Massimo Cacciari
Massimo Cacciari
Il rischio che la ’nuova normalità’, come la chiamano virologi e addetti ai lavori, sia intrisa e permeata di paure, limiti e controlli, è concreto? "Non si capisce nel modo più assoluto per quale motivo dovremmo mantenere questo stato di supercontrollismo che nella stragrande maggioranza dei casi risulta anche oggi senza senso". È tranchant da par suo Massimo Cacciari, filosofo di vaglia e osservatore senza schemi di quello che si muove tra le viscere e la superficie delle nostre inquiete comunità nell’età dell’uscita dalla pandemia. Appena il tempo di una pausa ("Scusi un attimo") e torna irritato al telefono: "Forse ha ragione lei. Forse non ci libereremo mai da questa situazione di… Sono stato testé protagonista di una situazione di verifica senza criterio entrando in stazione". Professore, al di là dell’oggi, è la pronosticata...

Il rischio che la ’nuova normalità’, come la chiamano virologi e addetti ai lavori, sia intrisa e permeata di paure, limiti e controlli, è concreto?

"Non si capisce nel modo più assoluto per quale motivo dovremmo mantenere questo stato di supercontrollismo che nella stragrande maggioranza dei casi risulta anche oggi senza senso". È tranchant da par suo Massimo Cacciari, filosofo di vaglia e osservatore senza schemi di quello che si muove tra le viscere e la superficie delle nostre inquiete comunità nell’età dell’uscita dalla pandemia. Appena il tempo di una pausa ("Scusi un attimo") e torna irritato al telefono: "Forse ha ragione lei. Forse non ci libereremo mai da questa situazione di… Sono stato testé protagonista di una situazione di verifica senza criterio entrando in stazione".

Professore, al di là dell’oggi, è la pronosticata "diversa normalità" del domani che suscita inquietudine.

"Sicuramente. E, però, non vedo la ragione perché non ci possa e debba essere una normalità tout court. Perché dovrebbe esserci una normalità con paura? Una volta che siamo vaccinati, una volta che i contagi diminuiscono drasticamente e si arriva a un fenomeno completamente sotto controllo, per quale cavolo di motivo bisogna continuare avere paura. Sarebbero solo paranoie e ipocondria. Speriamo che gli italiani siano persone abbastanza mature per capire che non siamo nella Striscia di Gaza. Smettiamola con questa retorica delle guerre".

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Eppure, più di un esperto ci fa intravedere una vita blindata o limitata.

"Invece di insistere negli allarmi e nel mettere in atto interventi di demenziale controllismo, gli scienziati e i decisori dovrebbero dedicarsi a capire come rimuovere le cause di questi fenomeni che sono stranote: gli sconquassi che in tante parti del mondo avvengono nel nostro scambio con le specie animali e vegetali e con l’ambiente".

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Ma quanto siamo vittime e quanto complici di questa tendenza che è innanzitutto politico-culturale?

"Chi ragiona su queste vicende sa sempre che c’è una perfetta complicità tra sovrano e suddito. Sono complici. Non c’è mai il sovrano che comanda e il suddito che ubbidisce. Queste sono visioni irenistiche e buoniste. E questo è tanto più vero nelle fasi di emergenza, nelle quali questa complicità risulta portata all’estremo perché c’è la perfetta sincronia di intenti. Il suddito che insegue una sicurezza costi quel che costi e il potere politico che grazie a questa domanda si rafforza. E diventa indiscutibile nel senso che non puoi criticarlo e devi accettare tutto quello che decide".

C’è un Grande Vecchio che sfrutta i timori delle genti?

"Magari. Così avremmo un nemico da combattere. Ma no. Non c’è nessun complottismo. Sono tutti fatti inerziali. C’è un’inerzia delle nostre società che produce una domanda paranoica di sicurezza e su questa domanda che è caratteristica di culture decadenti come la nostra si inseriscono strumentalizzazioni politiche. Certo, ci sono contesti che favoriscono determinati settori industriali e commerciali e che creano nuove e più gravi disuguaglianze. Ma non c’è nessun piano o programma, è una situazione culturale nel senso antropologico che riguarda società che chiedono spasmodicamente sicurezza e su questo vanno a nozze forze politiche che cavalcano le paure".

A che cosa porta la paura?

"Il termine paura deriva da ’phobos’ e da qui le fobie. Ma ha la stessa radice di ’feugo’, che vuol dire fuggire. Ma se la paura ci fa fuggire, è un disastro, una pre-morte".

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Quale è la leva per venire fuori da questo circolo vizioso?

"Ragionando. Come nelle emergenze. Serve razionalità, senza negare il percolo, ma affrontandolo con razionalità. Se ne esce perché in parte finisce e perché ci rendiamo conto che le emergenze hanno una causa e la causa può essere rimossa".

Nello specifico italiano, vede cambiamenti che aiutano a uscire dalla sindrome della paura?

"Mi pare che da quando c’è Mario Draghi si stia uscendo dalle chiusure e dal normativismo estremo. Ci si affida di più all’intelligenza delle persone senza paternalismi".

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