Mercoledì 22 Maggio 2024

Caso Omerovic La chat di gruppo che inguaia i poliziotti "Copriamoci a vicenda"

"L’onda sommergerà tutti". L’agente, accusato di tortura, è ai domiciliari . I colleghi della Municipale avrebbero falsificato l’annotazione di servizio. Il capo della polizia: "Vicenda grave, abbiamo fatto ciò che dovevamo"

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ROMA

"Mi sono vergognato per non essere intervenuto". Parole che esondano come un fiume, quelle pronunciate da uno degli agenti della polizia locale, testimone dei fatti avvenuti il 25 luglio a Primavalle (Roma). Sulla vicenda di Hasib Omerovic, 36 enne sordomuto, l’ordinanza che dispone i domiciliari per l’agente Andrea Pellegrini ha portato alla luce risvolti sconvolgenti. La telefonata fatta quello stesso giorno ad un collega da Pellegrini, il poliziotto arrestato per avere torturato Omerovic nel corso di un “controllo“ nella sua abitazione di Primavalle, potrebbe rappresentare un tassello fondamentale nell’impianto accusatorio della Procura, in una vicenda definita "grave" dal capo della Polizia Lamberto Giannini, che ha rivendicato "impegno e trasparenza" ma anche "serenità e orgoglio per aver fatto quello che bisognava fare".

Dopo l’intervento delle forze dell’ordine nell’appartamento di via Gerolamo Aleandro, culminato con la caduta dalla finestra di Omerovic, Pellegrini chiamò infatti un agente della Polizia Locale affermando che "la persona si era buttata di sotto una volta che loro erano giù nel cortile". Per il giudice si tratta di una "anomalia" che "assume al contempo valenza indiziaria". Quel passaggio sulla caduta è stato giudicato dal Gip come "del tutto singolare", siccome denota "l’intento di fornire una giustificazione non richiesta". "L’anomalia – ha quindi aggiunto – appare ancora maggiore considerato che dai tabulati non risulta alcuna telefonata in quell’orario, in partenza dal cellulare di Pellegrini verso il cellulare dell’agente".

Lo stesso agente della polizia locale è stato ascoltato dagli uomini della Squadra Mobile: ha raccontato che la mattina del 25 luglio gli agenti di Primavalle andarono al loro comando per rintracciare l’abitazione di Omerovic. A presentarsi fu proprio Pellegrini, che lui conosceva, e un altro collega, entrambi in borghese. I due, scrive il Gip, chiesero "se aveva informazioni circa una persona rom, sordomuta che gira il quartiere rovistando nei cassonetti", aggiungendo che tale soggetto gli interessava in quanto era stato "oggetto di diverse segnalazioni nel quartiere per molestie sulle donne".

Le indagini sulla annotazione di servizio hanno portato poi all’iscrizione di altri quattro agenti per il reato di falso e depistaggio. Una annotazione in cui sostanzialmente viene raccontata un’altra storia e non dell’aggressione fisica e psicologica a cui Omerovic fu sottoposto. Nell’ordinanza, sul punto, viene citato anche un messaggio che un ispettore inviò ad una collega del commissariato Primavalle. Per l’agente era necessario redigere una nuova relazione di servizio su quanto appurato nelle settimane dopo i fatti per evitare l’ondata "che quando arriva sommerge tutti".

Fondamentale per ricostruire quanto avvenuto nell’appartamento è il racconto fornito agli uomini della Squadra Mobile da uno degli agenti presenti. "Ho provato un senso di vergogna per non essere intervenuto e fermare quanto stava accadendo", ha raccontato ai colleghi che lo hanno ascoltato per ore. Nell’ordinanza il Gip scrive che il poliziotto, testimone oculare, "ha riferito di essersi in qualche modo determinato a sottoscrivere la relazione di servizio", perché Pellegrini, che verrà sentito dal gip il 27 dicembre, è pur sempre un suo superiore, di cui in qualche modo subiva il "pesò e gli atteggiamenti", e che soltanto quando la pressione delle notizie di stampa sulla vicenda si era fatta insostenibile aveva finalmente sentito l’esigenza di recarsi dal dirigente per "riferire le cose come erano andate perché in queste situazioni è inutile cercare di nasconderle".