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23 giu 2022
Commento

Draghi più forte. Non ha bisogno dei grillini

pierfrancesco de robertis

Conte è in mezzo al guado, e Draghi lo aspetta in fondo al guado. L’uno deve sbrigarsi e capire che cosa intende fare da grande, ha il tempo che gioca contro di lui; l’altro si gode il vantaggio del vincolo esterno (prima c’era la pandemia adesso la guerra), quello strano meccanismo che grazie all’eccezionalità della situazione inverte l’onore della prova politica: chi si difende ha più ragioni di chi attacca. Il dado è insomma tratto, ma la partita è lungi dal concludersi, e quanto accaduto in questi giorni al Movimento Cinquestelle altro non è che un momento se pure importante del riassetto politico di qui al voto di primavera. Molte pedine devono infatti ancora andare a dama. Deve parlare Beppe Grillo, che della gestione di Conte non è per niente contento ma il cui blog incassa 300mila euro all’anno dal Movimento. Deve delinearsi meglio la portata della scissione dimaiana, altrimenti vista così, sulle prime, abbastanza insensata (rottura sull’atlantismo nel giorno in cui il Movimento vota un provvedimento super filo-atlantico). Ma soprattutto Conte e quel che resta dei grillini devono comprendere lo spazio politico che si trovano davanti. Il confine del guado, appunto, da una parte e dall’altra: gli eventuali voti cinquestellegovernisti li intercetterà Di Maio, i sicuri arrabbiati l’Italexit di Paragone (un fuoriuscito 5S) o il sempre più presente Di Battista; lui, il Movimento doc, in cerca di quale vento spiegheranno le vele? Conte oggi professa fedeltà a Draghi, un po’ perché ancora sotto botta un po’ perché è sempre stato il numero uno del rimando, ma le decisioni vere potrebbero non dover attendere molto tempo. La pancia del Movimento inizia a farsi sentire, e basta leggere gli editoriali del capo ombra dei Cinquestelle, Marco Travaglio, per capire dove batte il cuore. Ma per andare all’opposizione, o come minimo all’appoggio ...

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