Lunedì 20 Maggio 2024
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Cronaca

Caccia ai segreti di Messina Denaro Biglietti aerei, libri e l’auto in garage Così il boss latitante sfidava lo Stato

La macchina è intestata alla madre del prestanome. Ma il capo mafia andò ad acquistarla di persona un anno fa

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di Nino Femiani

PALERMO

Biglietti aerei per l’Inghilterra e il Sudamerica, libri di filosofia e storia tra cui una biografia su Putin. Continua a essere una miniera di sorprese il covo di via San Vito (un tempo si chiamava vicolo CB31), il primo trovato dopo la cattura di Matteo Messina Denaro, mentre gli inquirenti cercano di penetrare nella rete di complicità e connivenze di cui il mafioso ha goduto in 30 anni di latitanza. Sequestrata anche l’automobile con cui il padrino di Castelvetrano si muoveva senza molti patemi sul territorio: una Alfa Romeo Giulietta di colore nero, intestata a Giuseppa Cicio, madre di Andrea Bonafede (il geometra che aveva ceduto al boss carta di identità e codice sanitario e gli faceva da prestanome negli acquisti immobiliari) parcheggiata in uno spazio di cui si serviva il figlio di Giovanni Luppino, il commerciante di olive accusato di essere suo autista e uomo di fiducia.

L’auto venne acquistata a gennaio 2022, personalmente dal boss, in una concessionaria di Palermo, a pochi passi dalla Presidenza della Regione Siciliana. Matteo aveva dato in permuta una Fiat 500 e sborsato 10 euro in contanti. L’ipotesi investigativa è che il capomafia, il giorno del blitz, sia andato con la Giulietta a casa di Luppino. Qui avrebbe parcheggiato e preso posto sulla Fiat Bravo bianca del coltivatore, diretta alla clinica per le terapie antitumorali. I passaggi aerei erano intestati, invece, a Bonafede. Ci era andato davvero lui o ne aveva usufruito Messina Denaro nel corso della sua latitanza all’acqua di rose? Molto più probabile questa seconda ipotesi. In passato il boss si era recato in Venezuela. Un pentito raccontò di una trasferta del 2003 a Caracas dopo essere sbarcato all’aeroporto Simon Bolivar e aver fatto uno scalo a Parigi e Amsterdam. Con lui c’era un’affascinante donna. I due sarebbero poi stati a pranzo al ristorante "Villa Etrusca" di Valencia, terza città del Venezuela. Al loro tavolo, Francesco Termine, di Ribera, e Vincenzo Spezia, di Campobello di Mazara, corrieri poi arrestati, che tenevano i rapporti con il cartello de "Los Soles" che ha buoni rapporti con i narcos colombiani. Bisognerà attendere per conoscere cosa sia stato trovato nella Giulietta. Certo è che il materiale a disposizione dei magistrati palermitani è già copioso (ci sono un libro mastro e due telefoni cellulari, uno dei quali intestato a un’azienda).

Senza contare che nel sacco sono finiti anche gli oggetti di Luppino: due cellulari, 200 euro, un taccuino con sigle, nomi e numeri di medici e degli oncologi consultati dal padrino. Segno che il legame tra lui e Messina Denaro non era assolutamente occasionale, come aveva tentato di far credere. Non è un caso che l’abitazione di Luppino si trova a pochi metri dalla prima abitata dal capomafia a Campobello di Mazara e il parcheggio in cui è stata parcheggiata la Giulietta era nella disponibilità della sua famiglia. Alla vettura, nascosta tra escavatori e trattori, gli investigatori sono giunti grazie a una chiave trovata nel borsello di "Sicc": attivando un sistema di intelligenza artificiale, hanno ricostruito gli spostamenti del veicolo, arrivando a vicolo San Vito.

Intanto, Lorenza Alagna, 27 anni e unica figlia dell’ex primula rossa, smentisce: "Non ho mai rinnegato mio padre, né ho mai detto che non lo andrò a trovare in carcere". Lorenza è nata nel 1996 dalla relazione del mafioso con Francesca Alagna e ha preso il cognome della madre. Sembra che Messina Denaro non l’abbia mai incontrata, nonostante ne abbia scritto nei suoi pizzini e parlato in alcune intercettazioni (lamentandosi che la figlia non avesse dato al nipote il suo nome). Messina Denaro avrebbe anche un secondo figlio di cui si sa pochissimo: sembra che si chiami Francesco e sia piuttosto giovane (nato tra il 2004 e il 2005).