Un accordo che guarda al futuro

Il piano Mattei per l'Africa prevede investimenti di 5,5 miliardi di euro per rafforzare i legami tra Italia e Africa, soprattutto nel settore energetico e agricolo. Tuttavia, il successo dipenderà dalla stabilità politica italiana e dalle relazioni diplomatiche con gli alleati.

Castellani

Il piano Mattei assume una connotazione più precisa dopo la conferenza Italia-Africa: ora sono noti gli ambiti e la dotazione economica (si parte con 5,5 miliardi di investimenti). Il programma è ambizioso e punta a rinsaldare il legame tra Italia, una media potenza del Mediterraneo, e l’Africa, un continente sempre più strategico, soprattutto per l’energia: gas, petrolio, terre rare sono abbondanti e nella diversificazione che i Paesi occidentali devono attraversare per ragioni ambientali e geopolitiche è fondamentale avere solide partnership con gli Stati africani. Ciò significa anche nuove infrastrutture sul territorio africano e di collegamento con l’Europa che possono sostanziarsi in opportunità per le aziende italiane. Per l’Africa è inoltre cruciale l’ammodernamento dell’agricoltura, tema su cui possono instaurarsi collaborazioni convenienti. Infine, un piano di lungo periodo richiede un investimento nell’istruzione e nella formazione: solo sviluppando cultura, competenze e visioni comuni si potrà realizzare quanto progettato. Se tutto questo funzionerà, lo sviluppo africano dovrebbe anche aiutare il governo dei flussi migratori. Il piano ha dunque la sua razionalità strategica e l’iniziativa del governo è apprezzabile dopo troppi anni di immobilismo del nostro Paese, ma molto del suo reale sviluppo dipenderà da due fattori. Il primo è la stabilità politica italiana e la capacità di istituzionalizzare il piano. In altre parole i futuri governi dovranno essere in grado di poter proseguire il progetto ora iniziato, un po’ come accaduto con il Pnrr. Il governo Meloni dovrà di conseguenza disegnare un assetto capace di durare. Il secondo riguarda la continuità delle relazioni diplomatiche e la possibilità di contribuire alla creazione di un ordine africano, possibilmente col sostegno degli Usa e degli alleati europei.