Avere più di due figli fa invecchiare il cervello di sei anni

Secondo uno studio avere una famiglia numerosa, con tre figli o più, può comportare effetti negativi sulle funzioni cognitive quando si entra nella terza età

27/05/2022

Sono molti i fattori e le situazioni della vita che possono poi influire sulla salute del cervello quando si raggiunge la terza età. E a quanto pare anche il numero di figli gioca un ruolo significativo: uno studio della Columbia University e della Université Paris-Dauphine sostiene che avere tre figli o più ha un effetto negativo sulle funzioni cognitive in età avanzata. Non si tratta di un peggioramento di poco conto, perché in media il declino cognitivo sarebbe equivalente a 6,2 anni di invecchiamento. La dinamica risulta particolarmente evidente nei paesi dell’Europa settentrionale dove, dicono i ricercatori, “una maggiore fertilità diminuisce le risorse finanziarie, ma non aumenta le risorse sociali”.

 

Lo studio è giunto a questa conclusione analizzando le informazioni raccolte da un vasta banca dati, il Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe (SHARE), relative agli adulti di età superiore ai 65 anni che hanno avuto almeno due figli, residenti in venti paesi europei fra cui anche l’Italia. Attraverso complesse analisi statistiche, è emerso che avere tre o più figli risulta correlato a peggiori funzioni cognitive nella terza età, in confronto ad avere due figli, e ciò vale tanto per le donne quanto per gli uomini.

 

Secondo i ricercatori ci sono diverse possibili spiegazioni per il fenomeno. Ad esempio, un figlio extra comporta un considerevole aumento dei costi, che in molte famiglie può causare difficoltà economiche, preoccupazioni e incertezze, e un calo del tenore di vita. Tutte condizioni che a loro volta possono concorrere al declino cognitivo. I genitori con una famiglia numerosa possono inoltre soffrire di uno stress maggiore, disporre di meno tempo libero e dormire meno. E per quanto riguarda le donne, molte si ritrovano costrette a ridurre o rinunciare alla vita lavorativa, il che si traduce in guadagni minori e alla privazione di stimoli che invece contribuirebbero a mantenere in salute il cervello.

 

Esiste però anche un fattore contraddittorio, perché in teoria un maggiore numero di figli dovrebbe ridurre il rischio di solitudine e di isolamento sociale quando si diventa anziani, una condizione che protegge dal declino cognitivo.

 

“Comprendere i fattori che contribuiscono a una cognizione ottimale in tarda età è essenziale per garantire un invecchiamento ‘di successo’ sia a livello individuale sia sociale, in particolare in Europa dove i nuclei familiari sono più piccoli e la popolazione sta invecchiando rapidamente“, dice uno degli autori, Vegard Skirbekk.

 

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Demography.