Angela Merkel da giovane
Angela Merkel da giovane
Nel suo incontro con gli studenti a Berlino la Cancelliera Angela Merkel, in occasione della ’giornata del progetto europeo nelle scuole’, ha confidato con apprezzabile sincerità di non possedere una adeguata conoscenza della storia internazionale e di cercare di porvi rimedio seguendo nel tempo libero podcast di storia. "Sono andata a scuola nella Ddr (la Germania comunista, ndr), ci occupavamo molto della storia della classe dei lavoratori e poco di quella internazionale". Dobbiamo esserle grati per avere richiamato, nella sede più opportuna – parlando ai giovani – un problema non solo suo, ma abbastanza comune alle classi politiche e dirigenti dei Paesi europei, compreso il nostro. Il fatto che si tratti di un fenomeno generale ci dice di come la questione rivesta ormai una rilevanza preoccupante, considerato che le...

Nel suo incontro con gli studenti a Berlino la Cancelliera Angela Merkel, in occasione della ’giornata del progetto europeo nelle scuole’, ha confidato con apprezzabile sincerità di non possedere una adeguata conoscenza della storia internazionale e di cercare di porvi rimedio seguendo nel tempo libero podcast di storia. "Sono andata a scuola nella Ddr (la Germania comunista, ndr), ci occupavamo molto della storia della classe dei lavoratori e poco di quella internazionale".

Dobbiamo esserle grati per avere richiamato, nella sede più opportuna – parlando ai giovani – un problema non solo suo, ma abbastanza comune alle classi politiche e dirigenti dei Paesi europei, compreso il nostro.

Il fatto che si tratti di un fenomeno generale ci dice di come la questione rivesta ormai una rilevanza preoccupante, considerato che le classi dirigenti del continente dovrebbero essere le prime ad avere consapevolezza della storia di cui, per altro, anch’esse fanno parte. Nel corso degli anni l’insegnamento della storia nelle scuole e nelle università è stato gradualmente ridimensionato, a favore di insegnamenti ‘pratici’, come se il sapere storico fosse di scarsa utilità concreta, quasi un ’lusso’ da riservare ad amatori e appassionati.

Non solo. L’avere privilegiato l’insegnamento medio e superiore solo in funzione di una concezione ’professionale’ della formazione ha causato un colpevole vuoto umanistico facendo sì che la Storia – quella con la ’S’ maiuscola – non fosse più considerata, al pari di altre discipline umanistiche e con specificità peculiari sue proprie – l’architrave della civiltà della nazione e della sue popolazioni. Ossia, il suo carattere formativo centrale per fare di ogni alunno un cittadino. A partire dalla fine del secolo scorso – riforma Berlinguer – si riserva l’ultimo anno di liceo allo studio del Novecento, indipendentemente dal programma realizzato a conclusione dell’anno precedente.

Con la conseguenza assai grave che spesso si arriva, alla fine del quarto anno, al periodo dell’epopea napoleonica, ’saltando’ a piè pari l’Ottocento, il Risorgimento, le nazionalità ovvero le radici autentiche dell’Europa moderna.

"Un Paese che non coltiva la memoria storica – ripeteva il filosofo Norberto Bobbio – è privo di futuro".

Non si tratta tanto di accumulare una serie di nozioni, certamente utili, ma di comprendere soprattutto con ragionamento critico le ragioni che stanno alle origini degli eventi, dei comportamenti delle persone, del divenire del cambiamento sociale. Non è più sufficiente oggi conoscere la storia del proprio Paese, – qui il giusto richiamo della Merkel – ma quella internazionale europea, e non solo, per consentire una maggiore comprensione fra quanti sono chiamati a confrontarsi, a dialogare. Inoltre la nuova realtà internazionale, con l’intreccio dei problemi che la caratterizza, postula sempre che il giudizio politico non possa prescindere dalla consapevolezza del quadro storico: in fondo, tutti i grandi passaggi della storia lo dimostrano.

Preparazione al dialogo. Questo vale non solo per chi ha responsabilità di Governo o comunque decisionali a ogni livello, ma per qualsiasi cittadino di ogni nazione in un periodo storico in cui le ’frontiere’ nelle quali le nuove generazioni sono chiamate ad operare si ampliano. La conoscenza della storia interna e internazionale diviene necessaria preparazione di base per tutti, per poter svolgere il proprio lavoro in seno alla società civile.

Ricordo l’indimenticabile amico Giovannino Agnelli, Presidente della Piaggio prematuramente scomparso, che invitava i propri operai a una preparazione culturale di base: senza la quale non era possibile esprimere al meglio le singole capacità, neppure nell’assemblare le parti meccaniche della ’Vespa’.

Collochiamo in modo adeguato l’insegnamento della storia, soprattutto dall’Illuminismo ai nostri giorni, nei programmi scolastici. Con una visione moderna e avanzata: bene ricordare una ad una le numerose battaglie dell’Isonzo, ma ben più importante è capire le cause del primo conflitto mondiale e le sue conseguenze. Conoscere il passato è indispensabile per capire il presente ed operare per un futuro migliore.