Mercoledì 24 Luglio 2024
LUCETTA SCARAFFIA
Cronaca

Addio a Benedetto L’omelia di Francesco "Il pastore non può portare da solo tutto il peso"

Il Pontefice cita una sola volta il predecessore e sceglie un registro dottorale e privo di enfasi . Ratzinger in Vaticano sopiva le tensioni tra le due anime della Chiesa, ora rischiano di esplodere

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di Lucetta Scaraffia

No, non era vero che avere il papa emerito in Vaticano come una presenza silenziosa di preghiera, era – parole di Francesco – come avere "il nonno in casa". In realtà la sola presenza di Benedetto XVI costituiva un freno alle tensioni e ai conflitti fra le diverse fazioni nella Chiesa. Tensioni e conflitti che non sono mancati, ma che da lui sono stati attutiti. Con la sua silente obbedienza, con il suo presentarsi sempre come fedele suddito del suo successore, pur così diverso, Benedetto XVI offriva un esempio che nessuno poteva ignorare.

Appena morto, da ambo le parti si stanno abbandonando i toni prudenti e l’ipocrisia, cioè la pace che aveva prevalso finora. La prima voce dissonante al coro sulla fraterna amicizia fra i due papi è stata quella di monsignor Georg Gänswein, quando ha rivelato poco opportunamente, ancora prima dei funerali, che Benedetto XVI aveva pianto quando Francesco aveva molto limitato la messa in latino. Probabilmente ha detto una cosa vera – il papa emerito pensava che fosse vitale per la Chiesa cattolica non perdere le sue radici –, ma certo possiamo essere sicuri che Ratzinger non avrebbe approvato questa rivelazione. Lui voleva la pace a ogni costo, non voleva chiacchiere. Chissà, forse Gänswein ha parlato dopo aver visto le disposizioni per i funerali, quando si era reso conto che il piccolo Stato vaticano non aveva proclamato il lutto nazionale, non aveva messo le bandiere a mezz’asta, non aveva chiuso spacci e musei, uffici e farmacia. Una giornata come tutte le altre doveva essere quella dei funerali del papa emerito.

Quasi sperando – si poteva arguire tra le righe – che i fedeli convenuti non sarebbero poi stati così tanti, e soprattutto non di alto rango, e che la cerimonia quindi non somigliasse per niente ai funerali di un pontefice regnante. Invece la folla che ha dato l’ultimo saluto al papa emerito è stata notevole, e così le delegazioni diplomatiche ed ecumeniche che hanno voluto essere presenti alle sue esequie. Lasciando quindi l’impressione che non si trattasse tanto di ottemperare un obbligo che non c’era, almeno secondo la Santa Sede, ma di un apprezzamento personale largo e convinto, che però poteva sembrare quasi una critica di un papa così diverso come il suo successore. Un papa che, a differenza di Benedetto XVI, sa ottenere il favore dei media, ma che, in questi ultimi tempi, soffre di un consenso un po’ appannato. Questo funerale clamoroso e la ripresa di ricordi legati a Benedetto XVI e al suo pontificato sono forse sembrati a Bergoglio quasi un attacco personale? È questo che ha pensato Francesco? O già prima aveva deciso di leggere il testo di quell’omelia così algida per le esequie, così simile alle banali prediche che si ascoltano ai funerali e in cui il nome del pontefice emerito compare solo una volta. Nessun accenno alla sua persona e al suo pontificato, a parte tre citazioni di suoi testi.

Un’omelia generica, che potrebbe andare bene per il funerale di un buon vescovo, e che persino quando si è riferito alle parole di Benedetto XVI sul "Pastore che non può portare da solo" quel peso "che, in realtà, mai potrebbe sostenere da solo", non lo cita. Certo, un’omelia non scritta di pugno da Francesco, che non appartiene al suo stile comunicativo. Come mai questa scelta così distante? E molti si sono chiesti se il pontefice non si renda conto che in questo modo rischia di mettere in crisi un equilibrio durato dieci anni, certo fragile ma che ha garantito la pace nella Chiesa.