del fiume Savio in piena. Indossava solo un reggiseno. Al termine delle indagini gli inquirenti stabilirono che si era trattato di un suicidio. Ma ora il quadro è cambiato e dunque eccoci al terzo luogo che si domina dal parcheggio: il cimitero urbano.

La riesumazione dei resti di Chiara Bolognesi
La riesumazione dei resti di Chiara Bolognesi

ieri mattina su disposizione della procura, sono state riesumate le spoglie di Chiara Bolognesi, perché il cold case romagnolo è tornato sul tavolo degli inquirenti, che hanno riaperto le indagini, parlando questa volta di omicidio. Un omicidio che potrebbe non essere stato il solo, perché l’ipotesi sulla quale gli inquirenti stanno lavorando è quella che la stessa mano possa aver tolto la vita a entrambe le giovani.

Cristina e Chiara erano quasi coetanee, avevano frequentato la stessa scuola, l’istituto tecnico commerciale Renato Serra di Cesena ed entrambe erano attive nel mondo del volontariato, tra le fila dell’associazione Avo, che si prende cura dei malati ricoverati in ospedale. Pare che le due giovani non si conoscessero, ma un’ipotesi che per gli investigatori parrebbe valida è, invece, il fatto che entrambe conoscessero l’uomo che le ha uccise. In attesa dell’esito degli accertamenti sulle spoglie della diciottenne, la procura è chiusa nel più stretto riserbo. Eppure dei forti sospetti ci sarebbero già e riguarderebbero un uomo cesenate appartenente al mondo cattolico cittadino, che all’epoca dei fatti si sarebbe reso responsabile anche di almeno due violenze nei confronti di altrettante donne.

Sono passati più di 30 anni, è vero, ma le dotazioni tecnologiche e scientifiche attualmente a disposizione degli inquirenti sono decisamente più evolute rispetto al passato. E potrebbero fornire le risposte che da troppo tempo mancano. Prima di tutto a Marisa Degli Angeli, la mamma di Cristina Golinucci, che da quel primo settembre 1992 si batte con tutta se stessa per conoscere la verità e avere giustizia nel nome di sua figlia, il cui corpo invece non è mai stato trovato. "Spero che sia finalmente arrivato il momento di conoscere quello che accadde – ha commentato –, dopo tutti questi anni ogni nuovo colpo di scena rappresenta un momento di forte tensione emotiva. Ce la metto tutta per resistere, ma non è facile. Non sono mai stata in contatto con la famiglia di Chiara, perché al momento della scomparsa della ragazza avevo provato a stringere un legame che però i suoi genitori hanno preferito declinare, affrontando la tragedia nel loro dolore. È più che legittimo ovviamente e io non ho rimpianti. Spero che in queste ore possano arrivare notizie. Notizie che diano pace alla famiglia Bolognesi e anche a me".

Mentre l’estate del 1992 si avviava a diventare autunno, i fatti tragici che colpirono Cesena gettarono tutta la comunità nello sgomento. Tra l’opinione pubblica si fece largo la paura che ci fosse un collegamento tra le due giovani e che dunque un maniaco girasse a piede libero, ipotesi che però gli investigatori scartarono. Anche perché nel frattempo in relazione al caso Golinucci aveva preso piede l’ipotesi del coinvolgimento di un cittadino straniero, Emanuel Boke, che al tempo frequentava il convento dei frati cappuccini. Negli scorsi mesi peraltro l’avvocata Barbara Iannicelli, che segue il caso da volontaria di Penelope, l’associazione dei familiari e degli amici delle persone scomparse, era entrata in possesso di una registrazione di un colloquio avvenuto anni fa in carcere tra lo stresso Boke (ora irreperibile) e padre Lino Ruscelli (ora defunto), nel quale l’uomo avrebbe confessato di avere responsabilità nella scomparsa della ragazza. Anche il caso di Cristina Golinucci è stato riaperto, ma al momento i due fascicoli restano separati.

"Sono molto legata a mamma Marisa – ha commentato Iannuccelli – e so bene che per una famiglia vedersi costretta a riscrivere dopo trent’anni tutte le pagine di una storia tragica è tremendo. Ci si sente ancora più spaesati davanti alle incognite, ma tutti noi abbiamo grande fiducia e rispetto nell’operato della procura e attendiamo gli esiti degli accertamenti. A questo punto la verità pare davvero a un passo".