Giovedì 25 Aprile 2024

Boom di manifestazioni. Più 40% in due mesi. Il sociologo: "Saldatura tra il disagio e la rabbia"

I dati del Viminale: il tema del lavoro ha superato quello della politica. Panarari: "Ormai basta pochissimo per innescare la miccia".

Il disagio sociale, la protesta politica, l’emergenza ambientale, le crisi sindacali scelgono sempre più la strada della piazza. A indicarlo è un dato che viene dal Viminale secondo il quale nel primo bimestre del 2024 in Italia ci sono state 2.822 manifestazioni "di spiccato interesse per l’ordine pubblico". Un dato in significativo aumento rispetto ai 1.994 eventi dello stesso periodo del 2023: oltre il 40% in più, anche se, sottolinea il Viminale, le "manifestazioni con criticità solo state l’1,6% quest’anno, e il 3,5% nel 2023.

In tutto il 2023 le manifestazioni sono state 11.219 e in 397 si sono registrate "turbative dell’ordine pubblico". Dal 7 ottobre 2.023 ad oggi le manifestazioni legate al conflitto israelo palestinese sono state quasi 1.100. "La mia impressione – osserva il sociologo dei movimenti giovanili Lorenzo Zamponi, che insegna alla Normale di Firenze – una crisi sociale diffusa c’è, ma non da oggi, e ha trovato sinora una certa difficoltà di espressione in termini di protesta: era fisiologico che prima poi i numeri salissero. Credo che, se si analizzasse nel dettaglio, il tema della guerra in Medio Oriente e della solidarietà con il popolo palestinese sarebbe sicuramente il più presente. E poi un’altra problematica che ha riportato la gente, e specialmente i giovani, in piazza, è la questione ambientale. Il contesto politico ha poi una sua influenza: l’anno scorso c’era un governo insediatosi da pochi mesi mentre adesso c’è un governo pienamente operativo sulla base delle cui scelte possono emergere orientamenti più critici, di opposizione. Ovviamente la sfida per chi gestisce l’ordine pubblico e per chi manifesta è garantire il pacifico svolgimento delle manifestazioni, evitando quanto si è visto a Pisa: ci sono strategie di de-escalation che vanno rigorosamente attuate".

"Io credo che questi numeri indichino una saldatura di una molteplicità di fattori – osserva il sociologo dell’informazione Massimiliano Panarari, docente all’università di Modena e Reggio Emilia – in un clima generale di polarizzazione. Una delle questioni più divisive è sicuramente il conflitto israelo-palestinese che ha portato a manifestazioni molto numerose. È stato un catalizzatore di un disagio creato dalle trasformazioni sociali degli ultimi anni e che emerge anche da i social, sfociando poi nella manifestazione di piazza, vista anche la crisi della rappresentanza che investe sia partiti sia sindacati e assegna a queste strutture al massimo un ruolo di compartecipazione e non più di motori delle manifestazioni nelle quali settori della società manifestano il loro disagio e la loro rabbia". Il problema è che non sempre c’è la capacità di gestire le manifestazioni.

"Basta pochissimo – osserva Panarari – per innescare la miccia, da qualunque parte, e proprio questo richiede una particolare disciplina e professionismo nelle forze dell’ordine nella gestione della piazza. Noi veniamo da un periodo nel quale le manifestazioni erano calate, forse si è anche un po’ persa l’abitudine alle gestione delle manifestazioni e in alcuni operatori può esserci l’impressione che ci sia una sorta di copertura politica ad una repressione più dura. Al contempo da parte di chi organizza le manifestazioni si sconta un problema di mancata intermediazione. Una manifestazione gestita e organizzata da partiti o sindacati o organizzazioni strutturate ha delle caratteristiche di regolarità nel suo svolgimento che sono maggiori. In questa fase invece molte manifestazioni sono improntate allo spontaneismo e le piazze non organizzate sono più facili alla radicalizzazione e all’incidente: anche per questo è necessario che ci sia sempre un grande rigore nella loro gestione".

Alessandro Farruggia