Lunedì 15 Aprile 2024

Avvelenata e massacrata. In aula la sorella di Giulia: "Lei sentiva sapori strani. E aveva sempre dolori"

L’agonia della 27enne incinta al settimo mese, l’ex sotto processo per omicidio. La testimonianza di Chiara: "Non mangiava più, tutto sapeva di candeggina". Poi il tradimento di lui scoperto attraverso le cuffiette dello smartphone.

Avvelenata e massacrata. In aula la sorella di Giulia: "Lei sentiva sapori strani. E aveva sempre dolori"

Chiara Tramontano, sorella minore di Giulia, all’udienza in Corte d’Assise

Una vita interamente costruita sulle menzogne, fantasiosi castelli di bugie, imbrogli, fragili realtà parallele, raccontate a tutti: alla famiglia, a chi lo amava, al figlio di sei anni avuto da una prima compagna e di cui negava l’esistenza, agli amici e ai colleghi di lavoro. Alessandro Impagnatiello, l’"imputato" come lo ha chiamato ieri, nelle tre ore di testimonianza, Chiara Tramontano la giovane e coraggiosa sorella di Giulia, da lui uccisa al settimo mese di gravidanza, era prima di tutto un impostore già nei piccoli fatti quotidiani della vita, oltre che un assassino spietato capace di un crimine orrendo.

Quello che emerge dalle tre ore di racconto di Chiara e poi dalla deposizione del collega di lavoro di Impagnatiello è il ritratto di un manipolatore, traditore seriale, che accusava lei di avere amanti e per questo l’aveva isolata dagli amici.

"Io e mia sorella avevamo un rapporto conflittuale – racconta Chiara –. Io ero la più piccola, ma la più severa. Eravamo sorelle molto legate e ci godevamo i successi l’una dell’altra. Quando Giulia e l’imputato sono andati a convivere a dicembre 2021, io le avevo fatto notare che era un po’ presto, ma Giulia mi disse che lui la corteggiava in maniera insistente e che alla fine aveva “ceduto” e ne era innamorata. Tra l’imputato e mia sorella ci furono attriti da subito, anche perché lui aveva un altro figlio e all’inizio glielo aveva tenuto nascosto". È così che era cominciata la loro storia, con le bugie. E tutta la drammatica testimonianza è proseguita con il racconto dell’altalena emotiva vissuta da Giulia, prima di essere uccisa. La scoperta della gravidanza che non fu una gioia, perché lui le disse subito che quel bambino non era gradito. La decisione quindi di abortire e poi il ripensamento e ancora il tentativo, non riuscito, di Giulia di abortire all’ultimo, quando scoprì che lui la tradiva.

"Mia sorella scoprì il tradimento grazie al tracker delle cuffiette dello smartphone che mostrava i suoi movimenti dopo l’uscita dal lavoro. Lei voleva abortire, ma non ci fu la possibilità di farlo entro i termini consentiti e cosi decise di tenere il piccolo e di chiamarlo Thiago. Dando per scontato che sarebbe stata una mamma single".

La sorella della vittima ha raccontato poi che Giulia aveva dolori fortissimi allo stomaco: "ci disse che il cibo aveva un sapore assurdo, non riusciva a mangiare o a bere nulla perché aveva tutto lo stesso sapore di candeggina". L’autopsia dimostrerà che quei dolori e quel sapore erano causati del veleno per topi che Impagnatiello le somministrava nella speranza che il feto morisse.

Il racconto è poi proseguito sui drammatici giorni della scomparsa di Giulia e delle prime ricerche: "Mia sorella non si trovava e il comportamento dell’imputato mi insospettì subito. Lo incontrai in caserma e mi resi conto subito che non aveva fatto nulla per cercare mia sorella, mentre noi eravamo disperati. Io e mio fratello cominciammo a mettere volantini ovunque, a usare i social, chiamai “Chi l’ha visto?“ e lui nulla, quando chiesi perché non si attivava l’imputato mi rispose che non avevo il diritto di giudicarlo". Anche il collega di lavoro di Impagnatiello ha confermato le sue bugie continue e su tutto, perfino su una presunta malattia terminale della madre inventata solo per poter uscire prima la sera e poi gli anomali furti all’Armani Cafè di cui si scoprì che ne era l’autore.