Venerdì 14 Giugno 2024
ROBERTA RAMPINI
Cronaca

Amiche tamponate e uccise al casello Il test sul conducente: era drogato

Nel video sull’A4 il 39enne arriva alla barriera a tutta velocità: nessuna frenata, auto trascinata per metri. Il marocchino è risultato positivo alla cannabis e alle benzodiazepine, era appena uscito dall’ospedale psichiatrico

di Roberta Rampini

Aveva assunto cannabis e psicofarmaci l’automobilista di 39 anni italo-marocchino che nella notte tra venerdì 17 e sabato 18 febbraio è piombato a folle velocità contro un’auto ferma alla barriera della Ghisolfa sulla A4 Torino-Milano e ha ucciso due donne, Laura Amato di 54 anni di Robecchetto con Induno, e Claudia Turconi, 60 anni di Rescaldina. È quanto emerge dall’esito degli esami tossicologici di primo livello fatti al 39enne all’ospedale San Carlo di Milano dove è stato trasportato con ferite lievi dopo l’incidente. Potrebbe essere stato questo mix di sostanze, cannabis e benzodiazepine, la causa dello stato di forte alterazione dell’uomo indagato per omicidio stradale plurimo: rischia fino a 18 anni di carcere.

Per i risultati degli esami ematochimici che rivelano la presenza di sostanze presenti nel sangue, servono 2 giorni. Secondo quanto emerge dalle indagini il 39enne, che vive insieme alla moglie a Pontenure, nel Piacentino, giovedì 16 febbraio, il giorno prima dell’incidente mortale, era stato ricoverato nel reparto di Psichiatria all’ospedale di Piacenza dopo aver dato in escandescenze. Era stata la moglie ad accompagnarlo preoccupata per quell’improvvisa crisi di nervi. Il giorno dopo l’uomo ha lasciato la struttura sanitaria. E questo spiegherebbe la presenza di un braccialetto ospedaliero strappato trovato tra le lamiere della sua Lancia Musa dai vigili del fuoco e dai poliziotti della sottosezione autostradale Novara Est. Ora gli inquirenti, coordinati dal pm Paolo Filippini, sono al lavoro per ricostruirne la vita, capire se abbia o meno problemi psichiatrici per i quali sarebbe stato in cura presso strutture ospedaliere, se il 17 febbraio è stato dimesso dai medici dell’ospedale, oppure se è uscito di nascosto. A questo proposito il magistrato ha incaricato la polstrada di Novara di sentire la moglie del 39enne e acquisire le cartelle cliniche dell’ospedale e le testimonianze dei medici, per accertare se le benzodiazepine gli sono state somministrate dal personale sanitario o sono state assunte arbitrariamente dall’uomo e anche il loro dosaggio.

Al 39enne, ricoverato in Psichiatria al San Carlo e che non è mai stato sottoposto a Tso, è stato sequestrato anche il cellulare per l’analisi dei tabulati che consentirà di chiarire se negli istanti prima dell’incidente mortale fosse al telefono o stesse inviando messaggi. Ascoltato dagli inquirenti non ha saputo fornire spiegazioni. Di certo ci sono le immagini delle telecamere di sorveglianza: mostrano la Lancia Y, su cui viaggiavano le due donne, procedere a ridotta velocità in direzione Torino per immettersi nella pista riservata al ritiro del biglietto di pedaggio e l’altra auto guidata dall’uomo, sopraggiungere "a velocità sostenuta e senza rallentare, colpire violentemente, da dietro l’auto ferma sbalzandola in avanti per diversi metri". L’ipotesi che sembra prevalere è che non abbia visto l’ostacolo perché ‘offuscato’ dall’assunzione di benzodiazepine e che drogato o ‘addormentato’ non abbia avuto l’istinto di frenare. Per Laura e Claudia, entrambe operatrici sanitarie, grandi amiche, non c’è stato niente da fare. Stavano rientrando dalla festa organizzata da Laura per festeggiare i suoi 54 anni, compiuti il 25 gennaio. A casa le attendevano le loro famiglia, Laura ha due figli, Claudia quattro. Ma non sono mai arrivate.