La cabina telefonica ora è smart: dai gettoni al touch screen. E c’è anche il pulsante anti stupro

Il progetto parte a Milano, poi via in altre 13 città. Nei box si potrà ricaricare il cellulare e chiedere aiuto

Una delle 450 cabine digitali che verranno installate a Milano. In tutto saranno 2.500 in tredici città italiane
Una delle 450 cabine digitali che verranno installate a Milano. In tutto saranno 2.500 in tredici città italiane

Milano, 13 gennaio 2024 – L’unico modo di non cedere alla nostalgia è dimenticare il gettone. E non illudersi di trovarne una proprio dietro l’angolo, con la pretesa di una banale chiacchierata mentre fuori si forma la coda. E allora perché entrare nelle cabine telefoniche del futuro, per fare cosa? Quasi tutto: ricaricare lo smartphone (una vera nemesi), pagare in modo digitale, acquistare biglietti. Persino chiamare gratis numeri nazionali. Una carezza sullo schermo, come al bancomat. Con l’aiuto di sensori per chi ha disabilità motorie, barriere linguistiche o visive. E un tasto di emergenza con cui chiedere aiuto in caso di pericolo, pensato per contrastare la microcriminalità e gli episodi di violenza contro le donne.

Il 10 febbraio 1952 in piazza San Babila a Milano lo Stipel installava la prima cabina telefonica. Ora la Tim, che da maggio procede allo smantellamento della sua archeologia passata dal metallo e vetro alla postazione aperta, proprio da Milano comincia la rivoluzione digitale e multiservizi. Un nuovo tassello nel modello di Smart City che ci esalta e un po’ ci inquieta, perché come nei giocattoli l’importante è capire cosa c’è dentro: Intelligenza Artificiale, 5G, IoT (l’internet delle cose…). Non semplicemente una voce umana all’altro capo del filo. Chi c’era ricorda e fa la figura del dinosauro, mentre un bambino resta attonito come di fronte a un oggetto alieno, a un vespasiano. Erano il faro delle città, un porto sicuro e un serbatoio di nostalgia preventiva, come tutti gli oggetti che assorbono emozioni. Oggi stanno sul piano straziante del registratore Geloso, delle videocassette e ormai dei cd che servono più che altro a sbrinare i vetri d’inverno.

A fine anni Settanta se ne contavano 33mila, l’archivio storico Tim conserva i gettoni falsi utilizzati per telefonare gratis tranne quelli di ghiaccio creati da uno studente del Politecnico di Torino per chiamare la famiglia in Argentina. Poco alla volta ai gettoni e alla moneta si affiancò la carta prepagata. Prima la scheda magnetica verticale giallo-blu che veniva sequestrata dalla macchina all’esaurimento del credito lasciando un senso di vuoto. Poi la carta orizzontale, risputata anche a credito finito e diventata oggetto da collezionismo. Quando nel 2000 il modello Digito consentì di inviare sms, fax e email si capì che la strada era segnata: un giorno ci sarebbero servite a ricaricare il cellulare.

La seconda chance, ecologica e intelligente, procede un passo alla volta: all’inizio saranno 450 a Milano, poi il progetto verrà esteso in altre 13 città per un totale di circa 2.500. La rottamazione all’insegna della sostenibilità e del recupero dei componenti è mondiale. Il Regno Unito è stato il primo all’inizio del nuovo millennio a dire goodbye ai suoi gusci mitologici rossi rigati di pioggia. In America le hanno ridisegnate fra l’arte e l’high tech, con installazioni nei luoghi simbolo come Times Square. In Europa uno degli ultimi Paesi a dite basta è stata la Francia, nel 2017. Con qualche anno di ritardo arriviamo noi. Le ultime 16mila sopravvissute stanno sparendo travolte dal progresso e dalla noia: 118 chiamate all’anno per ciascuna erano ormai un impegno platonico, così l’AgCom ha stabilito che Tim non è più obbligata a garantire il servizio pubblico tranne negli ospedali con almeno 10 posti letto, nelle caserme con almeno 50 occupanti stabili, nelle carceri e dove non arriva la copertura della rete mobile, come i rifugi di montagna.

Se ci viene la voglia il rifugio resta la soluzione meno impegnativa ma abbiamo il telefonino in tasca e i geni dei boy scout. Ce l’abbiamo fatta anche prima del 1952, quando i telefoni erano quasi esclusivamente installati nei Posti Telefonici Pubblici (Ptp) oppure nei bar, nelle edicole, al ristorante. In stazione era il personale munito di apposita apparecchiatura a farti fare una chiamata, e tutto diventava molto solenne. Dopo siamo rimasti stregati dai claim. "Una telefonata allunga la vita". "Non sei mai solo quando sei vicino a un telefono". Ci abbiamo creduto al punto di portarcelo a letto.