Strage di Erba, anche Azouz sarà in aula a Brescia: "Rosa e Olindo innocenti"

Il 42enne che perse la moglie e il figlio, sarà in tribunale. Si unirà alla richiesta di annullamento dell’ergastolo ai coniugi Romano

Azouz
Azouz

Azouz Marzouk sarà in aula. Ancora una volta il vedovo di Raffaella Castagna e padre del piccolo Youssef, due delle quattro vittime della strage di Erba, sarà presente. Il 1° marzo a Brescia assisterà all’inizio della discussione dell’istanza di revisione presentata dai legali di Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati all’ergastolo in via definitiva per l’eccidio. Assistito dall’avvocata Solange Marchignoli, Azouz, 42 anni, si assocerà alla richiesta di annullamento dell’ergastolo. A sostenere l’estraneità dei coniugi aveva provato alcuni anni fa con una richiesta di prove alla Procura generale di Milano, convinto "che non potessero essere gli autori di una strage così terribile", un "eccidio che ricorda l’operazione di un commando", scriveva.

Nell’atto ripercorreva anche la genesi di questi suoi dubbi, maturati in carcere, che aveva intenzione di manifestare ai giudici di primo grado a cui poco prima della sentenza aveva mandato un fax. Dubbi "ritrattati" in aula, nell’ultima udienza davanti alla Corte d’assise di Como e riproposti nell’istanza al Pg di Milano. L’istanza, dichiarata inammissibile, era costata a Marzouk un processo per calunnia, poiché avrebbe accusato la coppia di essersi autocalunniata confessando il delitto (confessioni poi ritrattate). Marzouk, assolto a conclusione del processo milanese, a marzo intende ribadire l’estraneità alla strage dei coniugi Romano.

A Erba morirono la moglie e suo figlio di due anni, la suocera Paola Galli e una vicina di casa, Valeria Cherubini, accorsa dopo che era stato dato alle fiamme l’appartamento della ‘mattanza’, con suo marito, Mario Frigerio, principale accusatore di Olindo, che si salvò miracolosamente. Azouz fu condannato in primo grado a Como per diffamazione ai danni dei fratelli di Raffaella, Pietro e Beppe Castagna, per le dichiarazioni in cui sosteneva che la strage avesse un fine economico. "Indagate sulla famiglia – aveva detto – mio figlio Youssef conosceva l’assassino. Lo ha ucciso qualcuno vicino a mia moglie". Parole "di gravità estrema" per il giudice che lo condannò a oltre due anni (il doppio di quanto chiesto dal pm) "con insinuazioni" che hanno alimentato "la corrente innocentista". Una corrente alla quale si è accodato il sostituto Pg di Milano, Cuno Tarfusser.