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Ozono e antibiotici, alleati nella lotta ai germi resistenti

L’ozono è un antivirale naturale, privo di effetti collaterali: in corso un protocollo per confermare l’efficacia dell’ozonoterapia nel trattamento delle infezioni sostenute da batteri killer

16/05/2024

Si celebra a Roma, all’Università Cattolica del Sacro Cuore, il congresso internazionale di ossigeno ozono terapia, sesta edizione, riflettori puntati su una metodologia che, superato lo scetticismo degli anni passati dovuto alla novità, si sta rivelando una risorsa preziosa in medicina. Ma che cos’è esattamente? L’ossigeno-ozonoterapia è un trattamento che utilizza una miscela di ossigeno e ozono, somministrata seguendo protocolli sviluppati dalla Società Internazionale di Ossigeno Ozono Terapia (SIOOT) e approvati dal ministero. Questa applicazione stimola il sistema immunitario e potenzia i meccanismi antiossidanti delle cellule, offrendo come un ombrello protettivo nei riguardi dei processi infiammatori e degenerativi.

 

Il professor Walter Ricciardi, ordinario di igiene e medicina preventiva all’Università Cattolica del Sacro Cuore, uno dei massimi esperti al riguardo, ha evidenziato uno speciale interesse per un protocollo sperimentale riguardante le infezioni correlate all’antibiotico resistenza. Le sepsi sostenute da batteri resistenti rappresentano un serio problema di salute pubblica che interessa da vicino l’Italia, dove la resistenza antimicrobica (AMR) rimane tra le più elevate in Europa e si contano ogni anno 11mila vittime provocate dai batteri killer.

 

L’ozono è un potente antivirale, antibatterico e antimicotico, ed è privo di effetti collaterali. Lo studio clinico multicentrico citato dal professor Ricciardi vede coinvolte parimenti la Sioot e la Cattolica. Lo scopo è quello di valutare l’efficacia dell’ossigeno ozono terapia in combinazione con gli antibiotici tradizionali nelle infezioni sostenute da germi resistenti, una ricerca che coinvolge una decina di strutture ospedaliere in Italia.

 

Indicazioni

L’ossigeno-ozonoterapia sta mostrando risultati promettenti in un centinaio di patologie diverse, tra cui infezioni, disturbi muscolo-scheletrici, malattie infiammatorie e vascolari. Inoltre, ha dimostrato di essere particolarmente efficace quando combinata con trattamenti farmacologici, amplificando i loro benefici. Le indicazioni dell’ozonoterapia si estendono alla veterinaria, all’agricoltura, agli allevamenti, all’industria alimentare e alla sanificazione di acque e ambienti. Durante la pandemia, questo razionale ha giocato un ruolo cruciale nella disinfezione e nella prevenzione della diffusione del virus.

 

Marianno Franzini, presidente della sezione internazionale SIOOT, ha sottolineato l’importanza storica dell’ozonoterapia, le cui radici risalgono alla metà dell’800. Oggi, l’efficacia di questa terapia è supportata da oltre 50 pubblicazioni scientifiche e 18 protocolli validati. “Evidenze supportate da un’ampia letteratura scientifica e dalla pratica clinica – ha precisato Franzini – hanno dimostrato la sicurezza e l’efficacia dell’ozono terapia per trattare molteplici condizioni patologiche, in particolare per il trattamento del dolore, sia cronico, sia articolare, dal mal di schiena dovuto a ernia del disco e protrusioni, a reumatismi e artrite. L’ozonoterapia è utilizzata anche per il trattamento di problemi circolatori, nelle ulcere cutanee e arteriopatie periferiche, così come nel recupero post infarto. Ciò grazie all’azione benefica sul microcircolo, che conferisce una maggiore elasticità e plasticità a capillari, vene e arterie, e migliora la capacità dei globuli rossi di trasportare l’ossigeno verso i tessuti”.

 

Le caratteristiche dell’ozono rendono questo approccio adatto anche nella sindrome post-Covid, che colpisce una percentuale significativa di soggetti convalescenti o guariti dal Sars-Cov-2. Il long-Covid, caratterizzato da un processo infiammatorio con alterazione funzionale che, in molti casi, persiste nel tempo, può essere efficacemente contrastato, si è visto, grazie all’azione diretta dell’ozonoterapia sul microcircolo. L’affaticamento tipico della cosiddetta sindrome post-Covid, che si stima interessi tra il 10% e il 30% dei pazienti, si osserva in tutti quelli hanno contratto l’infezione da Sars-Cov-2 nella forma sintomatica.

 

“Il long-Covid si caratterizza per uno stato di infiammazione e alterazione funzionale che perdura nel tempo dopo la guarigione, spesso impedendo un pieno ritorno alla vita precedente. La sintomatologia, riscontrata anche dopo infezioni acute causate dai patogeni più disparati – dal virus influenzale, alla Sars, al virus ebola – è simile alla sindrome da fatica cronica e include spossatezza, nebbia cognitiva, problemi di concentrazione, difficoltà nel respiro, dolori muscolari e articolari”, afferma Luigi Valdenassi, presidente SIOOT. “Diversamente dalle terapie che mirano al trattamento dei sintomi, l’ozono terapia agisce a livello sistemico, favorendo una maggiore ossigenazione dei tessuti e l’attivazione del metabolismo cellulare. Nei pazienti trattati è stato osservato un decorso del Covid più rapido e un recupero veloce più stabile”.