Meloni: “Stellantis considera molto più la Francia”. La replica: “Investiti miliardi in Italia”. Botta e risposta con Schlein sulla sanità

La segretaria Pd: “Premier regina dei tagli”. Lei: “Ci stima se chiede a noi soluzione dei problemi”. Confronto accesso anche con Conte: “Finita la stagione dei soldi gettati al vento”. Il leader M5s: “Re Mida al contrario, distrugge tutto”

Roma, 24 gennaio 2024 - Si consuma più di un duello oggi al question time alla Camera, con la premier Meloni protagonista di diversi botta e risposta sulle politiche del governo. Dapprima con Stellantis, quando la premier risponde all'interrogazione illustrata da Matteo Richetti, deputato di Azione, sulle iniziative volte a garantire la continuità produttiva e occupazionale presso gli stabilimenti italiani di Stellantis e di Magneti Marelli.

Meloni ha citato "lo spostamento della sede fiscale, della sede legale, fuori dai confini nazionali" e "l'operazione di presunta fusione tra Fca e il gruppo francese PSA che celava in realtà un'acquisizione francese dello storico gruppo italiano tanto che oggi nel cda di Stellantis siede un rappresentante del governo francese: non è un caso se le scelte industriali del gruppo tengano in considerazione molto più le istanze francesi rispetto a quelle italiane". "Il risultato - ha proseguito Meloni - è che in Francia si produce più che in Italia dove siamo passati da oltre un milione di auto prodotte nel 2017 a meno di 700 mila prodotte nel 2022. Secondo i sindacati dal 2021 sono andati persi oltre 7000 posti di lavoro". "Noi vogliamo come sempre difendere l'interesse nazionale - ha assicurato Meloni - instaurando un rapporto equilibrato con Stellantis: il ministro Urso ha incontrato più volte le persone in questione per difendere la produzione in Italia, i livelli occupazionali e tutto l'indotto dell'automotive. Con questo scopo è stato sottoscritto un protocollo d'intesa tra il Ministero delle imprese e del made in Italy e l'associazione della filiera dell'automotive. È stato istituito un tavolo permanente di sviluppo nel settore al quale partecipano tutti i soggetti istituzionali e produttivi che si relazionano anche con Stellantis. Abbiamo previsto incentivi come l'ecobonus per sostenere la domanda in misure di sostegno per attrarre nuovi investitori e nuovi costruttori. E in ultimo abbiamo modificato le norme da una parte incentivando chi torna a produrre in Italia e dall'altra scoraggiando chi delocalizza che dovrà in questo caso restituire ogni beneficio agevolazione pubblica ricevuta negli ultimi dieci anni".

In serata arriva la replica dell’azienda, che dice: “Stellantis è fortemente impegnata in Italia e lo ha fatto negli ultimi anni. L'azienda ha investito diversi miliardi di euro nelle attività italiane per nuovi prodotti e siti produttivi”. E ancora: “Oltre il 63% dei veicoli prodotti lo scorso anno negli stabilimenti italiani di Stellantis sono stati esportati all'estero, contribuendo così alla bilancia commerciale italiana”, precisando che lo scorso anno sono stati prodotti oltre 752 mila veicoli (auto + veicoli commerciali), in crescita del 9,6% rispetto al 2022, di cui oltre 474 mila sono stati commercializzati all'estero. In particolare, con oltre 85.00 unità prodotte, Mirafiori ha un avuto un export pari al 93%, Cassino, con circa 48.800, del 75%, Pomigliano, con circa 215.000, del 41%, Modena, con circa 1240, del 92%, Atessa, con circa 230.000, dell'85%, e Melfi, con oltre 170.120, del 53%.

Schermaglie con Conte

Ma durante il question time è con il leader M5S Conte che il confronto diventa infuocato. “Se noi, nonostante l'eredità pessima" dei governi Conte "siamo riusciti comunque a portare a casa un buon compromesso" sul nuovo Patto di stabilità "è perché in quest'anno di governo abbiamo dimostrato che la stagione dei soldi gettati al vento per pagarsi le campagne elettorali era finita", sono le parole di Meloni riferendosi esplicitamente al superbonus. E ha aggiunto: "Quando ti presenti al tavolo delle trattative con un deficit al 5,3% causato soprattutto dalla ristrutturazione gratuita delle seconde e terze case e tenti di spiegare che ti servirebbe maggiore flessibilità, è possibile che qualcuno ti guardi con diffidenza", ha rimarcato la presidente del Consiglio criticando il superbonus edilizio voluto da Conte. Una misura che, secondo Meloni, avrebbe fatto perdere "credibilità" all'Italia in Europa. 

Non si è fatta attendere la replica del leader M5S. “Presidente Meloni ma lei cosa è? Un re Mida al contrario. Lui trasformava in oro tutto ciò che toccava, lei tutto ciò che tocca lo distrugge, faccia anche meno”, ha detto Conte.

Botta e risposta con Elly Schlein

Il botta e risposta è stato duro anche con leader del Pd Elly Schlein.  "Non mi risponda come fa sempre 'potevate farlo voi'. Non tanto perché io la governo non ci sono ancora mai stata, ma perché al governo ci siete voi da 16 mesi e l'Italia aspetta risposte", ha detto Schlein a Meloni chiedendo al governo di "sbloccare il tetto delle assunzioni" nella sanità, "norma obsoleta ferma al 2009" e di "mettere risorse" in un comparto in cui mancano "30mila medici e 70mila infermieri".

E ancora: "Non esiste nessuna destra sociale, questa è una destra letale sul diritto alla salute. Nelle scelte dei tagli lei si sta confermando regina dei tagli, noi ci batteremo per la sanità pubblica".

Pronta la replica della presidente del Consiglio. “Come ricorda la collega Schlein il tetto alla spesa del personale sanitario fu introdotto nel 2009: ha portato al crescente ricorso ai contratti a termine e al devastante fenomeno dei medici gettonisti. Facciamo i conti con una situazione stratificata in 14 anni. Non chiederò perché non lo avete risolto voi questo problema. Le dirò che è un'implicita attestazione di stima che chiedete a noi di risolvere i problemi che non avete risolto in dieci anni al governo: grazie per fidarvi di noi e del nostro governo”.

Guerra Israele-Hamas

"L'Italia ha sempre ribadito che il popolo palestinese ha diritto a uno stato indipendente, è una soluzione giusta, necessaria e nell'interesse dei palestinesi ma anche di Israele, ed è la ragione per cui posso dire che non condivido la posizione assunta ultimamente da Netanyahu, ma questo non può essere richiesto unilateralmente: la condizione è il riconoscimento del diritto all'esistenza dello Stato ebraico”, è la posizione espressa dalla premier sul conflitto in Medio Oriente.

Privatizzazioni

La premier ha poi affrontato la questione lavoro e privatizzazioni. “Non si tratta di privatizzare per privatizzare, di dismettere o di svendere, come ho detto l'impostazione di questo governo è lontana anni luce da quanto visto purtroppo accadere in passato quando le privatizzazioni” sono state “regali miliardari a qualche ben inserito e fortunato imprenditore, quello non aveva niente a che fare con il libero mercato ma piuttosto” a quanto accaduto “con gli oligarchi russi quando si è dissolta l'unione sovietica”, ha detto Meloni sottolineando che il governo punta a usare le privatizzazioni come strumento di “politica industriale”.

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