Se si guardano i numeri c’è solo da esser contenti: 120mila sbarchi nel 2017, 23mila nel 2018 e ‘solo’ 202 da inizio anno (nel gennaio del 2018 gli arrivi erano stati oltre 4mila). Come pure il numero dei morti, che dal 2013 sono stati oltre 18mila in tutto il Mediterraneo, calati fortissimamente negli ultimi mesi. Le ong operanti nel Mediterraneo nel 2017 erano una decina, adesso sono rimaste in due o tre. Nel complesso una bella virata, effetto delle politiche migratorie adottate dagli ultimi ministri dell’Interno, Marco Minniti e soprattutto Matteo Salvini, dopo gli anni di disastrosa gestione del duo Renzi-Alfano. 

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Ma per quanto importanti, i numeri sono solo una faccia di una medaglia che ha molte facce, in cui le colpe si sovrappongono, fanno capolino gli affari e spesso la fa da padrone la propaganda spiccia. Ha ragione infatti Matteo Salvini quando spiega che se ci sono i confini vanno difesi, che se si sceglie di far la faccia dura con i trafficanti di uomini e con i partner europei non puoi certo cedere al ricatto della prima ong che bussa al tuo porto. Ed è innegabile che qualche successo il ministro degli Interni lo abbia portato a casa, primo tra tutti evidenziare il discusso ruolo di alcune organizzazioni non governative, come fece Minniti. Certo però è che sottoporre con frequenza sempre crescente il Paese allo stress test di un gommone che affonda con pietose immagini riversate su tutti i tg o di una ong che in diretta Facebook girovaga per i porti con il proprio carico di disperati in attesa di sbarcare, potrebbe alla lunga rivelarsi esercizio di difficile sopportazione collettiva. Per la gente comune e per la sua stessa maggioranza, che farebbe fatica a tenere. Fa fatica a tenere. La voce grossa per adesso ha pagato e sicuramente di una svolta c’era bisogno, ma alla lunga gli italiani non sono gli spagnoli che alzarono i muri a Ceuta e Melilla, i francesi che hanno mostrato le armi a Ventimiglia per non parlare dell’amicone Orbán e del suo filo spinato. Salvini lo ricordi: siamo cattolici romani, buonisti e mammoni, e c’è sempre un cantante, un predicatore, un papa o un prete a ricordarcelo. La vista del sangue ci ha sempre fatto paura.